Regalo di Natale

Regalo di Natale

A Livorno un Verona dimesso, con il Cittadella servirà fare molto di più

di Lorenzo Fabiano, @lollofab
Punticino a parte, da Livorno si torna con nient’altro da salutare se non che il Verona, in altri tempi nemmeno tanto lontani, partite come queste le avrebbe perse. Alla luce delle esibizioni offerte a Benevento e al Bentegodi contro il Pescara, ci aspettavamo di vedere qualcosa di meglio, ma in giorni di scarsa semina i raccolti non possono essere che grami. Contro il Pescara più di ogni altra cosa avevamo apprezzato una manovra snodarsi prevalentemente ad un tocco su frequenze decisamente più elevate che in passato. Mai come in quella serata, la squadra aveva dato l’idea di saper attaccare la profondità attraverso scambi e transizioni in verticale. Cinque giorni più tardi a Livorno abbiamo fatto in questo senso un netto passo indietro ripiombando nei vecchi torpori. Commentare i tikitakismi del calcio attuale (quando in provincia, è aberrante), equivale a risolvere sulla Settimana Enigmistica solo noiosissimi cruciverba orizzontali: quando proprio non ne puoi più, ti chiedi “Ma un verticale, proprio mai…?”. “Mai. Quindi beccati sta solfa e portatela a casa” recita il severo copione della serie B. E infatti al Picchi il Verona il piede sull’acceleratore non ce lo ha messo praticamente mai.
Poco coraggio o semplicemente scarsa vena? Delle due, propendiamo per la seconda. Dall’altra parte si è visto più fosforo (anche troppo), ma in definitiva grossissimi pericoli per Silvestri non ne son venuti. Diamanti e compagni hanno fatto sicuramente di più, ma non abbastanza per prendersi i tre punti. È stata la classica partita da serie cadetta, brutta, sporca e cattiva in un pomeriggio pre natalizio che ha offerto più calci che calcio. Ecco, se volete indirizzare i vostri figli su altri sport, obbligateli a vedere partite come Livorno-Verona. Otterrete immediatamente gli effetti desiderati. Di fronte a tanto orrore, tutto sommato il pareggio a reti bianche è stato il risultato più logico. I fabbri livornesi han randellato di brutto: al confronto quelli argentini dell’Estudiantes degli anni sessanta erano dei sarti. Non piagnucoliamo: da qui alla fine chissà quanti altri ne incroceremo sul nostro cammino. A farne le spese a Livorno sono stati Dawidowicz, Marrone, e Danzi, usciti anzitempo dal campo malconci. Speriamo di poterli arruolare per il Cittadella. Pare che da Peschiera filtri un cauto ottimismo. Speriamo. Dopo un anno e mezzo di calvario diamo allora il bentornato a Matteo Bianchetti. Viste le emergenze, il suo recupero è quantomai utile.
Poco o nulla è cambiato in classifica. Il Palermo è in fuga, il Lecce è uscito dal plotone a inseguire: noi siamo in pancia al gruppo playoff. Rimanessero le cose più o meno così (meglio ovviamente rosicchiare qualcosina) fino alla volatona di primavera (sarà allora che dovremo alzarci sui pedali per sferrare lo scatto decisivo), non ci dispiacerebbe. Ne riparleremo a tempo debito. Giovedì ci attende intanto lo scontro diretto con il Cittadella. Siamo appaiati in classifica: all’appuntamento noi arriviamo con una dote di sette punti nell’ultime tre partite, loro reduci da tre pareggi di fila. Bella sfida dalla posta in palio pesante. Chiuderemo quindi l’anno e il girone di andata allo Zaccheria di Foggia, catino dove fa sempre molto caldo. Verranno poi la pausa e il mercato riparatore di gennaio. Un passo alla volta, non corriamo troppo. Prima c’è Natale. Sotto l’albero da Livorno non è arrivato nulla. In cuor nostro, ci auguriamo di trovare qualcosa almeno giovedì. Sia pur con un po’ di ritardo, lo accetteremmo più che volentieri. Auguri gialloblù.
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