Riportando tutto a casa

Riportando tutto a casa

La vittoria di questo Verona va oltre ogni scetticismo. E per questo vale tanto

Come quel seminale disco di Bob Dylan: “Bringing it all back home”. Riportando tutti a casa. Torna a casa, il Verona, la casa che si chiama Serie A. Ce l’ha fatta dopo un inseguimento durato un anno. Ha sconfitto gli scetticismi, le chiacchiere, i guerrieri da tastiera, i professionisti del disfattismo, i nostalgici di un certo passato. Soprattutto, ha vinto con i valori dell’Hellas.

Ossia, spirito di lotta, mai mollare, giocare duro ma pulito, non arrendersi. Che sono, poi, gli stessi valori che guidano chi il Verona lo segue come una missione di fede. Questa è la vittoria della fatica, dell’umiltà, del lavoro. La vittoria di Fabio Pecchia, accolto tra le diffidenze. Alcune sensate, perché di fatto quella con l’Hellas era la sua prima grande sfida da tecnico in “proprio”, altre ridicole al limite del cialtrone (“Ha il tatuaggio del Napoli”, ci è toccato sentire. Primo: anche fosse, fatti suoi. Secondo: fatti suoi e basta. Ma di esperti in tatuaggi, a queste latitudini, ce ne sono in gran numero, a quanto pare). Ha avuto l’intelligenza di cambiare quando occorreva, ha sempre mostrato modi da gentiluomo e ha assorbito le critiche facendone tesoro, senza trasformarle in un affronto personale.

Ha vinto Filippo Fusco, direttore sportivo aziendalista che ha mantenuto sempre la calma. A gennaio, a prendere qualche uomo in più, magari il cammino sarebbe stato più agevole – d’accordo, non c’è la controprova –, però non ha mai perso la bussola e comunque l’arrivo di Ferrari e Bruno Zuculini ha dato nuove risorse al Verona.

Ha vinto un gruppo unito, che si è scornato quando serviva e che ha mostrato picchi di rendimento eccelsi per tredici turni, per poi ritrovarsi quando molto pareva perduto. La vittoria di Giampaolo Pazzini, il capitano, il capocannoniere, il trascinatore. Di Daniel Bessa, un calciatore che fa citare la frase che Jon Landau scrisse dopo aver sentito per la prima volta suonare Bruce Springsteen: “Ho visto il futuro del rock ‘n’ roll”. Bessa è il futuro del Verona, guai a chi lo tocca (o lo vende…). Dell’elettrico Davide Luppi, del gregario Eros Pisano, del soldato Caracciolo e del troppo contestato Siligardi, che invece ha segnato gol pesanti quando più il pallone scottava. Di uno spogliatoio sano fatto di ragazzi educati sì, ma nella maniera giusta, necessario, mica quella dei deboli d’animo.

 

Ha vinto Maurizio Setti. Non abbiamo mai mancato di mettere all’indice certi suoi errori. Lo vorremo meno freddo, e la sua esultanza al gol del 3-2 con il Vicenza ci ha aperto un mondo: eppur si muove! Andando oltre la battuta, il presidente ha mantenuto la promessa fatta un anno fa: “Costruirò un Verona che potrà andare in Serie A subito”. Ha avuto ragione lui. Adesso non commetta certi sbagli del passato. Da lui riparte l’Hellas del domani, che è già oggi.

 

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy