Su la testa!

Su la testa!

Il Verona torna da Torino con un pareggio emozionante, ma la corsa è appena iniziata

Tocca incappare, in questa stolta società incentrata sui “likes” e gli “haters”, in controverse opinioni dei soliti webeti (il copyright è del maestro di giornalismo Enrico Mentana) sul valore specifico del pareggio colto dal Verona a Torino. Un grande latino scrisse: “Mala tempora currunt“, e a distanza di millenni risulta difficile dargli torto. Probabilmente, nel passato, già sapevano cosa sarebbe stato il futuro.

Non si vantano, qui, doti di vaticinio. Né si pensa di avere la cosiddetta verità in mano. La certezza che resta racconta di una partita, quella giocata dall’Hellas con il Toro, che in molti terranno dentro al cuore a lungo. Vuoi perché, per la prima volta, è intervenuto il Var, e ha dato ragione al Verona, vuoi perché le rimonte gialloblù dallo 0-2 al 2-2 sul filo della campana sono cosa rarissima.

Qualcosa di simile, con un leggero margine di anticipo, avvenne a maggio in un derby già asceso a leggenda, vinto in rimonta con il Vicenza al Bentegodi. Tutto questo suona come un riconoscimento alla voglia di non mollare mai che Fabio Pecchia, con gli errori e le incertezze dell’allenatore con evidenti difetti – ma non ci scordi dei pregi in via pregiudiziale –  che è, sa trasmettere all’Hellas. Che basti per salvarsi, beh, questa è cosa da vedere. Intanto, quel che è certo è che il pari col Torino dell’infuriato (con i suoi) Mihajlovic ha il sapore di un grido di battaglia: “Su la testa!”, il messaggio.

Tre punti in sette partite. Questo il bottino del Verona. Smagrito, dimesso, modesto? Più che altro, ci si aspettavano delle prestazioni più convincenti, il che si è visto con Sampdoria, a tratti, e più di frequente, col Toro, finale-thrilling compreso . Quelli che sostengono che il pareggio dell’Olimpico sia stato dettato dalla fortuna dovrebbero rileggersi i libri di storia. Un Hellas a un passo, se non meno, dalla sconfitta, risalì fino al 3-3 a San Siro con il Milan, nel 2000. In anni più recenti, si sono viste gare giocate molto meno bene da certi Verona eppure poi, persino, vinte.

Ci fermiamo, dunque, al risultato, corroborato anche da corsa, spirito di sacrificio e grinta. Questo è quanto serviva. Dalla carica di Pazzini alla grinta furibonda (pure troppo…) di Bruno Zuculini, dal talento di Cerci alla volontà di Kean, fino alla corsa di Fares, il Verona ricominci.

Di nostalgici e chiacchieroni da Internet è pieno il mondo. Ma finché si parla di pallone, mistero senza fine bello, sta bene che sia così. Dopo la pausa per gli impegni delle nazionali, il ballo ripartirà. L’Hellas sta imparando i passi: veda di non confondere il valzer con il tango, sennò a danzare saranno gli altri.

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