Tra John Gregory e Osvaldo Soriano

Tra John Gregory e Osvaldo Soriano

Il Verona e i numeri che condannano. Ma il calcio ha anche le sue ragioni misteriose

di Lorenzo Fabiano, @lollofab
«Gli attaccanti vincono le partite. Le difese i campionati» Paternità aforistica da attribuire all’inglese John Gregory, ex calciatore e allenatore di Aston Villa, QPR, e Derby County. Un’onesta carriera ma nulla più. Eppure il buon John la vede giusta: vero che come sostiene Osvaldo Soriano «Il calcio ha le sue ragioni misteriose che la ragione non conosce» (questa è del resto la sorgente del suo infinito fascino), ma è indiscutibile che è in fin dei conti un gioco molto più semplice di quanto le alchimie dei tanti maghi che gravitano attorno al pallone ci possano far credere. Attacco e difesa, è quindi la formula per far quadrare i conti di casa. Lo è da sempre, dai tempi del Metodo, del Sistema, del Catenaccio, fino alla rivoluzione arancione del Calcio Totale e alla nuova frontiera zonista. Fai gol pesanti e cerca di non prenderne, poi gioca pure come ti pare: un inchino al sommo Enzo Bearzot, uno che qualcosina ha vinto.
Un occhio a quanto accade in casa nostra ed è qui che il bilancio del Verona va in profondo rosso. 64 gol subiti: solo il Benevento, che ne ha incassati una zavorra da 75, riesce a superarci. Aggiungiamo che se non fosse per il criticatissimo Nicolas le cose andrebbero pure peggio, visto che il brasiliano è con 163 parate di gran lunga il portiere più impegnato di tutta la serie A. Cifre alla mano, la metafora che meglio rappresenta la difesa del Verona, sta nei buchi dell’emmental. L’arrivo di Vukovic, pareva aver dato maggior solidità al reparto, Caracciolo il primo a trarne beneficio. Dopo le prime buone esibizioni il gigante serbo, giunto a corto di condizione, ha cominciato a perdere qualche colpo. In più a Ferrari, dal derby in poi è inspiegabilmente scesa la catena. Quello che vediamo annaspare oggi se va bene, ne è solo il cugino. A complicare  ulteriormente la faccenda ci si mette un centrocampo fiacco, che oltre a non avere un regista, fa poco argine e non protegge adeguatamente la retroguardia. Di conseguenza la linea si abbassa, il Verona arretra metro su metro e inevitabilmente finisce per farsi schiacciare e subire.
Veniamo alla sterilità, dove le cose non vanno certo meglio: 26 gol fatti si traducono nel terzultimo posto alle spalle di Genoa (25) e Sassuolo (23). Siccome le cattive notizie  non viaggiano mai da sole, c’è pure l’aggravante: il Verona è la squadra che tira meno in porta di tutto il campionato, 220  conclusioni per la precisione (107 in porta, 113 fuori – penultima è la Spal con 20 tiri in più). Un pianto greco.  Nello specifico, Kean è bravo ma ancora acerbo. Tuttavia l’unica vera punta in rosa è lui. La sua assenza pesa come un macigno, se là davanti ti arrabatti con una farcitura di mezze punte e seconde punte. Cerci, l’unico che ha qualità per inventarsi una giocata, è sì e no al 40%. Pecchia cerca una soluzione nel dinamismo di Fares quale incursore. Lo fece anche Bagnoli al primo anno di A con Di Gennaro centravanti arretrato; peccato che davanti ci fosse a quei tempi un cecchino come Nico Penzo, mentre ora c’è solo il Deserto dei Tartari. I due arrivi di gennaio, Matos e Petkovic, vanno d’accordo col gol quanto Renzi con D’Alema. Del terzo, Aarons il tenerone, avrebbe scritto volentieri qualcosa Charles Dickens. La buttiamo allora lì: in attesa di Kean, giovani per giovani, tanto varrebbe lanciare nella mischia il promettente Tupta. Peggio non potrà certo fare.
Le cose stanno insomma così. Inutile farne dei panegirici. Questi i numeri, tanto inesorabili quanto desolanti. Ora la domanda, tanto cara a Gigi Marzullo, sorge spontanea: è mai possibile sperare di sfangarla  di fronte a dati come questi?  Due le alternative: votarsi a un santo, meglio a questo punto bevitore, e confidare nell’irrazionalità di Soriano, oppure ingoiare il rospo digerendolo con il buon Gregory.  Altre vie non ce ne sono.
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