Tutti gli uomini della retrocessione

Tutti gli uomini della retrocessione

Errori, incertezze, sbagli gravi: così il Verona è caduto in Serie B

SETTI MAURIZIO – L’errore fatale e imperdonabile del Presidente è stato quello di abdicare al suo ruolo e delegare in toto la gestione dell’Hellas Verona al fidato Giovanni Gardini che però, nel momento peggiore, lo ha abbandonato beccandosi anche una lettera di ringraziamento. Setti ha accolto tutte le richieste del Cardinale: via Sogliano e i suoi uomini, via le figure troppo autonome, supervisione della parte sportiva e totale controllo sui conti e sugli aspetti legati alla direzione generale. Per il futuro servirà più presenza fisica e maggiore condivisione: Verona è sua alleata, non sua cliente.

 

GARDINI GIOVANNI – Se questa retrocessione ha un volto è quello dell’attuale Chief football administrator dell’Inter. Gardini ha chiesto e ottenuto da Setti pieni poteri, ha costruito una società a sua immagine e somiglianza, fallendo clamorosamente in ogni ambito e poi, mentre la barca affondava, è elegantemente sceso scappando verso Milano inseguito dagli improperi dei tifosi. Uno Schettino con le basette. Dopo il fallimento di Treviso, questa è la seconda macchia indelebile sul vestito inglese dell’ex dg. Sua la scelta di aumentare i prezzi degli abbonamenti, sua la scelta di Bigon, sua la scelta del biennale a Mandorlini, sua la scelta di non esonerarlo per tempo. Imbarazzante ed emblematico il caso Viterale: arrivato in Italia tramite lo sponsor Jetcoin, era stato presentato proprio dal direttore generale con maglia e numerazione della prima squadra: nessuna presenza con i grandi, nessuna apparizione nella Primavera e rescissione a febbraio.

 

BIGON RICCARDO – Arrivato a Verona dopo l’era “decisionista” di Sogliano, Bigon si è reso responsabile di aver avallato tutto ciò che Gardini gli ha messo sotto il naso. Sua cifra stilistica il mediocre mercato estivo (con il sanguinoso affare Viviani) e il non mercato di gennaio. Unico accenno di personalità l’aver gestito l’esonero di Mandorlini direttamente con Maurizio Setti, scavalcando, solo in quel caso, il diktat di Gardini. Il giudizio sul suo operato e sulla sua costosissima area scouting non può che essere censurato.

 

MANDORLINI ANDREA – Che il Verona non giocasse più a calcio e si allenasse poco e male era una cosa nota ma finché si vinceva io ero il primo ad essere sazio e tacere. Mandorlini ha certamente delle responsabilità per aver avviato una stagione disastrosa dal punto di vista fisico e impressionante per la mancanza di un’idea di calcio. Più di lui, il cui nome rimarrà comunque per sempre nell’olimpo dell’Hellas, ha responsabilità chi lo ha confermato per due anni non volendo vedere la fine di un ciclo.

 

DELNERI LUIGI – Ha avuto il merito di ridare dignità ad una squadra a pezzi da ogni punto di vista. Il Verona con lui ha cambiato faccia e ha iniziato a correre e a giocare a calcio, ma questo non è bastato per salvarsi. Il suo declino è iniziato con l’ok al mercato di gennaio, addolcito da promesse di rinnovo. Da lì in poi è venuta meno la sua personalità e il suo modo di gestire campo e spogliatoio. È uscito a pezzi dallo scontro con Luca Toni, con la squadra saldamente in mano al capitano nonostante le accuse di Toni ai compagni.

 

TONI LUCA – Toni calciatore, Toni dirigente. Uno degli equivoci più clamorosi e mai risolti che si trascina da inizio stagione. Nello spogliatoio si sapeva che Toni era dirigente in pectore fin dal giorno del suo rinnovo (e prima ancora dalla partenza di Sogliano), pubblicamente lo si è scoperto con l’indiscrezione (mai smentita da nessuno, fra l’altro) di Tuttosport (correva il mese di novembre). Questo ha creato scompiglio, fino al tracollo delle dichiarazioni post Carpi: un capitano è l’ultimo a scendere dalla barca, non il primo, e che una squadra sia scarsa lo posso dire io, signor nessuno, non il capo dello spogliatoio; con una dichiarazione ha “ucciso” allenatore e direttore sportivo, strizzando l’occhio a se stesso dirigente e Mandorlini allenatore che fino all’ultimo, tramite telefono, aveva provato a tenere in piedi prolungando l’agonia. Ora si aprono le porte dell’addio: sicuramente al calcio giocato, forse al Verona. Ma prima ci sarà da sedersi e risolvere la scrittura privata da 500mila euro che prevede un ruolo da dirigente per i prossimi due anni.

 

TINTI TULLIO – L’agente plenipotenziario del calcio “veronese” (oltre che italiano) ha contribuito a fare e disfare. Contratto a Toni, biennale a Mandorlini e quinquennale a Pazzini. Quasi il miglior amico del presidente, Tinti si è ritrovato ad avere, in pratica, la squadra in mano. Ma, come già evidenzia il suo passato di “influenza” in alcuni club, la gestione economica e quella sportiva non sempre vanno di pari passo.

 

GUASTONI ANTONIO – Quando il suo nome è comparso nelle cronache come colui che firmava i bilanci del Verona, molte cose si sono chiarite. Amico intimo di Tinti (insieme hanno condotto molte operazioni nella Samp che retrocesse in B), entrambi bresciani, è stato presentato al presidente fin da subito da un alto dirigente di Serie A. Da consulente finanziario è presto diventato un consulente di campo. Ambiva ad un ruolo dirigenziale (dopo l’uscita di Gardini, che lo aveva spinto e non ha gradito alcuni articoli di stampa sul suo delfino), ma l’alzata popolare di scudi lo ha impedito. Oggi si limita a partecipare alle riunioni tecniche della Lega Serie A per conto del Verona e continua a visionare i bilanci. Sua la paternità della cessione del marchio: un artificio fiscale che ha prima generato un profitto di 16 milioni e che ora invece è collocabile alla voce debiti da rimborsare. Operazione curata anche per Inter (di cui era azionista) e Brescia.

 

VARIE ED EVENTUALI – Quanto di seguito nella retrocessione non ha sicuramente l’incidenza degli uomini di cui sopra. Ma ha contribuito a creare un clima di orrori intorno a questa disgraziata gestione. E ad aumentare l’insoddisfazione popolare. Dalle maglie giallofluo ad altri strafalcioni: Romulo che un giorno dice che è pronto a giocare e il giorno dopo finisce in Brasile a operarsi, o Luca Toni che viene fatto/lasciato parlare un giorno sì l’altro pure anche sulle previsioni meteo. E gli abbonamenti, rincarati a più non posso anno dopo anno. Domanda: ma gli uomini dell’ex dg Gardini, tanto vicini a Verona e ai veronesi, non potevano consigliare meglio chi prende/prendeva certe decisioni? Perché hanno assecondato anziché impedire?

1 commenti

1 commenti

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  1. GINO DAL BAR - 1 anno fa

    …scusa ma, perchè tiri fuori adesso il discorso rincaro abbonamenti? A distanza di un anno e mezzo? Perchè quando si lamentavano tutti i tifosi, tu non ne parlavi? Quando cioè lavoravi per la radio ufficiale? All’epoca non ti davano fastidio gli aumenti? E adesso si? Dopo un anno e mezzo??? Boni tutti de criticar tutto e tutti, adesso…ma quando era il tempo di farlo? Silensio…era?…dai va la’…

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