Verona, i più e i meno dopo sette giornate: l’Hellas se non segna perde

Verona, i più e i meno dopo sette giornate: l’Hellas se non segna perde

Primo bilancio di stagione: 4 vittorie, 1 pareggio, 2 sconfitte

di Andrea Spiazzi, @AndreaSpiazzi

Tempo di un primo bilancio, complice la sosta di campionato, in casa Verona. L’Hellas è in flessione avendo subito le prime e uniche sconfitte nelle ultime due delle sette giornate di campionato. 4 vittorie (una a tavolino) sono comunque un dato di fatto e le prestazioni per buona parte sono state convincenti. Per questo l’allarme, scattato dopo i due ko, non può dirsi rosso, anche se il ridimensionamento c’è stato. Un dato è certo: non è un Verona da zero a zero, quando non ha segnato ha perso.

Difesa

La difesa è sempre stata perforata: sette gol in sei partite (non si calcola, naturalmente, la gara di Cosenza). Non valanghe di reti, ma nemmeno una cerniera perfetta, con alcuni gol (quello di Salerno su tutti) subiti in maniera ingenua. I terzini (più di spinta) convincono, i centrali non sono da meno. Vanno dunque registrati alcuni movimenti per non cadere in errori pacchiani e dolorosi. Va fatta la tara, per giustezza, anche sui tanti ottimi, comunque, interventi riusciti da parte del reparto. Il Verona gioca a trazione anteriore, chiaro che se non si segna come nelle ultime due partite i disguidi difensivi diventano fatali e si ingigantiscono.

Centrocampo

E’ il reparto maggiormente fornito, e si vede. Henderson e Colombatto hanno piedi e fosforo, Dawidowicz potenza e capacità di rompere il gioco avversario oltre che qualità anche per costruire, seppur con un passo meno veloce. Laribi è l’attaccante aggiunto, imprescindibile in questo Verona. Dà il là ai pericoli in avanti ma è anche il più propositivo in zona gol: ha segnato e sbagliato, ma non può sempre cantare e portare la croce.

Zaccagni è una risorsa non indifferente, in grado di saper rendersi pericoloso in avanti. Calvano garantisce quantità. Danzi attende il suo turno. Gustafson, invece, dopo le prime buone impressioni in avvio di campionato, non sembra ancora al meglio della brillantezza.

Attacco

Doveva essere il punto di forza, invece è il reparto che fatica di più, nel quale un uomo solo sta facendo la differenza: Ryder Matos, che mai è stato però un bomber. Gli infortuni di Cissé prima e di Di Carmine poi non hanno aiutato Grosso a trovare una quadra. Di Carmine col Lecce non è stato utilizzato. Motivo? Fuori da 20 giorni e con solo 4 di allenamento. Nelle gambe 30 minuti. Pazzini, se gioca, ha bisogno di gente che lo serva con costanza, anche se, a onor del vero, venerdì non ha da parte sua brillato. A 34 anni è un pericolo per gli avversari a determinate condizioni. Cissé, che ha giocato bene a Salerno, resta ancora a metà condizione, e così pure Ragusa, frenato da stop muscolari e con una forma ancora non al meglio. C’è, poi, il capitolo Lubomir Tupta. Se solo avesse buttato dentro un pallone, nelle ottime prove disputate, lo slovacco sarebbe già pronto per rubare spesso una maglia da titolare. Solo il gol può dargli la giusta serenità. Li sa fare, li farà. Lee, al momento, pare essere ancora un calciatore da ultimi 20 minuti. Ci si aspetta di più quando parte dal primo minuto.

Per una serie di ragioni è stato dunque finora, quello dell’Hellas, un attacco “spuntato”, che si è retto per gran parte sulle ottime giocate tra Matos e Laribi e sui suggerimenti di Henderson e Colombatto, pericolosi anche negli inserimenti verso la porta avversaria. Questo il motivo principale della flessione. Banalissimo: se non si segna pur creando c’è un problema di finalizzazione. Dai centravanti, dunque, ci si aspetta molto di più.

Fabio Grosso

Fino a Salerno tutto molto bene, a meno che qualcuno non richieda agli umani la perfezione che gli è stata invece negata. Coi campani una sconfitta figlia degli errori in avanti e di una paperaccia dietro. La gara col Lecce, invece, si presta a diverse interpretazioni e valutazioni. Sulla formazione iniziale, sui cambi, sul mancato utilizzo di Di Carmine, anche solo nella mezzora finale. Fermo restando che va dato atto agli avversari di essere stati bravi, e spietati. Quando si perde tutti hanno il loro perché, l’importante è che il perché giusto ce lo abbia Grosso. Presto per avere un’idea definita sul mister. Le prossime gare ci sveleranno che Verona si ripresenterà in campo: ce lo si augura in piena inversione di tendenza e con una maggior cattiveria là davanti, altrimenti hai voglia a vincere. Per il resto, in queste sette giornate, le cose buone si sono viste. In attesa di Venezia, intanto, l’ennesima noiosissima sosta.

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