Verona, impara a metterti la faccia da poker

Verona, impara a metterti la faccia da poker

Da Benevento la conferma di una lezione: rischiare va bene, l’azzardo invece no

Non valgono le fortezze se non si hanno i difensori, diceva quello, e non si sbagliava. Il Verona torna dalla doppia trasferta al Sud, uscito con un buon punto, pur tra qualche rammarico, con la Salernitana, suonato dal Benevento. Sconfitto, ebbene sì, da una neopromossa a cui, in settimana, non per caso si era data l’etichetta, si chiede venia per la scontatezza, di matricola terribile.

L’Hellas di Fabio Pecchia ragiona sempre a 300 all’ora, non si cura delle curve strette e delle chicane. Così succede che vada a sbattere. L’ha fatto proprio con il Benevento del vecchio amico Marco Baroni, uno che la Serie B, da giocatore, con il Verona l’ha frequentata, cogliendo la promozione.

Per ottenere i medesimi risultati l’Hellas di oggi dovrà capire alla svelta come funziona la cadetteria. Al tavolo da poker non basta avere le carte migliori in mano. Bisogna stanare gli avversari, aspettare che siano loro a esporsi, in modo tale da aumentare la puntata e passare all’incasso quando è più utile.

Non è stato così con il Benevento. Per 5’ è parso che il Verona dovesse stritolare la squadra di Baroni. Poi, con il preavviso di un altro sbilanciamento, ecco l’espulsione di Caracciolo, l’inferiorità numerica e tutti i condizionamenti che ne sono seguiti.

Il Verona che rischia, che non specula, che gioca sempre la palla, che non la butta mai via, beh, piace eccome. Ma una cosa è provarci sempre, altro azzardare. Pecchia, dopo il 2-0 subito, ha difeso la prestazione dell’Hellas, che considerato le grane in cui è incappato – ma chi è causa del suo mal… – ha pure proposto una prestazione spesso consistente.

Ha perso, il Verona, ma mica sta tutto lì, il motivo della riflessione. Il cinismo non lo vendono al supermercato. Ancor di meno l’attenzione difensiva. Da dodici gare l’Hellas prende gol. Di queste, comprendendo la Coppa Italia, cinque sono state con Fabio Pecchia. Che sa per primo che occorre rivedere le carte di navigazione. E, in particolare, imparare a mettersi la faccia da poker.

 

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