Impromuovibili

Impromuovibili

Il Verona perde con lo Spezia, ma la delusione più grande è il modo in cui si arrende

“Inqualifiables”, titolò un giorno di novembre del 1993 “L’Équipe”, bibbia del giornalismo sportivo francese, dopo che la nazionale Bleu perse il biglietto per il Mondiale dell’anno successivo negli Stati Uniti, sconfitta in casa dalla Bulgaria. Era, quella, una squadra fortissima, con in avanti un duo formato da Jean-Pierre Papin ed Eric Cantona e, in campo giocatori del livello di David Ginola, Didier Deschamps, Laurent Blanc, Emmanuel Petit e Marcel Desailly. Quella Francia fu sconfitta per 2-1 al Parco dei Principi, a Parigi, mentre il telecronista arrivato da Sofia, al gol decisivo, il secondo della sua partita, di Emil Kostadinov, urlava nel microfono: “Bog e bulgarska!”, ossia “Dio è bulgaro!”.

“Inpromuovibili”, titoliamo noi oggi per commentare la disastrosa partita giocata dal Verona ieri sera con lo Spezia. Una sconfitta sacrosanta, dovuta agli errori di tutti, dall’allenatore a ogni singolo calciatore, e a un atteggiamento svagato, a tratti cicloturistico, da salottieri della buona società. Non si è visto nulla della “mentalità operaia” richiamata da Fabio Pecchia alla vigilia, la stessa invocata con successo a Trapani.

Il tecnico ha sbagliato parecchio, nella gara che l’ha opposto a Mimmo Di Carlo, un navigatore di lungo corso che l’ha sorpreso e messo all’angolo. Non ha sbagliato, Pecchia, nelle dichiarazioni dopo-partita. Non ha sbagliato a non far cadere l’esame del rumoroso tonfo gialloblù sulla scelta (discutibile per non dire errata) del signor Nasca di non assegnare il rigore al Verona per il colpo di mano di Sciaudone in area, ravvisando prima un fantasioso fallo di Valoti sul giocatore dello Spezia.

Questo è il momento in cui anche gli alibi plausibili devono essere cancellati. Quando arrivi da una vittoria come quella di Trapani, quando la tifoseria ti attesta il proprio affetto e una rinnovata stima dopo tanti mugugni, quando il risultato che insegui da mesi è meno distante, dentro di te non può mancare il fuoco sacro. C’è sempre una maniera per perdere, più di quanto ce ne sia una per vincere.

Chi è stato coinvolto, con qualsiasi ruolo, nella figuraccia con lo Spezia – non conta che la gara sia finita 0-1 e non 1-7 – è, appunto, impromuovibile. Per questa B il Verona ha una rosa che vale quella della Francia degli “Inqualificabili” del 1993. Ma se il coraggio non ce l’hai, manzionanamente, non te lo puoi dare. E neppure la personalità, dote che, a quanto pare, qualcuno ha lasciato nello scantinato. Chissà se la si rivedrà nelle prossime otto partite. Per quanto ci riguarda, vorremmo tanto cambiare il nostro titolo e farlo al più presto. Ce ne sia data la ragione, grazie.

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