BUBOLA: “VERONA, TE LE CANTO IO: QUESTA È UNA DESOLATION ROW”

BUBOLA: “VERONA, TE LE CANTO IO: QUESTA È UNA DESOLATION ROW”

Il cantautore tifoso: “Tanti errori e poca chiarezza. Bisogna saper alzare la testa”

“In questo momento, pensando al Verona, mi viene in mente Desolation Row di Bob Dylan, tradotta in Via della povertà da Fabrizio De Andrè”.

Massimo Bubola, cantautore veronese, 21 dischi all’attivo, 300 canzoni scritte che hanno cantato, e cantano Fabrizio De Andrè, Fiorella Mannoia, Luciano Ligabue, Lucio Dalla, Roberto Vecchioni, Mia Martini, Loredana Bertè, PFM, Shel Shapiro e molti altri.

Da quando ha 5 anni tifa appassionatamente l’Hellas, club per cui ha composto un memorabile inno, C’è del giallo e del blù, nel 1998.

Bubola, che succede al Verona?

È una situazione che non riesco a comprendere. Il calcio, e i veronesi ne sanno qualcosa, è amore per la propria squadra. Come per un figlio che prende una brutta strada servirebbe un po’ di severità nell’affrontare i problemi. Questo essere indulgenti non è educativo. Nessuno dice qualcosa, c’è omertà. Quasi una sorta di rassegnazione. Ma così non va bene. Se dobbiamo andare in B ce lo dicano, almeno ci mettiamo il cuore in pace.

A cosa fa riferimento? Dove c’è poca chiarezza?

Ad esempio sull’addio di Sogliano. Perchè è andato via? Non si è mai capito. Qui era stimato, ha lavorato bene e ci eravamo affezionati. Poi, da quello che si deduce, si aspetta solo il ritorno di Toni. Ma cosa si può pretendere da questo grande calciatore? Più che sfortuna per l’infortunio bisognerebbe parlare di miracolo per il fatto che in due anni sia stato sempre bene e abbia fatto quello che ha fatto. Pensare a Toni come guaritore di tutti i problemi è un po’ come sfidare gli dei del calcio. Gli infortuni, ancora. Come sono possibili tutte queste “disgrazie”? C’è un medico che ha sotto controllo la situazione o no? Si dice che siamo vivi ma siamo anche mezzi morti.

Quali altre le cause dell’ultimo posto in classifica?

Ci sono stati errori anche di mercato. Tenere Marquez, che tra autogol, rigori causati e incertezze pare non azzeccarne una. E gioca sempre. Moras, che è un vero e proprio eroe greco, ha tutto, troppo sulle sue spalle. E poi Pazzini non può fare il vice Toni. Il modo di giocare è rimasto quello, quindi era meglio prendere un giovane, magari alto e dal buon fisico.

Non è un quadro molto ottimistico

C’è paura. Ma bisogna alzare la testa. Andiamo in campo con la faccia da perdenti. Vedere Hallfredsson che passa mezza partita a supporto della difesa è desolante. Ora la chiamano fare densità, che tradotto vuol dire catenaccio. Dovevamo puntare sui giovani, abbiamo preso Matuzalem, che nomen omen, ha il nome con sé.

Capitolo allenatore, ci dica la sua

Quello che più mi ha colpito di Mandorlini è stata la sua affermazione dopo la gara col Carpi: “Abbiamo guadagnato un punto sul Frosinone”. È un ragionamento da perdenti. La squadra è timorosa, non ha un’identità di gioco, cosa che altre, anche meno attrezzate, hanno o cercano di avere. C’è stato un passato di grandi soddisfazioni, ma il calcio non perdona, i cicli finiscono, e se le cose non funzionano più non si può ragionare sempre da sentimentali.

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