Ferrarese: “Il Verona può farcela, chi gioca meno sia d’aiuto”

Ferrarese: “Il Verona può farcela, chi gioca meno sia d’aiuto”

L’ex gialloblù: “Battere l’Entella sarebbe una boccata d’ossigeno”

Claudio Ferrarese, ex ala gialloblù, ha parlato del momento del Verona e delle ambizioni degli uomini di Fabio Pecchia. Intervistato da hellas1903.it, queste le sue parole.

Terza sconfitta nelle ultime cinque di campionato, per il Verona, dopo l’1-0 del “Menti” nel derby. Come giudichi il momento delicato dei gialloblù, dopo l’ottimo avvio di stagione?

È un periodo effettivamente non brillante, ma direi che ci sta, dopo un inizio così importante. Il campionato di Serie B è molto difficile, io ne ho giocati parecchi e so che tipo di squadre si vanno ad affrontare. Ci sta il fatto di avere un momento di minor brillantezza, ma sono convinto che il Verona abbia la squadra e la rosa per fare bene fino alla fine del campionato.

È più un problema fisico, mentale o di mancanza di alternative in alcuni ruoli chiave?

A volte la stanchezza deriva da un fattore mentale: quando perdi qualche partita, o non la vinci, mentalmente sei più stanco. Al contrario, quando vinci delle gare pur essendo in difficoltà magari hai ancora benzina per fare un ultimo sforzo. Penso che un po’ tutti i fattori che hai detto possano essere veri, ma che nessuno vada a incidere in modo fondamentale. In questo momento è importante che i cosiddetti sostituti diano qualcosa in più, per farsi trovare pronti e far capire a Pecchia che può fidarsi di loro. I campionati di B si vincono anche per questo.

A Verona hai centrato due promozioni dalla B alla A: su quale ingrediente Pecchia dovrà lavorare per mantenere la testa della classifica?

È vero, ho avuto la fortuna di vincere due campionati a Verona e, secondo me, la cosa fondamentale è essere un gruppo unito e coeso anche nei momenti di difficoltà. Per questo dico che chi può fare la differenza sono quelli che giocano meno: se quei ragazzi daranno quel qualcosa in più, sono convinto che il Verona andrà in Serie A senza problemi. Se, invece, chi gioca meno crea problemi o non rema dalla stessa parte, si va incontro a tante difficoltà.

In generale, come giudichi il lavoro svolto fin qui da Pecchia e il suo modo di fare calcio?

Pecchia è la persona giusta per centrare l’obiettivo del Verona. Lo dico sinceramente, perché di persona non lo conosco molto. L’ho visto lavorare, ho visto e sentito Corrent e mi dice quanto lavorano e la meticolosità nel preparare le partite. È vero che non ha grande esperienza come primo allenatore, ma è stato un calciatore importante e ha vissuto esperienze incredibili anche come vice. Sono convinto che con il suo lavoro, le sue metodologie e l’esperienza che ha, riuscirà a portare l’Hellas in A.

Ventura, in una recente intervista, ha detto che il suo 4-2-4 è nato a Verona. Fu un Hellas, quello, che centrò 37 punti nel girone di ritorno, non sufficienti, tuttavia, per evitare la retrocessione. Tu che di quella squadra hai fatto parte, che ricordo hai dell’attuale CT della Nazionale?

Ventura ha cambiato il mio modo di giocare, se avessi avuto un allenatore come lui a vent’anni probabilmente sarei stato un altro tipo di calciatore. Per me è stato davvero fondamentale, ha saputo valorizzarmi e con lui ho fatto sei mesi pazzeschi. Sei mesi conclusi, purtroppo, con una retrocessione che non meritavamo affatto. Guardando alla mia carriera professionale, con il senno di poi, scendere in Lega Pro l’anno dopo è stato un errore, perché in seguito non sono più tornato a giocare in Serie B o in Serie A. Sono voluto rimanere per amore di Verona e della città. Penso che con Ventura si sia visto un calcio veramente spettacolare, che tutti qui ancora ricordano. A Verona lui stesso si rilanciò. E quando è diventato CT, scherzando, gli ho detto: «Mister, se sei arrivato in Nazionale è grazie a quell’anno a Verona, sennò non avresti più allenato».

Lunedì sera il Verona affronterà l’Entella al Bentegodi: che gara ti aspetti?

L’Entella è una buona squadra, ha dei giocatori importanti soprattutto tecnicamente, ma tre punti per il Verona sarebbero una bella boccata d’ossigeno. L’Hellas deve vincere per ripartire, ha tutte le carte in regola per farlo.

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