Mascalaito: “Verona, il favorito sei tu. Ma attento a…”

Mascalaito: “Verona, il favorito sei tu. Ma attento a…”

Il tecnico della promozione del 1975: “La serietà di Pecchia è il punto di partenza”

L’album dei ricordi ci rimanda al 26 giugno 1975. Stadio Liberati di Terni, Verona e Catanzaro si giocano in uno spareggio la promozione in serie A. Minuto 25′: imbeccato da Livio Luppi, “Pantofola” Mazzanti si beve con un tunnel un difensore calabrese e scaraventa in rete il pallone che ci riapre le porte del paradiso. Il Verona rivede la luce dopo essere stato cacciato giù agli inferi dal capo Ufficio Inchieste della Federcalcio Corrado De Biase, per una telefonata di troppo del “Commenda” Saverio Garonzi.

C’era lui quel torrido pomeriggio sulla panchina dell’Hellas: Gigi Mascalaito da San Michele. Appese le scarpe al chiodo pochi mesi prima, il baffo era subentrato a Giancarlo Cadè alla ventiquattresima giornata. “Nella serie A che non ci vuole più, Mascalaito libero sei tu…!!!” cantavano in delirio i ragazzi delle Brigate, dedicandogli nientedimeno che le dolci note di un capolavoro come Il Mio canto libero di Lucio Battisti. 

Dopo quella memorabile promozione, Mascalaito si accomodò per tre stagioni a fianco di un gentiluomo come Ferruccio Valcareggi. A giugno del 1978 Garonzi gli affidò la panchina, per quella che avrebbe dovuto la sua grande occasione. Non ebbe fortuna. Fu esonerato dopo poche partite per far posto a Beppe Chiappella, che non riuscì a evitare all’Hellas l’ultimo posto e la retrocessione: “ tra i tanti ricordi belli che conservo, quello del mio esonero resta senza dubbio il più amaro. Il ciclo era terminato. L’obiettivo era la salvezza per poter portare avanti una fase di transizione e di ricambio. Purtroppo non ci riuscimmo”.

Qualche similitudine tra quel tuo Verona e quello dell’ultima stagione?

Direi di no. La mia era una squadra da costruire. Mandorlini e Del Neri avevano invece a disposizione un gruppo già collaudato.

Cosa non ha funzionato, secondo te?

Difficile dire dall’esterno. Si è trattato di un’annata storta. Aggiungo che nel calcio di oggi, soprattutto per le società più piccole, è molto difficile creare uno spirito di forte coesione. Ci sono troppi stranieri. Giocatori che vanno e che vengono. Raro vedere equipaggi remare uniti nella stessa direzione fino alla fine.

Cosa ti aspetti dal Verona del nuovo corso?

Non conosco Fabio Pecchia. In Benitez ha avuto un ottimo maestro. Sicuramente è un ragazzo serio e preparato, con tanta voglia di far bene. Aspetto le prime partite ufficiali per potermi fare un’idea di dove potrà arrivare. Di sicuro il Verona parte tra le favorite. Ma se pensa di aver vita facile, si sbaglia di grosso. La B è un campionato durissimo, lungo e insidioso. Bisogna saper soffrire. La chiave di volta sta nel lavoro e nell’umiltà. Vedo che Pecchia sta insistendo molto su questi aspetti. Fa bene.

Un’ultima parola sui tifosi. Nonostante la retrocessione la campagna abbonamenti marcia a ritmi sostenuti

Impagabili. La tifoseria del Verona è un caso unico in Italia. Potrebbe benissimo essere trapiantata nella realtà inglese. La scorsa stagione i tifosi sono stati un esempio: la curva non ha mai fatto mancare il sostegno, nemmeno nei momenti più neri di fronte a prestazioni scadenti. L’amore per la maglia gialloblù è qualcosa che trascende, una fede che ti porti appresso tutta la vita.

LORENZO FABIANO

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