MUTTI: “PER FAR GIOCARE I GIOVANI CI VUOLE IL GIUSTO CORAGGIO”

MUTTI: “PER FAR GIOCARE I GIOVANI CI VUOLE IL GIUSTO CORAGGIO”

L’ex tecnico: “Tra Atalanta e Verona sarà una gara divertente”

Alla guida del Verona per due stagioni, tra il 1993 e il 1995, Bortolo Mutti parla del prossimo impegno dei gialloblù in casa dell’Atalanta. Una realtà, quella nerazzurra, che Mutti conosce bene, per essere stato sia giocatore che allenatore dei bergamaschi: da Inzaghi a Pazzini, passando per la sfida Reja-Mandorlini e i segreti di un vivaio di primo livello come quello dell’Atalanta, queste le sue dichiarazioni ai microfoni di hellas1903.it

Due punti nelle prime tre partite per il Verona: come giudica l’inizio di campionato dei gialloblù?

E’ stato un avvio abbastanza tranquillo, vista anche la difficoltà delle partite. Ha affrontato squadre toste, poi non ha raccolto qualcosa anche per un po’ di sfortuna: il doppio vantaggio contro il Torino poteva essere una vittoria che dava anche spessore al campionato. E’ una situazione di normalità: credo che per il Verona non si prospettino traguardi importantissimi, ma piuttosto possa gestire un campionato come ha fatto l’anno scorso, con grande capacità e maturità.

Domenica andrà in scena Atalanta-Verona, che sarà anche la sfida tra due rispettivi ex come Reja e Mandorlini. Che gara si aspetta?

Dopo sole tre partite la classifica è ancora compressa, ma è meglio fare punti subito per allontanarsi dalle zone pericolose. Secondo me sarà una partita molto bella sia sotto l’aspetto tecnico che tattico, tra due squadre che amano giocare a calcio. Reja ha dato una svolta sotto l’aspetto tattico a una squadra che era abituata a giocare in una certa maniera. Sotto certi aspetti potrebbe essere un match deciso dai singoli, anche se all’Atalanta mancherà un giocatore importante come Pinilla. Mi aspetto una partita molto tattica e anche fisica, ma credo ne uscirà una gara divertente.

Il colpo estivo del Verona è stato Giampaolo Pazzini, che tuttavia nelle prime tre di campionato è sempre partito dalla panchina. Come giudica l’acquisto dell’attaccante, prodotto del vivaio bergamasco?

Pazzini è un giocatore di spessore, che al Verona farà molto comodo. In passato ha giocato anche con Toni, quindi sono due giocatori che si sanno gestire a vicenda. È normale che le scelte dell’allenatore debbano dare equilibrio alla squadra, ma lui è un elemento importantissimo che verrà sicuramente utile all’Hellas. Mandorlini credo troverà le giuste soluzioni, ora bisogna far fare il percorso alla squadra, entrare nel vivo del campionato senza forzature e lasciare che gruppo e allenatore procedano con serenità.

A proposito di grandi attaccanti, lei al suo primo anno a Verona portò un giovane Pippo Inzaghi, anche lui doppio ex della partita, in riva all’Adige. Quanto fu importante quella stagione per la carriera di Superpippo?

Fu fondamentale, perché dopo un campionato importante in Serie C con il Leffe si misurò con il calcio vero. In una realtà come Verona non facile, perché anche se eravamo in Serie B è sempre una piazza esigente. Lui si dimostrò subito un purosangue, uno di quei cavalli che devi lasciar andare perché sono difficili da fermare. Credo sia stata una tappa importantissima, non dico per completare la sua maturazione, però per arrivare vicino a quello che poi è diventato.

A distanza di anni qual è il bilancio della sua esperienza alla guida dell’Hellas?

Fu un’esperienza molto importante per me che venivo dalla Serie C. Ero un allenatore debuttante, alle prime armi, in un ambiente abituato a grandi allenatori come Bagnoli, Fascetti, Reja. All’inizio fui accolto con un po’ di diffidenza, erano rimasti pochi giocatori e gli altri erano tutti ragazzi arrivati anche loro dalla C per esigenze economiche. Era un Verona che in quel periodo era in grande difficoltà, bisognava ricostruire da zero e penso che alla fine i frutti siano arrivati: facemmo crescere tanti giocatori come Tommasi, Fattori, Pessotto, lo stesso Inzaghi. Alla fine avevo quattro giocatori in Nazionale (ride, ndr) e per me fu una grande soddisfazione. Furono due anni, quelli con Nardino Previdi e la famiglia Mazzi, che abbiamo gestito con grande capacità, rifondando un Verona che poi ha raccolto i frutti di quel lavoro.

Il Presidente Setti, da quando è arrivato a Verona, ha sempre detto di puntare molto sui giovani. Lei che ha allenato l’Atalanta, società che vanta un settore giovanile di primo livello, che idea si è fatto sul successo del vivaio bergamasco, avendolo vissuto dall’interno?

Sicuramente contano l’esperienza, la storia e il territorio. Finchè l’Atalanta ha lavorato sul suo territorio ha tirato fuori fior fior di giocatori, mentre da quando si è allargata a visioni più internazionali sta facendo un po’ più di fatica. Quando ha lavorato nei suoi oratori, nelle sue vallate, costruendo anche gli aspetti caratteriali consoni alle esigenze, sono usciti giocatori importanti. Bisogna avere coraggio e allo stesso tempo, da parte dei tecnici, sostenere certe scelte che la società impone. Bisogna essere tecnici un po’ aziendalisti ma anche le società devono essere in grado di mettere a disposizione materiale umano di qualità ai loro allenatori.

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