SCEMMA: “VERONA, PER SALVARSI SERVE UN’IMPRESA”

SCEMMA: “VERONA, PER SALVARSI SERVE UN’IMPRESA”

Il giornalista: “Nella preparazione atletica qualcosa non è andato per il verso giusto”

Dopo la sconfitta casalinga con il Bologna e le 48 ore di riflessione da parte della società, il Verona sceglie di confermare la fiducia ad Andrea Mandorlini per cercare di risollevarsi in classifica. Ai microfoni di hellas1903.it il giornalista Adalberto Scemma fa il punto sulla situazione in casa gialloblù.

Ha fatto bene il club di via Belgio a rinnovare la fiducia a Mandorlini?

Le alternative erano molto relative, perciò direi che è stata una scelta adeguata e saggia. Mandorlini ha sicuramente delle responsabilità, ma non sono tutte sue: vanno condivise tra società, giocatori, situazione attuale. Al momento è stata una scelta saggia, anche per mancanza di alternative credibili. L’unica eventuale sarebbe stata quella di Di Carlo, allenatore adatto alla ripresa di squadre in difficoltà, ma il fatto di essere un ex Chievo forse poteva creare problemi. In ogni caso penso che la scelta sia stata positiva.

Secondo lei quali sono le ragioni della situazione negativa in cui si trova l’Hellas?

Analizzando la partita contro il Bologna la prima cosa che ho notato sono problemi nella preparazione atletica. Non conosco i carichi di allenamento che i preparatori hanno attivato, però ho visto una squadra imballata. La preparazione è sempre sinusoidale, si alternano momenti positivi e negativi: in questo momento la preparazione non è ottimale, magari lo sarà in primavera o in inverno, ma chiaramente il tema è questo. Nel calcio di oggi se non sei preparato al massimo la qualità diventa relativa rispetto a tante altre squadre, non riesci a fare la differenza e a colmare il gap di carattere tecnico. Ci sono stati anche molti infortuni sia di carattere traumatico che muscolare. C’è qualcosa che non quadra: non conosco la preparazione del Verona ma, guardando gli esiti, forse qualcosa non è andato per il verso giusto. Poi sul modulo ho i miei dubbi. La squadra è stata impostata su Toni, che è unico nel suo ruolo. Non avendo alternative a Luca avrei provato un 4-4-1-1, perché secondo me Gomez è una seconda punta.

Tornando indietro a quest’estate, lei come spiega l’addio di Sogliano, dopo due salvezze sempre raggiunte con largo anticipo?

Discutere tecnicamente Sogliano non ha senso, non è credibile: lui è uno che le scelte le sa fare. L’unica giustificazione penso sia dal punto di vista economico. Probabilmente le scelte di Sogliano non coincidevano con le disponibilità della società, non credo a motivazioni di natura tecnico-tattica.

Il Verona, ancora a secco di vittorie dopo 12 giornate, si aggrappa al recupero degli infortunati, Toni su tutti. Crede che, una volta rientrati, la rimonta possa essere possibile o è già troppo tardi?

Di miracoli in questo sport ne abbiamo sempre visti, il calcio è “mistero senza fine bello” (Gianni Brera, ndr). Però i dati dicono che serve un’impresa. Le imprese non sono all’ordine del giorno ma fanno parte della storia dello sport: illudersi che sia facile una rimonta, quello sicuramente no, però mi auguro che il Verona possa riuscirci.

Dopo la sosta per le nazionali i gialloblù affronteranno un Napoli in grande forma: cosa servirà all’Hellas per fermare gli uomini di Sarri?

È dura, serve un cambio di modulo a sorpresa. Sarri ha una squadra votata all’offensiva totale: Jorginho gioca al massimo a due tocchi, velocizza il gioco, Hamsik e Allan appoggiano costantemente la fase offensiva. I difensori stessi giocano molto alti. L’unica carta da giocare è inserire dei contropiedisti. Serve gente di scatto sul breve, che riesca a tenere Higuain e compagni, cercando poi di ripartire in contropiede.

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