Tricella: “Se il Verona è primo è perché se lo merita”

Tricella: “Se il Verona è primo è perché se lo merita”

L’ex capitano dello scudetto: “Ora serve continuità. Ganz lo terrei”

Roberto Tricella, ex capitano dello scudetto gialloblù, ha parlato del campionato fin qui trascorso e delle ambizioni del Verona. Queste le sue parole, rilasciate a hellas1903.it.

A due giornate dal termine del girone di andata, come valuta il cammino del Verona fino a questo momento?

L’importante è sempre essere primi, anche di un punto. Se i gialloblù hanno fatto questi punti e si trovano in quella situazione di classifica vuol dire che la meritano. Un conto è parlare dopo poche partite, ma ora che sono state disputate 19 gare si può ragionare meglio su quello che può essere il cammino di un campionato. Siamo quasi a metà percorso e la situazione è ampiamente positiva: ci sono le potenzialità per mantenere quella posizione fino alla fine. Anche i numeri dicono che, salvo eccezioni, molto spesso le squadre che girano all’andata nei primi posti poi riescono a mantenerle fino alla fine.

La vittoria contro l’Entella ha scacciato qualche fantasma dell’ultimo periodo, in casa Hellas, o serve ancora tempo?

L’importante è fare come la Juve: vincere anche quando si gioca male. Per tutte le squadre, fisiologicamente, c’è sempre un periodo di maggior difficoltà, per vari motivi: un appannamento fisico oppure anche una fase di rilassamento dovuta al fatto di essere primi per molto tempo. Puoi perdere o pareggiare qualche partita, l’importante è rimettersi subito in carreggiata. Questo è ciò che di solito fa la differenza tra chi di vince il campionato e chi arriva a metà. Però…

Però?

Il Verona ha giocatori di qualità e che al tempo stesso possono garantire un certo grado di esperienza. Pazzini è un calciatore che fa la differenza, sta dimostrando di avere anche le giuste motivazioni per affrontare il campionato cadetto. Tutti i reparti sono importanti, ma spesso sono gli attaccanti a fare la differenza. Ricordo che, al mio primo anno di B a Verona, a 5 giornate dalla fine ci giocavamo la chance per andare in A. In ballottaggio per il premio di miglior giocatore c’erano Vignola e Adriano Fedele, calciatore di grande esperienza. Quest’ultimo mi disse: «Se vinco io il premio non andiamo in Serie A, se lo vince Vignola, sì». Lo vinse Fedele, e in A non ci andammo. Questo per dire che spesso sono i giocatori d’attacco a fare la differenza, quelli in grado di risolvere le partite e segnare gol decisivi.

La promozione, poi, l’avreste centrata due stagioni dopo, nel 1981-1982. Al Verona di Pecchia cosa servirà per mantenere il primo posto fino alla fine?

Infatti quell’anno, ritornando al discorso di prima, furono fondamentali i gol di Gibellini e Penzo, oltre a quelli di Guidolin. All’Hellas servirà continuità di rendimento ed essere sempre sul pezzo. Poi, se dovesse avere un vantaggio da gestire, scendere in campo senza l’obbligo di fare i tre punti a ogni costo è spesso il presupposto che ti fa vincere le partite. Se devi vincere per forza rischi qualcosa in più e, di conseguenza, puoi essere punito; con maggior tranquillità, invece, puoi trovare la rete più facilmente. Bagnoli diceva sempre che in trasferta bisogna andare per vincere, mentre in casa stare lì tranquilli, perché il gol prima o poi lo trovi.

Si avvicina il mercato di gennaio e tante squadre hanno messo gli occhi su Ganz, visto anche il poco utilizzo col Verona. Come vede una sua eventuale partenza?

Dipende molto dalla volontà del giocatore. Se lui vuole giocare di più, non so quanto convenga trattenerlo a tutti i costi. Io, fossi il Verona, cercherei di tenerlo, poi se non ci sono i presupposti andrei eventualmente alla ricerca di qualcuno che possa assicurare lo stesso un rendimento elevato.

Sabato, vigilia di Natale, i gialloblù affronteranno il Carpi in trasferta. Può essere la chance per lasciarsi definitivamente alle spalle il momento delicato?

Visto che siamo prossimi a Natale, possiamo solo che “augurarci” che possa essere una tappa importante per il cammino del Verona verso la Serie A. La sfera di cristallo, però, non ce l’abbiamo.

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