Volpati: “Per Pecchia e Fusco compito difficile. Squadra da rivoluzionare”

Volpati: “Per Pecchia e Fusco compito difficile. Squadra da rivoluzionare”

L’ex gialloblù: “Ci vuole gente di spessore morale e personalità”

Domenico Volpati, per sei stagioni al Verona e tra i grandi protagonisti dello Scudetto, fa il punto sulla situazione dell’Hellas e sul campionato di Serie B cui sono attesi i gialloblù. Queste le sue parole, intervistato da www.hellas1903.it.

La settimana scorsa è stato presentato Filippo Fusco come nuovo direttore sportivo del Verona: qual è la prima impressione su di lui?

Non lo conosco benissimo, anche se ho avuto modo di sentirlo in conferenza stampa. Di certo non avrà un compito semplice, perché per costruire una squadra per la Serie B non sono sufficienti i nomi. Bisognerà cercare soprattutto di creare un gruppo, e in questo i compiti vanno divisi tra direttore sportivo e allenatore: il primo cercando di comprare giocatori che siano in primo luogo dei professionisti, il secondo facendo in modo di cementare il gruppo. Non è una cosa facile: penso sia più semplice salvarsi in Serie A che vincere un campionato di B.

Pecchia che allenatore può essere per il Verona?

Tra gli allenatori, in questo momento, c’è un ricambio generazionale molto importante. Stanno sparendo i tecnici di 50-60 anni, per lasciare il posto ai giovani. Ce ne sono di molto preparati sia dal punto di vista tattico che gestionale, anche se la mia impressione è che altri siano soprattutto “sponsorizzati” bene. Non sto parlando di Pecchia, non so se sia il suo caso, ma mi riferisco a una tendenza generale del calcio italiano nell’ultimo periodo: vedo bravi allenatori fallire e altri, con un nome importante alle spalle, cui i fallimenti vengono perdonati più facilmente.

Rispetto a una stagione fa l’Hellas ha cambiato direttore generale, direttore sportivo e allenatore: si riparte da zero?

Certamente. È una società che vuole ritrovarsi, ripartendo da zero. Sinceramente non mi dispiacevano né Sogliano né Gardini. Ricominciare da capo è un po’ un salto nel buio, anche perché non sarà facile scegliere i giocatori da confermare tra quelli dello scorso anno: Toni negli ultimi anni ha coperto molto i difetti e le carenze della squadra.

È una rosa da ricostruire, dunque?

Serve assolutamente una rivoluzione, c’è da cambiare completamente la squadra. Non conosco lo spogliatoio però, tra quelli che rimarranno, bisognerà scegliere giocatori di spessore morale. Chi resta deve essere in grado di guidare il nuovo gruppo. Serve una squadra adatta alla categoria, che sappia correre, lottare e soffrire: la B è un campionato veramente duro.

Il Verona parte favorito per la promozione in Serie A?

Anche se non lo dovesse dichiarare il presidente o l’allenatore, saranno gli altri a vederti come tale. Il Verona è praticamente obbligato a vincere: gli avversari vedranno l’Hellas come la squadra da battere, chi arriverà al Bentegodi cercherà di dare il massimo anche per il blasone e la storia gialloblù. Io l’ho provato in prima persona quando, in Serie B, andavo a giocare in stadi importanti: sono partite che danno sempre grandi stimoli. Al Bentegodi è stato vinto uno Scudetto, si è giocata la Coppa dei Campioni: quella del Verona è una maglia che pesa, servirà gente di grande personalità.

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