ZEYTULAEV: “DA BUSTO A OGGI, QUANTA STRADA HAI FATTO, VERONA!”

ZEYTULAEV: “DA BUSTO A OGGI, QUANTA STRADA HAI FATTO, VERONA!”

L’uzbeko eroe di Busto Arsizio: “Orgoglioso di aver giocato nel Verona che ora occupa il posto che gli spetta”

Nel calcio, come nella vita, alla fine sono le sfumature a fare la differenza. Definiamo il gol come quel momento in cui il pallone supera la linea di porta avversaria. Ma, dal generale al particolare, c’è una varietà tecnica ed emozionale infinita.

Ilyas Zeytulaev, ai microfoni di hellas1903.it, parla della rete del 25 maggio 2008 e della risalita del Verona nel calcio che conta.

Spareggio contro la Pro Patria, l’Hellas evita la C2 grazie al tuo gol allo scadere. Cos’hai pensato appena ricevuto il pallone sulla fascia?

Mancava poco alla fine e guardavo i tifosi in tribuna, ero molto combattuto perché ero stremato e iniziava a subentrare anche la frustrazione, perché non si poteva retrocedere in C2 con una società così gloriosa e una piazza del genere. Però pensavo anche che qualsiasi occasione fosse arrivata ci avrei provato fino all’ultimo secondo. Quando mi arrivò la palla e puntai l’uomo l’unica cosa che vedevo era la porta avversaria, sapevo che quella poteva essere l’ultima occasione.

E dopo il gol?

All’inizio mi sono girato verso la panchina, subito dopo sono andato sotto la tribuna dei nostri tifosi e mi hanno raggiunto anche i miei compagni. Stavo crollando dalla stanchezza, ma penso sia stato il momento più bello della mia vita: a livello calcistico quella fu una stagione negativa, ma l’impatto emotivo di quella rete fu davvero forte.

Dopo mesi difficili, che sensazioni c’erano nello spogliatoio al termine della partita?

Magari vista dall’esterno, per chi non era coinvolto, poteva sembrare solo una salvezza in C1 contro la Pro Patria, nulla di esaltante. Ma a noi sembrava di aver scalato una montagna che prima non riuscivamo a scalare, anche per le difficoltà incontrate sul nostro cammino. A volte ci sono momenti nella vita e nel calcio dove le cose non girano nel verso giusto e non riesci a capire il perché, però dopo quel pareggio fu proprio come se fosse caduto un peso. Per noi fu una liberazione.

Oggi, invece, il Verona partecipa al campionato di Serie A per il terzo anno consecutivo. Ti reputi anche tu un po’ alla base di questa risalita?

Mi sento orgoglioso di aver giocato con un club che finalmente occupa il posto che gli spetta. Quell’anno, anche nei bassifondi della C1, immaginavo sempre il Bentegodi in Serie A: anche quando le cose andavano male c’erano 12-13 mila spettatori a sostenerci. C’era una grande atmosfera, mancava solo il calcio vero. Anche se non ho fatto parte di quella che è stata la scalata alla massima serie, per me è già una grande soddisfazione aver giocato con Rafael, che per me è un amico: lui è l’unico rimasto di quella squadra ed è il simbolo della risalita e di rivincita personale.

Qual è il tuo giudizio sull’Hellas di quest’anno?

Non sono riuscito a seguirlo molto nelle prime due giornate, ho visto qualche immagine del match con la Roma e ho visto una squadra tosta e organizzata. Adesso arriva una partita difficile contro il Torino: sarà una bella sfida, Ventura mi piace molto come allenatore, ma il Verona gioca in casa davanti a un grande pubblico.

Oltre a Rafael sei ancora in contatto con qualche giocatore di quella stagione 2007-2008 con il quale ripercorri i momenti dello spareggio?

In questi anni ho sentito Nicola Corrent e spesso parlavamo di quella partita e di quella stagione. Anche Sibilano, che a distanza di tempo mi ha fatto notare una cosa che mi era sfuggita: lui si scontra con un difensore che mi rincorreva e, chissà, magari tutta l’azione sarebbe potuta andare diversamente.

A distanza di sette anni sei ancora ricordato, in riva all’Adige, come l’eroe di Busto Arsizio. Com’è oggi il tuo rapporto con la città e con i tifosi?

Quando mi capita di tornare a Verona ancora tutti si ricordano di quel gol. E’ rimasto un grande feeling con la città ma anche con le persone che ci abitano. Ancora oggi, a casa mia, quando mi chiedono quale città mi piaccia di più in Italia o quale visitare io per prima dico sempre Verona.

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