ZIGONI: “SE CI FOSSI IO SALVEREI IL VERONA”

ZIGONI: “SE CI FOSSI IO SALVEREI IL VERONA”

L’ex gialloblù: “Questi tifosi mi fanno sentire orgoglioso. Tutti dovrebbero imparare da loro”

Diretto e sincero come sempre, Gianfranco Zigoni, uno che il gialloblù l’ha vestito e vissuto ma, soprattutto, non ha mai smesso di amarlo. Queste le parole di “Zigo-gol” ai microfoni di hellas1903.it.

Che effetto ti fa vedere il Verona in questa situazione di classifica?

Sono triste, ma come si dice: “finché c’è vita c’è speranza”. Quindi finché c’è la matematica io ci spero sempre. Ho visto la partita con la Roma e li ho visti abbastanza bene, per me nel campionato ci sono squadre inferiori al Verona. Non so come si sia arrivati a questa situazione, l’alibi principale a mio avviso è stato la mancanza di Toni. L’Hellas dall’inizio ha puntato quasi esclusivamente su di lui, Pazzini secondo me non l’hanno preso per farli giocare insieme ma come prima riserva. Mancando Toni è mancato molto, con lui potevano avere almeno quei 6-7 punti in più che oggi darebbero qualche speranza ulteriore.

Ora è troppo tardi, dunque, per la salvezza?

Adesso è dura, molto dura. Io ci spero sempre, ma a parte Carpi e Frosinone le altre non credo che perdano tutti questi punti di vantaggio. Il Verona deve comunque lottare per la dignità e l’orgoglio fino alla fine, poi nella vita non si sa mai. Ricordo, per esempio, che una quindicina di anni fa (nel 1999-2000, ndr) la Juve ha perso il campionato pur avendo avuto 9 punti di vantaggio sulla Lazio. Puoi anche retrocedere, ma a testa alta: anche per rispetto della gente che ama questa grande squadra e questi bei colori. Io, sul campo, non sono mai retrocesso con il Verona: finché giocavo io era impossibile retrocedere. Forse…

Forse?

Se in questo momento ci fossi io, probabilmente sarei in grado di salvarli. Purtroppo ho qualche anno in più e dovrei ricominciare ad allenarmi. Se ci fossi io, quasi sicuro che ci salviamo. Però non ci sono e devono fare in qualche modo. Col Verona eravamo ultimi perché io ero ammalato e Luppi anche: poi sono rientrato e ci siamo salvati. Era normale, loro sapevano già che sarebbe finita così. Mai abbattersi: anche se sarà Serie B spero che facciano una squadra per ritornare subito in A. Dobbiamo imparare dagli inglesi, lì anche se retrocedono si brinda per il prossimo ritorno nella massima serie.

E, da questo punto di vista, i tifosi del Verona stanno dimostrando anche quest’anno di avere la mentalità più “inglese” di tutti…

Volevo proprio dire questo, mi hai anticipato tu. Nella partita contro l’Empoli, che l’Hellas ha perso immeritatamente, mi sono sentito orgoglioso di essere stato tanti anni a Verona: sia come giocatore che col cuore. Cantavano nonostante stessero perdendo e lo hanno fatto anche dopo la partita. Mi sono sentito davvero orgoglioso e devo ringraziarli per questo. Spero che continuino così. Tutti devono imparare da Verona.

Il tuo ultimo gol in campionato con la maglia del Verona, nel 1977-1978, lo hai segnato contro il Foggia di Gigi Delneri. Qual è il tuo giudizio su di lui?

Mi chiesero un parere anche quando anni fa andò ad allenare la Roma, e dissi che è un grandissimo. Un bravissimo allenatore, poi purtroppo lì è andata male per tanti motivi. Ho un bel ricordo di Delneri anche perché l’ultimo campionato che ha fatto lo ha giocato nell’Opitergina, in Serie D, a Oderzo: il mio paese. Poi ha smesso e lì ha cominciato ad allenare. Contro la Roma ho visto un bel Verona, qualche speranza ci può ancora stare. Le grandi squadre che vengono a Verona non devono pensare di avere vita facile: l’Hellas non deve regalare niente a nessuno, devono tornare a casa con la coda tra le gambe.

Ti piace di più il calcio moderno o quello degli anni ’70?

Il nostro mi sembrava un calcio più poetico, più bello. C’era meno stress. Una volta non si prendeva molto: c’era un premio partita e si lottava per 2-300 mila lire, che erano già tanti rispetto a quanto guadagnava un operaio o mio padre, che li prendeva in un mese. Però era più bello così. Oggi prendono miliardi e tutti baciano la maglia “per qualche dollaro in più”. No, io non lo concepisco. Io non giocavo per soldi, giocavo per la maglia. Anche i presidenti di allora erano proprio dei tifosi: ricordo Garonzi, un grande presidente. Ora è tutto cambiato ed è un po’ triste: dicono che il mondo va avanti ma per me no. Sento di giocatori che non possono cambiare squadra perché ne hanno cambiate tre in un anno. Non è possibile una roba simile. Mio figlio ha preso un po’ la mia mentalità: a gennaio lo volevano alcune squadre di Serie B, ma lui ha deciso di restare alla Spal e dare tutto per giocarsi lì la promozione. Mi ha dato una bella gioia. E poi io ho un sogno…

Quale?

Vedere mio figlio vestire la maglia gialloblù del Verona. Lo spero con tutto il cuore. Dopo potrei anche morire.

Domenica il Verona affronterà il Genoa, una delle tue prime squadre da calciatore. Che partita ti aspetti e per chi farai il tifo?

A Genova ho fatto due anni meravigliosi, mi hanno voluto bene. A vent’anni ero già in Nazionale. Io però spero che domenica vinca il Verona. Il Genoa è una squadra forte, non avrà problemi anche se perde domenica. Dopo il temporale esce l’arcobaleno: speriamo esca domenica e che la ruota giri. Io sono ottimista, ma in questo momento mi sto comunque toccando le palle.

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