CINQUE COSE CHE HO VISTO IN CHIEVO-VERONA

CINQUE COSE CHE HO VISTO IN CHIEVO-VERONA

Mandorlini fa e disfa, il Verona gioca ma ha 4 punti ed è in zona rossa: altrochè “Non creiamo allarmismi”

1) Mandorlini fa, Mandorlini disfa. Contro la Lazio, dal passaggio alla difesa a 5 al rigore su Keita trasformato da Biglia, erano passati tre minuti, 180 secondi. Contro il Chievo dal passaggio alla difesa a 5 al gol di Castro ne sono passati quattro, 240 secondi. Toccare l’assetto dei centrali, come mi insegna il mio amico Pierino Fanna, è una mossa delicatissima. Non è mettere un attaccante in più, non è rinforzare il centrocampo. La difesa ha equilibri ben precisi. Cambiare in modo improvviso, senza una evidente necessità (non mi sembra che il Verona stesse gestendo malissimo il vantaggio), è destabilizzante. Se ci aggiungiamo il crollo fisico del nostro centrocampo riusciamo a capire perché il Chievo sia riuscito a chiuderci nella nostra area di rigore senza che noi si riuscisse più nemmeno a far finta di ripartire. Forse un Chino Zaccagni sarebbe servito più di un impalpabile Matuzalem (in teoria subentrato a Gomez per un problema dell’argentino).

2) Mandorlini, ancora lui. Manda il campo una formazione abbastanza scontata, insistendo su un 4-3-3 che non funziona sicuramente con Gomez e dubito fortemente funzionerà con il Pazzo; ma con quello che ha in mano prepara la partita nel modo migliore possibile. L’atteggiamento del Verona (considerando classifica, clima interno ed esterno e infermeria) è quello giusto. Non credo abbia giocato male il Chievo, da cui ci attendevamo il derby della vita e qualcuno un 3-0, ma sia stato il Verona a imbrigliarlo bene. I primi 10 minuti del secondo tempo il Verona ha dato più di quanto fisiologicamente avrebbe potuto, è stato semplicemente bello. Di più, il mister, non avrebbe potuto fare (eccetto quanto sopra rispetto a cambi e modulo).

3) Mandorlini, e tre. In questi due anni in cui il Verona sembrava più un lazzaretto che uno spogliatoio, con punte di otto infortunati contemporanei, mai una volta ha usato questa catastrofe come alibi. Onore a lui. Ma quello che mi chiedo oggi è: l’allenatore è impallinato da ogni angolazione, indicato come maggiore responsabile della classifica e del gioco insoddisfacente del Verona. Attorno a lui cresce il malcontento. Alcune il mister se le cerca, bisogna dirlo. Ma la domanda è: perché la società, consapevole che le colpe del Grigio sono limitate, non scende in campo a difesa del suo allenatore? La sensazione è che non si voglia certificare una situazione che di crisi è, senza virgolette, a prescindere dall’intervento oggi invocato. Qualche anno fa, in questi momenti, il burbero Sogliano sapeva cosa fare e cosa dire. Mandorlini è sulla graticola e tutti stanno a guardare, questa la sensazione. Così non va. Non lo merita e non fa bene al Verona.

4) Non è (ancora) un funerale. Per 70 minuti il nostro centrocampo è stato fa-nta-sti-co. Hallfredsson quando ha benzina potrebbe giocare contro chiunque nascondendo la palla come un prestigiatore, Viviani sta velocizzando il suo gioco (sulla sua visione e sui suoi piedi nessuna novità) e Greco (dico l’eresia) da mancino puro mi fa divertire di più a destra (occhio al suo sfogo di ieri: “non sono vice Viviani o vice Hallfredsson, io mi sento titolare). Se ci mettiamo un Moras inaggettivabile, un Helander che grazie al greco cresce di match in match (credo sia stato certificato il sorpasso sul Messico e nuvole)… il materiale c’è. O qualcuno vuole dirmi che siamo più scarsi di Carpi e Frosinone?

5) Avremmo potuto vincere il derby, come avremmo potuto perderlo. Perché lo abbiamo giocato. Prima la palla dorata di Jankovic per Sala, poi Gomez che aggancia al volo e Bizzarri che lo neutralizza. Fino al tiro da 3 punti sulla campana di Emilson (come lo chiamava Donati a sottolineare la sua brasilianità di gioco). Come abbiamo subito, forse meno, le offensive abbastanza confuse di un Chievo abbacchiato. Sulla nostra fascia destra è sempre passato di tutto (e continua la saga…), sulla sinistra praticamente l’unico errore di un uomo della catena, ma in mezzo all’area, ha portato al gol. Il nostro 7 ha spinto molto, tornato poco. Sala al contrario. Consegne tecniche o errori?

5 bis) Oggi potremmo diventare ultimi in classifica. Da soli. Dal ritorno in A, che io ricordi, non siamo mai nemmeno stati in zona retrocessione. Siamo l’unica squadra in questa stagione a non aver mai vinto. Abbiamo quattro punti. Il prossimo che dice “non creiamo allarmismi” vince un ricovero senza ticket. È allarme, rosso. Ora, tutti insieme, ognuno per la sua parte, pedalare. Poi, se sarà B, in B andremo. L’importante sarà farlo con onore e dignità.

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