CINQUE COSE CHE HO VISTO IN VERONA-EMPOLI

CINQUE COSE CHE HO VISTO IN VERONA-EMPOLI

Si vede finalmente un gioco, salvarsi sarà durissima ma è ancora possibile

1) Perdere una partita giocando a calcio è tutta un’altra storia rispetto a perderla non giocando. Non vincere nemmeno una partita su 15 oggi ha un gusto diverso, rispetto a ieri, nonostante nulla, in termini numerici, sia cambiato. In questi mesi siamo stati così disabituati a vedere calcio che avverto un sentimento di “sollievo”: ultimi rimaniamo ultimi, perso abbiamo perso, ma abbiamo, per una volta, sfiorato la vittoria, ci siamo entusiasmati, per un attimo abbiamo dimenticato la classifica e giocando così l’abbiamo resa “inadatta” a quanto visto in campo. Abbiamo tirato in porta: secondo la Lega di Serie A, il Verona in 15 partite ha tirato in porta 44 volte (su 98 tiri totali), ovvero 2,90 tiri a match; oggi la palla ha centrato lo specchio 7 volte su 13 conclusioni totali (dati Lega Serie A). Non credo servano ulteriori commenti.
 
2) Intensità di gioco, forma fisica, corsa, applicazione, carattere, mentalità. In una partita non puoi crearle. Questa squadra aveva già queste qualità in “potenza”, ma non le esibiva. Il perché lo sanno i calciatori e (forse) Mandorlini. Vedendo la partita di oggi si possono fare tante illazioni ma il verdetto è uno: il cambio di allenatore era essenziale, quantomeno per continuare a sperare. Cari uomini al comando, perché avete perso quantomeno quattro partite? Perché, quando era evidente che Mandorlini non ne aveva più, non avete offerto il Carpi e il Frosinone ad un nuovo allenatore? Vedere la squadra corta, la difesa alta, il modulo “variabile” anche a partita in corso, idee nuove… la domanda rimane una: ma perché ci avete voluto male?
 
3) Delneri sembra “serio” nelle sue intenzioni. Sembra perché una partita e mezza (Coppa Italia) non possono bastare per una sentenza. Però, per esempio, Sala ha finalmente un’identità (terzino), Siligardi può dimostrare di essere all’altezza delle aspettative di Setti e Sogliano, Wszolek non è più un mistero e i giovani si sentono tutti in gioco e arruolabili. Quando in conferenza stampa (di grandissimo spessore calcistico, finalmente) gli dicono che Toni ha detto che a fine stagione smetterà, Delneri risponde freddamente che a lui non aveva detto nulla: no, nemmeno il Re oggi può tutto. In cima alla gerarchia dello spogliatoio oggi c’è l’allenatore.
 
4) Bigon 2.0. La scelta del cambio di allenatore il diesse l’aveva maturata dopo il triplice fischio della decima giornata, contro la Fiorentina. A salvare Mandorlini era stata l’ala protettrice del direttore generale Giovanni Gardini. Gardini che avrebbe continuato ancora (dicono fino a gennaio…) con il Grigio. È stato invece Bigon a convincere Setti che un cambio era essenziale ed è così che oggi Delneri siede sulla panchina e pare di assistere ad un nuovo film. Le partite passano, i punti non vengono, arrivare dal Napoli e retrocedere con il Verona rovinerebbe per sempre la carriera del diesse. Per questo pare essersi scrollato di dosso la tutela “cardinalizia” e aver conquistato la fiducia “diretta” del Pres. In vista del mercato di gennaio potremmo vederne delle belle.
 
5) Milan, Sassuolo, Juventus e Palermo prima del giro di boa. I siciliani sono a 9 punti da noi. Io ieri non ci credevo, oggi sì. Non è per l’aria nuova, ma è esclusivamente per quanto visto in campo. Sarà durissima, ma salvarsi oggi sembra possibile. Quantomeno non mi sento rassegnato all’inesorabile retrocessione. Già questa, per me, quest’anno è una sensazione nuova.
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