I segreti dell’allenatore. Bagnoli, Delneri, Fascetti e Maifredi si raccontano

I segreti dell’allenatore. Bagnoli, Delneri, Fascetti e Maifredi si raccontano

Osvaldo: “Il Verona poteva cambiare qualcosa a gennaio, serviva un centravanti”

di Redazione Hellas1903

Ospiti di Raffaele Tomelleri a Palla Lunga e Pedalare in Sala della Disciplina a Bardolino, Osvaldo Bagnoli, Luigi Delneri, Eugenio Fascetti e Gigi Maifredi si sono ieri sera raccontati nell’incontro “L’allenatore ieri, oggi, domani”. Numerosi gli aneddoti e gli spunti offerti dai quattro, ognuno con storie diverse di successo. Queste le principali dichiarazioni degli ospiti.

Delneri

“Un allenatore deve essere credibile per i suoi calciatori, si dà rispetto per riceverlo. I giocatori forti hanno doti naturali, sanno leggere prima le situazioni in campo e bisogna lasciar loro gli spazi, proteggerli, gli altri devono aiutare. Ci sono troppe persone negli staff. Oggi c’è la cultura del lavoro specifico per i calciatori, ma io ritengo che esso si debba fare attraverso il miglioramento della tecnica individuale, il resto si deve fare in gruppo. Meglio le strutture snelle.
Lotta salvezza? Udinese e Chievo non hanno grossi problemi di calendario”.

Fascetti

“Un allenatore quanto incide? Bisogna vedere se la squadra la fa lui o la società, poi si fa con quello  che si ha. Io guardavo molto l’avversario, contro il Verona di Bagnoli mi adattavo. L’avversario va studiato. Bisogna poi adattarsi durante la partita.
Come ci si rapporta coi giocatori? Sivori chiese il pesce fritto una sera prima della partita, l’allenatore glielo concesse. Il giorno dopo fece 3 gol. A volte bisogna essere generali a volte comprensivi.
Cassano? Arrivò  a 16 anni dalla Primavera a fare una partita con la prima squadra del Bari. Pensai subito che giocatori così si contavano sulle dita di una mano.
Si porta indietro un’infanzia difficile, è vissuto allo stato brado. Pensavo che col tempo migliorasse ma non è così, gli si chiude la vena e parte. Per me è venuto a Verona, ha visto la squadra e se ne è andato. E ha avuto ragione. Anche con lui questa squadra non ce la avrebbe fatta, forse qualche punto in più.
L’esonero col Verona nel ’92 non mi è mai andato giù. L’anno prima eravamo senza soldi. Ma con una squadra forte ed esperta fummo promossi in A. L’anno dopo la squadra fu indebolita. Troppi due presidenti (Mazzi e Ferretto, ndr). Noi entrammo in crisi, con la Cremonese sbagliammo due rigori, poi arrivò la sconfitta con la Lazio e l’esonero. Il Verona andò lo stesso in B. La Perdita di Stojkovic fu il vero guaio, poi ci fu la “sciagura” Raducioiu.
Ora la squadra la fanno i procuratori. Ci sono nove persone tra preparatori e tattici. Come si fa? Cosa ci sta a fare un motivatore?
Mancini come allenatore è andato all’università senza fare le elementari. Se fosse il nuovo ct della Nazionale io sarei contrario. Prendere la Nazionale è una gatta da pelare. Ci vogliono giocatori italiani che possano fare esperienza, devono giocare.
Lotta salvezza? Vedo male il Cagliari, le altre hanno un calendario più semplice.

Maifredi

“Il tiki-taka è la rovina del calcio, se lo fanno quelli del Barcellona è un discorso, ma copiarlo senza avere le loro straordinarie qualità è una pazzia.
Come si rapporta un allenatore con la squadra? O si sta al di fuori della squadra o si entra. Io cercavo di entrare, ma è la cosa più pericolosa perchè poi bisogna saperli stoppare quando tendono ad andare fuori dalle righe. In Italia passiamo giorni interi sulla preparazione, gli inglesi e spagnoli meno, lavorano con l’intensità”.

Bagnoli

“Il mio principio era quello che fossero i giocatori a creare il gruppo e a seguirne i principi, seguendo il mio modo di giocare. Andavo a prendere i giocatori che volevo giocassero nel ruolo che avevo pensato io. Poi, però, lasciavo libertà se proprio non volevano starci. Nello spogliatoio e nella vita privata non entravo.
Numeri o schemi? Non saprei, ora il calcio è cambiato. Io facevo la squadra e mettevo i giocatori dove dovevano stare.  Avevo 15 o 16 giocatori. All’inizio della preparazione estiva dicevo: “Questa è la mia formazione”.
All’Inter volevo fare quello che facevo dappertutto. Il primo anno arrivammo secondi, il secondo anno sono stati cambiati dei giocatori, e c’erano dei lavativi nel gruppo. Arrivò l’esonero, poi mi è passata la voglia di allenare. La squadra non mi ascoltava, che ci stavo a fare?
Se ho fatto la storia del calcio? Boh, del resto si gioca per vincere, non per perdere.                                    La stagione del Verona? Potevano a metà strada cercare di cambiare qualcosa, invece niente. Se non hai il centravanti, compralo! E chi è arrivato non era all’altezza”. A.S.

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