IL CASO RAFAEL

IL CASO RAFAEL

Pregi e difetti di un portiere-bandiera sempre in altalena

Di lui si dice sia un ragazzo eccezionale, modesto, educatissimo. Un professionista esemplare che in allenamento da tutto e che mai si sente arrivato.

Le tante, tantissime presenze in maglia gialloblù, unite all’essere l’unico superstite di quel “viaggio all’inferno e ritorno”, lo hanno di fatto reso una bandiera dell’Hellas.

Fino al termine della stagione scorsa, l’esperienza a Verona di Rafael De Andrade Bittencourt Pinheiro, 33 anni e una manciata di apparizioni con il Santos prima di approdare sulle sponde dell’Adige nel 2007, può essere senz’altro considerata positiva.

Tra i salvabili nella peggior stagione di sempre (2007/08), discreto in quella del primo Remondina, deludente in quella successiva dove, assist per Farias a parte nello scontro al vertice con la Ternana, lo si ricorda soprattutto per la folle espulsione con la Spal e l’errore all’ultima di campionato, quando a gioire contro ogni pronostico fu il Portogruaro. Per lui, come per tanti, il riscatto vero iniziò con l’avvento di Mandorlini e la scalata ai play-off, in cui risultò decisivo soprattutto nella bollente finale di ritorno all’Arechi. La consacrazione avvenne nei due anni di B, con prestazioni di rilievo ottenute anche grazie a una difesa solida e che raramente concedeva occasioni. Si parlò di Atalanta e di uno scambio con Consigli, che alla fine saltò.

La prima stagione in A, sull’ondata di entusiasmo su cui viaggiavano squadra e cittá e nonostante i 63 gol subiti in 37 partite, si rivelò tutto sommato positiva e terminò con la (velleitaria) nomina di portiere dal maggior numero di parate in campionato. Il torneo 2014/15 coincise invece con l’inizio di un declino nelle prestazioni e nelle gerarchie all’interno della squadra (appena 22 presenze con 41 reti al passivo), solo in parte mascherato dai tre rigori neutralizzati. Declino che sembra continuare in questo campionato finora decisamente negativo e che potrebbe vederlo relegato in panchina una volta rientrato dalla squalifica.

Rafael dalle sue prime apparizioni in maglia gialloblù fece subito intuire il contrasto fra buone caratteristiche di tecnica di base con i piedi, reattività ed agilità e lacune, anche vistose, nella lettura delle traiettorie, nella tecnica di presa e nel tempo ed esecuzione delle uscite.Dal punto di vista strutturale é considerato un portiere di media statura (187cm) e discreta massa muscolare (80kg), che fa dell’istinto e della forza veloce le sue caratteristiche principali. É rapido nell’andare a terra, coordinato e dotato di una spinta discreta.

Negli anni passati in Italia, grazie ad allenamenti mirati e con metodi diversi rispetto a quelli sudamericani, ha notevolmente migliorato le sue qualitá tecniche di presa e respinta della palla. Questo lo ha reso un portiere di maggiore affidamento, votato all’intervento “reattivo” su tiri da distanze inferiori ai 18 metri.  Al tempo stesso però la difficoltà, e in certi casi impossibilità, di allenare caratteristiche quali il tempismo, il coraggio, l’anticipo e, in parte, la lettura delle traiettorie, ne fanno un estremo difensore incompleto.In particolare la sua titubanza nell’attaccare la palla in uscita lo rende non solo vulnerabile agli occhi degli avversari, ma anche “passivo” nei confronti di una difesa che invece avrebbe bisogno di un aiuto sostanziale nei momenti di pressione.E a dimostrazione di ciò, gioca la statistica dei gol subiti e delle occasioni concesse, che negli anni é rimasta pressoché inalterata e costituita principalmente da sviluppi di cross e tiri dalla distanza.

Tiri, che non gli arriveranno nelle prossime tre partite di riposo “forzato”. Poi, sará Delneri a decidere. E di scenari, qui, se ne possono aprire diversi.

Roberto Gagliardi 

@GagliardiRob

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