Nuovo Bentegodi, i dettagli

Nuovo Bentegodi, i dettagli

Nomi e volti dietro al possibile stadio del futuro per Verona

di Redazione Hellas1903

Il modello viene dall’Inghilterra e dal nuovo White Hart Lane, l’impianto da 65mila posti del Tottenham Hotspur. A Verona, il prossimo Bentegodi avrebbe una dimensione diversa, ma l’impronta è identica.

Si può fare? Molto spesso, in passato, i progetti per uno stadio cittadino sono finiti nel nulla. La Spiana’, la Cava Speziala, la Marangona: tante ipotesi, qualche rendering, tavole rotonde, conferenze stampa, parole, parole, parole. Di fatti, però, non se ne sono mai visti. Ora il tema torna più caldo che mai. E, secondo quanto filtra dai corridoi della politica e attraverso i circoli d’affari coinvolti, la possibilità sarebbe concreta.

Il bando del Comune è pronto e fissa a 120 giorni il termine per presentare delle manifestazioni d’interesse per la realizzazione del Bentegodi del futuro. Entro quattro mesi, dunque, si saprà la verità. Gli attori protagonisti, tuttavia, ci sono già.

Il primo è la Populous, gigante dell’impiantistica sportiva mondiale, basata negli Stati Uniti, a Kansas City, nel Missouri. Populous ha disegnato, appunto, White Hart Lane, ma la serie dei suoi interventi è ampia. Mezza NFL gioca in stadi realizzata da quest’azienda, e lo stesso discorso vale per la Major League di baseball. Quanto al calcio, da anni Popolous è entrata in questo mercato in modo massiccio. L’operazione Tottenham è soltanto l’ultima messa in piedi con grande profusione di energie e competenze.

Attenzione, però: Populous non investe il denaro necessario per costruire gli impianti. Né lo farebbero, nel caso di Verona, i club interessati, ossia l’Hellas e il Chievo (che, al momento, è cauto sull’argomento, mentre in via Belgio c’è un diffuso ottimismo in merito, con un marcato sostegno al piano). Men che meno, ovviamente, il Comune. Sarebbe costituita una nuova società, nella forma della Newco, in cui entrerebbero i finanziatori interessati. Si parla di banche, fondi, grandi imprese. Lo stadio rimarrebbe comunale, ma il gestore sarebbe proprio la Newco, che ne trarrebbe i ricavi.

Nello specifico, lo strumento applicato come collettore del denaro necessario per l’intervento è quello del project financing. Per tagliarla grossa: “Io ci metto i soldi, poi ci guadagno con quello che va dentro lo stadio”. E non si tratta solamente delle partite di calcio, è chiaro. Le aree commerciali sottostanti e gli eventi organizzati (spettacoli, concerti, appuntamenti di richiamo generale) permetterebbero alla Newco di ottenere molti profitti. Il Verona e/o il Chievo stipulerebbero un accordo in concessione per l’utilizzo dell’impianto. Risultato: stadio più funzionale, con meno costi, e maggiori ricavi nei giorni delle partite.

A questo punto, un’altra domanda esige una risposta: chi può garantire il pagamento della somma richiesta – da determinare in base al progetto, ma comunque si parla di decine di milioni di euro – per costruire il Bentegodi del futuro? In realtà, Popolous ha, al proprio fianco, dei finanziatori per questo tipo di attività. Il nome preminente è quello di César Esparza (nella foto), uomo d’affari messicano, con interessi e quartier generale a New York. Con lui, l’International Stadia Group, il cui presidente è Ian Todd, avvocato che ha fondato l’azienda, specialista nello stilare e attuare business plans per finanziare la costruzione di strutture sportive assicurandone la redditività.

Il collegamento tra Verona e la Popolous (e di conseguenza con Esparza e Todd) è stato Thomas Berthold, ex di Hellas e Roma, campione del mondo con la Germania Ovest nel 1990. Alcuni mesi fa, alla fine di marzo, una delegazione di amministratori locali e dirigenti sia del Verona che del Chievo è andata a Londra, visionando il nascente White Hart Lane.

Da allora, i contatti si sono infittiti. Il Bentegodi sarebbe demolito e ricostruito in loco. Piazzale Olimpia rimarrebbe il feudo gialloblù. Nel frattempo, le gare sarebbero disputate in uno stadio provvisorio, che verrebbe allestito, secondo le prime valutazioni, tra il Palasport e via Sogare. Una situazione sovrapponibile a quella di Cagliari, con la Sardegna Arena attrezzata come impianto pro tempore, in attesa che si concludano i lavori per il nuovo Sant’Elia, anch’esso sorto dalle ceneri di quello precedente, con 30mila posti disponibili, finanziato dal consorzio Sportium e firmato da David Manica, archistar che ha siglato anche il rinnovamento del Camp Nou di Barcellona.

Un altro Bentegodi sarebbe un colossale business. Resta da capire se, stavolta, sarà quella giusta per andare oltre i progetti per arrivare ai fatti.

M.F.

@teofontana

 

 

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