Oltre il deserto. La lunga attraversata di Matteo Bianchetti

Oltre il deserto. La lunga attraversata di Matteo Bianchetti

Dal rischio di dover smettere a giocare al ritorno da leader del difensore gialloblù

di Lorenzo Fabiano, @lollofab

Due estati da incubo sul lettino del chirurgo, due lunghe attraversate nel deserto. Roba che neanche il tenente Lawrence…Dentro, il desiderio di tornare e la paura di non farcela. Perché in quei momenti lì, quando sei appeso ad un filo, davanti ti passa tutto ciò che non vorresti né vedere né tantomeno sentire. La forza per uscirne devi mettercela tu. Solo tu. Matteo Bianchetti è uno che sa cosa questo voglia dire. Se c’è una nota lieta in questi tribolati tempi di cose gialloblù è certamente il suo definitivo recupero.

Il calvario ha inizio l’estate dl 2017: Matteo è in ritiro con la squadra, avverte un dolore alla schiena. Pensa non sia nulla di serio e sia dovuto ai carichi di lavoro. E invece la risonanza non dà scampo: ematoma sotto durale del midollo sacrale. Si sottopone a un intervento chirurgico d’urgenza. A rischio non c’è solo il suo futuro da calciatore. «Potevo alzarmi soltanto indossando il busto. Non uscivo mai. Momenti duri» dirà in un’intervista alla Gazzetta dello Sport. Dal tunnel sbuca otto mesi dopo, quando in primavera lo si vede in campo per un paio di apparizioni in un’Armata Brancalepne che sta letteralmente sprofondando. La stagione da tregenda dell’Hellas si conclude con la più scontata delle retrocessioni. In estate la società avvia la rivoluzione, Bianchetti rimane ed è uno degli uomini sui cui costruire la rifondazione.

Ma la iattura non lo molla e a Primiero son di nuovo guai: l’infortunio all’anca sinistra lo rispedisce dritto dritto in sala operatoria. Si ricomincia daccapo. L’intervento fila via liscio, ma di Bianchetti si perdono le tracce. Buio, silenzio e oblio. Davanti c’è un nuovo deserto, Matteo si arma di coraggio e lo attraversa. Faticosamente, ma ce la fa un’altra volta. Il palmeto lo vede (e non è un miraggio) pochi giorni prima di Natale al Picchi di Livorno quando Fabio Grosso lo manda in campo per una ventina di minuti a sostituire l’acciaccato Marrone. Cinque giorni ed è titolare al Bentegodi contro il Cittadella. Seguono due panchine,  la prima a Foggia e la seconda nel disastro di Padova.

A gennaio parte Caracciolo, ma il rinforzo per la difesa il Verona ce l’ha in casa ed è proprio lui. Matteo Bianchetti si guadagna i galloni di titolare fisso nell’inedita posizione di terzino destro, e ripaga la fiducia con prestazioni all’altezza. Attento in copertura, dinamico in fase di spinta. Una garanzia. A La Spezia gioca un match impeccabile: pulito e puntuale negli interventi, sempre presente in proposizione. Sulla fascia destra galoppa come «El Caballo» Alberto Juantorena a Montreal.

Il peggio è alle spalle, perché la vita ti stende ma può anche darti la possibilità di rialzarti. Spetta solo a te coglierla.  A fine partita ai microfoni di Dazn parla da leader: «Ogni partita deve essere una battaglia, ma col nostro gioco e con questa cattiveria possiamo raggiungere il nostro obiettivo» dice. La sua battaglia Matteo l’ha vinta. Ora tocca al Verona seguire il suo esempio. Chissà che non ne venga fuori un’altra bella storia… Bentornato Matteo.

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