LA PRIMA REGOLA DEL CLUB

LA PRIMA REGOLA DEL CLUB

Come non innamorarsi dei giocatori e vivere felici

La prima regola del club, che non è quello del Fight di Palahniuk, Brad Pitt e Tyler Durden, è non innamorarsi MAI di un giocatore. Nei giorni in cui il Verona tratta con il globo terracqueo la cessione di Juan Manuel Iturbe, gli umori della piazza, chissà perché illusa che il pibe di Barracas potesse restare in maglia gialloblù, o andare in luoghi poco irritanti per gli umori del pueblo unido, sono confusi.
 
Dato che l’abbiamo scritto settimane fa, non siamo restii a confermarlo: il prossimo Verona perderà i pezzi migliori della scorsa stagione per scelta societaria, legata a questioni di bilancio e di gestione. Poi andrà sul mercato per ricostruire. Severo ma giusto? Sulla prima parte siamo d’accordo, sulla seconda dirà il campo, il Minosse che dà giudizi imponderabili agli umani quanto ineccepibili.
 
Passando al lato personale delle vicende di cui si discetta, a scrivere è chi è cresciuto nel mito di Preben Elkjaer. Ma, anzi, il ricordo va a quando Maurizio Iorio, un altro dei primi idoli, rientrò alla Roma dopo una stagione strabiliante al Verona. Dimenticare chi me lo disse, dove e quando, è cosa impossibile. E molti bimbi, mi confessano dei padri, sono tenuti all’oscuro del futuro di Juancito Iturbe, entrato nei cuori dei più piccoli non solo per il suo talento, ma anche per lo sguardo allegro e il sorriso contagioso.
 
Facciamocene una ragione: il calcio è un business. Vi piace? Okay, continuate a seguirlo e accettate che il campione che vi ha incantato per un anno se ne vada a giocare in una squadra che dacché siete nati non sopportate. Non vi sta bene? Ci sono altri mondi da esplorare. La botanica, il cricket, l’origami.
 
D’accordo non lo si è, su queste pagine, ma così gira il mondo. E dato che non si sente aria di rivoluzione, da queste parti, lo status quo non è battibile. Se la pensate in maniera differente, tuttavia, siamo certi che potrete guardarvi con maggiore orgoglio allo specchio al mattino. E crescere figli migliori.
 
MATTEO FONTANA
 
 
 

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