L’11 è il numero perfetto

L’11 è il numero perfetto

La magia dei grandi del passato gialloblù tocca anche Pazzini

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Il calcio è fatto della poesia che c’è anche nei numeri. E questa è una ragione in più per pensare che il vecchio football, seppure divenuto un circuito per agevolare gli interessi dei molti comitati d’affari che lo comandano, sia sempre uno splendido gioco. Naturale che da bambini, quando scocca l’amore per il pallone (“improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé”, scrive Nick Hornby, paragonandolo al sentimento che si prova per le donne), a suggestionare siano gli inventori di quel gioco, e ancor di più quelli che lo finalizzano.

Il numero 10, intanto. E il numero 9. Poi, c’è quell’altro.  L’11. Doppio sulla maglia, doppio nella valenza. Un attaccante, quindi votato a segnare, ma non è un semplice centravanti. Può essere uno che si allarga e gioca da ala, che parte da lontano. Oppure una di quelle punte che stazionano sì in area, ma che svariano su tutto il fronte offensivo. Devi essere intelligente, quando sei un 11. Questo, perlomeno, prima che nascessero le maglie personalizzate, per cui l’11 (ma perfino l’1) si è svuotato di significati tecnici per tramutarsi in una delle tante tombolate dei tempi moderni.

Eppure, quando vedi Giampaolo Pazzini segnare, “questo” Pazzo, non il ragazzo immalinconito che lo scorso anno, preso tra le grida di mercato, si era ritrovato a fare da panchinaro, ad avvilirsi tra le riserve senza nemmeno alzare la mano per dire che lui non l’aveva capita così (questione di buona educazione), torna la magia dell’11. Pazzini che ha dovuto fronteggiare gli infortuni, le sventure di una stagione balorda, che è riuscito comunque a marchiare la prima vittoria dell’Hellas del 2016, nel 2-1 all’Atalanta, e a contribuire al 3-1 nel derby con il Chievo e al 2-1 al Milan.

Il numero 11 è un doppio sogno. La memoria personale rinvia al primo ricordo di quella casacca. Numero 9 Antonio Di Gennaro, numero 10 Dirceu, numero 11 Domenico Penzo. Centravanti nato, Nico, che in uno dei Verona più belli di sempre segnava gragnuole di gol e correva su e giù a far da sponda e a innescare gli inserimenti dei centrocampisti, seguendo i dettami di un maestro silenzioso e geniale, Osvaldo Bagnoli.

Il numero 11 è il racconto di quel che non si è vissuto, perché l’età non lo consentiva. Gianfranco Zigoni, i capelli lunghi e la posa storta nelle foto dei gialloblù negli anni ’70. Gli aneddoti raccontati da padre in figlio sulle sue follie. Come quella canzone degli Stadio: “Chiedi chi erano i Beatles”. Ecco, chiedi chi era Zigoni, tra macchine sfasciate, bevute omeriche, bulli e pupe, e vedi di non fermarti a Verona-Milan 5-3.

Il numero 11 è Lui. Quel nome lungo come un’ammiraglia, come un treno intercontinentale, come tutta la Danimarca. Lui è Preben Elkjaer Larsen. Lui è un urlo di ribellione. Lui è l’illuminazione di una sera d’estate, nel 1984, Verona-Kaiserslautern, amichevole vista dal settore Parterre. Pochi minuti, qualche scatto furioso, Lui che si avvicina alla linea laterale, raccoglie il pallone per rimetterlo in gioco, è rosso in volto e somiglia a quel che doveva essere Lucifero prima di rivoltarsi contro Nostro Signore e sprofondare all’Inferno. Ma Prebenelkjaerlarsen non voleva distruggere il Paradiso. C’era già arrivato: era Verona, era il Verona.

Ci sono stati altri 11 che sono entrati nell’immaginario, che hanno mozzato il fiato. Che hanno reso le domeniche (o i lunedì, o i sabati, o i giovedì, o tutti gli altri giorni della settimana in cui, ormai, si gioca…) più dolci, ebbri e dionisiaci e apollinei assieme, e di nuovo sentirsi bambini e potersi ripensare con le gambe appena inclinate per abbassarsi all’ingresso con la “maschera” che faceva cenno di entrare. Nanu Galderisi, dopo Penzo e prima di Elkjaer, quando il 9 era di Maurizio Iorio e una città intera abbracciò il Puffo che l’avrebbe fatta sognare. La doppietta di Fabrizio Cammarata alla Juventus, era il 2000, era un Hellas celestiale. Il gol di Thomas Pichlmann, gentiluomo viennese dimenticato per mesi e riemerso per decidere con un tiro intriso del terribile splendore dei piedi di Matthias Sindelar una partita di inizio novembre con il Brescia.   Emozioni diverse trasmesse dalla forma di quel numero perfetto.

Un 11 è per sempre.

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Preben Elkjaer segna senza scarpa contro la Juventus
Gianfranco Zigoni in campo con il Verona in un derby col Vicenza
Gianfranco Zigoni in campo con il Verona in un derby col Vicenza
Fabrizio Cammarata "vola" per l'Hellas
Fabrizio Cammarata “vola” per l’Hellas

 

8 commenti

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  1. GINO DAL BAR - 2 mesi fa

    …ma dai, ma perche’ scrivi cose che non corrispondono al vero? Che senso ha?
    “…non il ragazzo immalinconito che lo scorso anno, preso tra le grida di mercato, si era ritrovato a fare da panchinaro, ad avvilirsi tra le riserve senza nemmeno alzare la mano per dire che lui non l’aveva capita così (questione di buona educazione)….”
    Pazzini era arrivato ben conscio che sarebbe stato, almeno per il primo anno, la riserva di Toni…suo grande amico, con il quale aveva parlato, insieme ad allenatore e presidente…doveva semplicemente raccoglierne gradualmente il testimone…le cose poi, causa infortuni, stagione avversa, ed allenatori andati in confusione (soprattutto il secondo…), sono andate diversamente.
    Ma perche’ vuoi farlo passare da citrullo?

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    1. Matteo Fontana - 2 mesi fa

      Buongiorno Gino,
      che Pazzini lo scorso anno fosse immalinconito di dubbi non ce ne sono, basta vederlo ora, rigenerato e sorridente (e auguriamo a lui e al Verona che sia sempre così). Mi pare che sia lei, con rispetto parlando, a farlo passare per citrullo: se un giocatore della caratura di Giampaolo Pazzini accetta a 31 anni il ruolo di riserva, seppure di un amico – ma in campo ci si vuole andare sempre, al di là dei rapporti personali -, significa che o è demotivato oppure si sta cercando un anticipo di pensione dorata. Giampaolo Pazzini non mi pare questo genere di professionista, né di uomo. Di sicuro, se presidente e allenatore, insieme allo stesso Toni, gli hanno presentato un “progetto” (parola che mi suscita sempre un certo effetto sgradevole) del genere e lui l’ha accettato, a scontarne il prezzo – ingaggio compreso, seppure, come dichiarato dalla società, non elevato come ci si poteva attendere visto il pedigree del giocatore… – è stato, e pesantemente, il Verona. L’esito lo conosciamo tutti. Prima dell’infortunio di Luca fu impiegato per manciate di minuti, inezie per una punta che ha segnato gol in abbondanza in carriera, e a notevolissimi livelli. Poi si è fatto male anche il Pazzo, purtroppo per l’Hellas. Quanto alla confusione del secondo tecnico, le ricordo che i 6 gol segnati Giampaolo (eccezion fatta per il rigore con l’Udinese) li ha fatti proprio con il suddetto. Ma questa è acqua che non macina più. La ringrazio, un cordiale saluto. M.F.

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      1. GINO DAL BAR - 2 mesi fa

        …quindi Pazzini e’ arrivato a Verona con un contratto annuale? Un biennale? Oppure, mi pareva, un quinquiennale? Cioe’ un contratto che gli garantiva una certa continuita’ anche in futuro (altro che pension…)? E non ha raccolto in testimone di Toni in questa stagione? (anche la fascia…)
        Quindi…de cosa steto parlando?
        E per la cronaca, prendeva meno di Toni, Romulo, e di Marquez…
        Chi c’era l’anno scorso di non ‘immalinconito” in una squadra ultima dalla prima all’ultima giornata?
        Ripeto, che senso ha scrivere cose, risapute, che non corrispondono al vero?

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        1. Matteo Fontana - 2 mesi fa

          Gentile Gino,
          sull’ingaggio di Pazzini mi sembra di essere stato chiaro nella mia risposta, quindi non aggiungo ulteriori elementi a quanto già affermato. D’altronde converrà, dato che sono certo che ne abbia le competenze, che il giocatore non sarebbe passato al Verona se non a fronte di un’offerta contrattuale a lungo (lunghissimo) termine. Non vedo il senso del ragionamento sul testimone di Toni raccolto in questa stagione: avrebbe senz’altro preferito farlo in Serie A, ma la cattiva gestione dell’intera vicenda non è costata poco al Verona. D’altro canto, se entriamo in un ambito tecnico, c’è da chiedersi come mai l’allora allenatore si fosse detto disposto a variare modulo un anno prima, quando Paulinho disse di no all’Hellas quando ormai era prossimo alla firma, e non per Pazzini. Prevengo la sua osservazione: sono certamente diversi, ma una compatibilità si può trovare, lavorando sul campo. Sull’immalinconimento generale, peccato che qualcuno, e qui chiunque può avere una legittima opinione diversa sulle responsabilità specifiche, l’abbia causato a suon di (gravi) errori. E questo, dispiace per l’Hellas, corrisponde al vero. Come pure il prolungato immobilismo nelle scelte che hanno portato a una stagione disastrosa. Ora, mi scusi: è acqua che non macina più, ripeto. Penso che anche lei stia apprezzando questo buon avvio del Verona, con l’auspicio che la squadra prosegua così. Sarà felice lei, da tifoso, il presidente Setti, da dirigente e imprenditore, e Pazzini, che insegue il ritorno in Serie A che merita per le capacità che ha e che, ora, riesce a dimostrare in gialloblù. La ringrazio e le porgo, una volta di più, un cordiale saluto. M.F.

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          1. GINO DAL BAR - 2 mesi fa

            …ma ti rendi conto che scrivi in base ai tuoi giuduzi e pregiudizi e nemmeno te ne accorgi? (e non sta pubblicarlo che non me ne pol fregar de meno…)
            Scrivi che Pazzini aveva giocato solo una manciata di minuti con Mandorlini…Toni si e’ infortunato non alla 20 giornata…ma alla 4 giornata…E, come da copione, perche’ questo era il suo ruolo, e’ entrato Pazzini…sostituire Toni in caso di infortunio e cali fisici…poi, sfortuna ha voluto, che si sia infortunato nella partita successiva.
            A te, forse, non andava bene che Pazzini facesse panchina, perche’ lo volevi in campo assieme a Toni, ma questa e’ una tua opinione…ma i patti erano ben diversi senza nessun cambio diu modulo in programma. Gliel’hai mai chiesto se era “immalinconito” a causa della panchina? Ti rispondo io, no. E’ solo un’altra tua opinione, ben diversa dai FATTI ai quali doivrebbero attenersi i giornalisti (il che’ non ti impedisce di scrivere le tue opinioni, ma che e’ deontologicanente sbagliato volerle spacciare per fatti…). Pazzini l’anno scorso segnava poco, sbagliava gol facili (va a rivederti quello sbagliato sotto la Curva contro il Chievo…) ed giocava in una squadra ultima in classifica, ed era scontento. Quest’anno ha segnato 4 reti in e partite e mezzo, siamo secondi in classifica, ed e’ contento. No che l’era malinconico perche’ el s’ha cata’ in panchina senza saverlo come un ebete…Hai ripicche personali contro Tizio Cajo e Sempronio per l’anno scorso? Ciapetela direttamente con lori…oppure, godete el momento se “l’acqua non macina piu'” senza continuar a voler battar sul stesso ciodo… 😀 …

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          2. Matteo Fontana - 2 mesi fa

            Guardi che non ho ripicche: il tempo è sempre un giudice onesto, basta essere pazienti, e nella vita i rancori sono roba per piccoli “uomini”. Mi duole, piuttosto, la sua ultima affermazione, che è greve e fastidiosa. Ma gentiluomini si nasce, non si diventa. Veda di non essere offensivo: se vuole ragionare di calcio con intelligenza, come ha fatto nelle sue precedenti osservazioni, sarò/saremo sempre disponibili al confronto di idee. Il resto, lo tenga per sé e per i suoi “amici” del bar, con cui si vede che si trova bene. Non credo altrettanto loro con lei, da quel che risulta….. Ad maiora!

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          3. GINO DAL BAR - 2 mesi fa

            …nella mia ultima “affermazione” c’era uno smile…ma f a i stesso…mi duole invece constatare che Lei non sia al corrente che la nostra tifoseria, alla quale sono fiero di apprtenere, e della quale spesso decantate le lodi, sia composta spesso da gente da bar e a volte becera…la quale, priva di titoli signorili, non usa soffermarsi spesso sulle “galanterie”, trovandole malinconiche e inopportune…come mi duole rilevare che la Sua ultima affermazionesi basi ancora solo su pregiudizi e non sui fatti. Saluti e baci.(cordiali i primi)

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          4. Matteo Fontana - 2 mesi fa

            Per fortuna al bar ci vado anch’io… Più che altro mi spiace aver notato che Lei, sempre così puntiglioso e metodico nelle analisi, gradisca, di tanto in tanto, i toni beceri, quando basterebbe essere precisi (pur nella discordanza delle idee) come spesso fa, al punto da mostrare uno stile sferzante e ironico, vagamente britannico, come se fosse nato a Londra. Mi permetta di dirLe che preferisco, in questi spazi – non al bar -, i modi di argomentare opportuni che Lei sa mostrare. Saluti sempre cordiali. M.F.

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