Quel grande sentimento popolare che si chiama Verona

Quel grande sentimento popolare che si chiama Verona

Hanno festeggiato i 45 anni, sono un simbolo senza tempo: una cena con le Brigate Gialloblù

Non mi definisco un populista ma amo il popolo e le sue manifestazioni. Ma allora che sono…??? Me lo chiedevo l’altra sera mentre mi trovavo a tavola a un raduno natalizio di vecchie pantere delle Brigate Gialloblù. Viviamo un’epoca dove si dà molto credito al popolo, salvo poi tradirlo regolarmente. Sebbene il calcio sia ciò di quanto più popolare esista, il palazzo che lo governa non perde occasione di mostrarsi sordo, chiuso e miope di fronte a ciò che la sua gente chiede.

La forbice negli anni del marketing, dei decoder, e inutili sciocchezze quali ad esempio l’orrida tessera del tifoso, si è allargata. In sala oltre ai profumi del vino rosso e della buona cucina si respirava aria d’identità e di appartenenza, valori ancora vivi in gradinata, ma da tempo desueti in campo. Reperti archeologici dei palloni moderni. Ho rivissuto gli anni della mia vivace gioventù attraverso i ricordi d’esperienze vissute. Ho rivisto gente che non vedevo da oltre vent’anni: c’era questo, c’era quello, c’era quell’altro, e c’era quest’altro. Un ambiente trasversale tra chi oggi a distanza di tanto tempo conduce una vita agiata e chi tribola ad arrivare a fine mese, tra chi frequenta bei ristoranti e chi nei bei ristoranti serve in tavola, tra chi guida il macchinone e chi il camion di notte, tra chi sta dietro a una scrivania e chi in fabbrica o al banco dell’ortofrutta, tra chi lavora e chi il lavoro non ce l’ha, tra chi vota Si e chi No.

Insomma, una comunità del senza se e senza ma, dell’uno per tutti e tutti per uno. La curva è stata, e tuttora è, la casa del popolo, la palestra di vita dove siamo cresciuti e conosciuto i canoni della legge del taglione, aborrita dai buoni intendimenti di casa, chiesa e scuola, ma che la quotidianità impone. Pensavo a cosa possa rappresentare oggi l’animale da curva, una specie munita di sciarpa, bandiera, e ugola, che con orgoglio recita versi politicamente scorretti e non fa sconti all’ipocrisia imperante. Alla fine, in quest’ottica una risposta l’ho trovata rivedendo in sala il villaggio gallico che non si arrende di fronte alle legioni di Cesare. L’altra sera di Obelix, Asterix, Panoramix, e Abraracurcix,  magari appesantiti e ingrigiti, ne ho visti e con loro mi sono pure divertito come non mi capitava da tempo. Appuntamento al prossimo anno quindi, speriamo in Serie A. 

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