Trent’anni di Brema. E la musica finì

Trent’anni di Brema. E la musica finì

Il 16 marzo 1988 il Verona giocò il ritorno di Coppa Uefa col Werder. Fu la sua ultima partita internazionale

di Matteo Fontana, @teofontana

Sono scappati via trent’anni. Era il 16 marzo 1988. Migliaia di veronesi erano saliti in Germania, al tempo ancora Ovest, per seguire l’Hellas. Tutti gli altri erano incollati davanti alla tv, per la diretta Rai della gara di ritorno dei quarti di Coppa Uefa. I gialloblù giocavano con il Werder Brema.

All’andata avevano perso per 1-0, beffati da un gol di Neubarth, lungo attaccante che anticipò Dario Bonetti e segnò di testa. Giuliano Giuliani, proteso in tuffo, non poté arrivarci. Preben Elkjaer, a fine gara, si scontrò con lo staff del Werder e fu squalificato. In Germania non ci sarebbe stato. In più Silvano Fontolan fu trovato positivo al Micoren, un farmaco lecito in Italia, ma vietato in Europa, e venne stoppato per un anno dalle competizioni internazionali.

Così il Verona andò a Brema per la sua ultima, grande recita. Fu una partita leggendaria, quella del Weserstadion. Il Werder stava per vincere la Bundesliga. Era una squadra fortissima e apparentemente insuperabile, organizzata da Otto Rehhagel, tecnico tetragono.

Fu una battaglia epica. L’Hellas fu schiacciato all’indietro per un tempo. Si giocò nel fango di un campo travolto dalla pioggia. Marco Pacione, il centravanti del Verona, sembrava un soldato in trincea, là davanti a guerreggiare con i  carroarmati del Werder, Schaaf e Kutzop. Poco dopo la mezz’ora segnò, con un tiro perfido, Sauer, e le speranze, sembrava, sparirono.

Sembrava, appunto. Perché l’Hellas, nella ripresa, andò all’assalto. Colpì una traversa con Beppe Iachini. Subito dopo, Giuseppe Volpecina incornò il pallone dell’1-1. All’improvviso, tutto divenne possibile. Il Verona mise all’angolo il Werder, che tremò più volte. I tifosi gialloblù fecero vibrare il Weserstadion con cori di sconfinato vigore e bellezza. Era a un passo dall’impresa, l’Hellas. La tensione salì. Antonio Di Gennaro fu espulso. La partita si chiuse.

Finì la musica, e con essa anche la storia europea del Verona e un intero ciclo. Al termine della stagione andarono via Elkjaer, Domenico Volpati, Fontolan e Sacchetti. Osvaldo Bagnoli restò, ma l’Hellas non fu più quello di prima. La magia si era spenta con luci di Brema.

Sì, sono fuggiti via troppo in fretta questi trent’anni.

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