Hellas sei vivo, ma attento alla retorica della “bella” sconfitta

Il Verona c’è, però a Cittadella sono stati pagati errori gravi: serve rimediare a tempo di record

di Matteo Fontana, @teofontana

Tutto ancora in gioco.

Il 2-0 con cui il Cittadella ha atterrato il Verona, nell’andata della finale dei playoff per la Serie A, lascia aperti i conti in vista della partita di ritorno. Risultato bugiardo, ripete Alfredo Aglietti, e ha ragione, perché l’Hellas, oltre al pari, un gol l’avrebbe più che meritato. Ne serviranno due, senza subirne, per essere promossi. I gialloblù sono in grado di farcela, sospinti da un pubblico imponente: almeno 20000, gli spettatori annunciati al Bentegodi.

Attenzione, tuttavia, a non cadere in una trappola psicologica: il Verona non ha perso per caso, a Cittadella. La retorica della “bella” sconfitta (e siamo in odor di ossimoro) va abolita alla svelta, anche perché di tempo non ce n’è. Per 10′ l’Hellas è stato disintegrato. L’approccio è stato disastroso. Ha incassato una rete, ha concesso sei corner in 7′ alla squadra di Roberto Venturato, che a furia di dai è giustamente passata in vantaggio. Un errore grave, l’atteggiamento iniziale del Verona. Certo, in campo c’erano degli avversari di notevole valore, dotati di eccellente organizzazione, ma se c’era una cosa fuori discussione, palese per chiunque, era che il Cittadella sarebbe andato subito all’assalto. Sono mancate le contromisure, e così il percorso dell’Hellas si è fatto in salita.

Il palo colto da Karim Laribi è stato lo schiocco con cui ci si risveglia dall’incubo. L’1-1 sarebbe stato meritato, in primis per quel che è accaduto nel secondo tempo, più che nell’ultima mezzora del primo, in cui il Verona ha esercitato una buona pressione ma è stato controllato con accortezza dal Cittadella, affidandosi spesso a un insistito possesso palla, il che ha rinviato alla gestione di Fabio Grosso.

Poi, Paleari ha preso di tutto e di più. L’Hellas fiutava il pari, ma il tremendo sbaglio che ha dato il la al bis di Diaw è stato un verdetto. La traversa colta da Pazzini è ancora lì che trema. Verona sfortunato, d’accordo, ma il sorriso del Fato bisogna sempre guadagnarselo.

L’Hellas di oggi è una squadra, è un gruppo. È vivo, con i suoi pregi e i suoi difetti. Non si cada, comunque, nella percezione falsata che ha contrassegnato altri spareggi gialloblù, su tutti quello del 2007 con lo Spezia. Allora, dopo l’andata, dominata (ben di più di ieri) e persa, non c’era nessuno che non credesse che un gol sarebbe arrivato e che la salvezza, in B, sarebbe stata raggiunta. Adesso devono arrivarne di più. Due, tre, forse quattro. Dipende dall’attacco, dipende dalla difesa, e dal dinamismo del centrocampo, un lato debole che ha sofferto in modo evidente il moto perpetuo del paradigmatico Iori e dei suoi soldati. Se il Verona ha ceduto al Cittadella al Tombolato c’è un perché, e va scoperto ben prima di domenica sera.

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