Viviani via o il sacrificio dell’alfiere: Verona alla Fischer

Viviani via o il sacrificio dell’alfiere: Verona alla Fischer

La cessione del centrocampista al Bologna come una scelta necessaria

Tra luglio e settembre del 1972, a Reykjavik, in Islanda, si giocò la più celebrata partita di scacchi di ogni tempo. In piena guerra fredda, a sfidarsi nella finale mondiale furono il sovietico Boris Spasskij e lo statunitense Bobby Fischer. Un confronto che toccava argomenti politici, negli anni in cui l’opposizione tra blocchi di potere era al picco.

Durante uno degli incontri iniziale Fischer compì una mossa che fece sobbalzare gli osservatori, consentendo di fatto a Spasskij di intrappolare il suo alfiere, facendoglielo perdere. Fischer fu costretto al ritiro in quella partita. Ancora adesso, nelle comunità scacchistiche, si discute la natura di quello che che è definito, appunto, “il sacrificio dell’alfiere”.

Ieri si è chiuso il mercato e il Verona ha ceduto, con Filip Helander, Pawel Wszolek e Federico Viviani. Su quest’ultimo si è discusso per un’intera estate, tra i tira e molla del suo agente, Giampiero Pocetta, che un giorno ne dava per certa la partenza e l’altro, invece, riferiva di come l’Hellas l’avesse dichiarato incedibile. Da parte sua, la dirigenza del Verona ha sempre affermato che Viviani sarebbe stato ceduto soltanto in caso di un’adeguata (ed elevata) offerta economica.

Nel frattempo, nel ritiro di Racines, Fabio Pecchia ha dichiarato che il “suo” Hellas lo stava costruendo proprio attorno a Viviani. Poi, sul filo del gong, Viviani è andato al Bologna in prestito con diritto di riscatto, fissato a 5 milioni di euro. Insomma, alla Fischer, il sacrificio dell’alfiere.

A Reykjavik, poi, lo scacchista dell’Illinois, stravagante, ossessivo, maniacale e geniale, vinse il titolo, sconfiggendo Spasskij. Aveva rinunciato a una partita, con quella mossa, ma da lì aveva costruito il proprio successo. Viviani come l’alfiere lasciato cadere da Fischer? Ragioniamoci sopra. Il giocatore desiderava la Serie A, si portava appresso uno stipendio cospicuo, di poco inferiore ai 400mila euro netti (che al lordo sono 800mila), se a Bologna dimostrerà di avere quella qualità che i troppi infortuni non gli hanno permesso di esprimere nello scorso campionato l’eventualità del riscatto consentirà al Verona di ricavare una plusvalenza da iscrivere a bilancio. Altrimenti, ne riparleremo.

Pecchia, dopo la gara di Coppa Italia con il Foggia, in cui Viviani non aveva brillato, gli ha preferito Marco Fossati, in alternativa a Leandro Greco e a Daniel Bessa, nel centrocampo con il regista a rotazione, con il Crotone e nel debutto nella nuova B con il Latina. Tutto sommato, allora, non pare che abbia costruito attorno a Viviani la squadra.

Siamo sicuri che l’alfiere non sia stato sacrificato cum grano salis? Lo sapremo a giugno. E se Filippo Fusco sarà stato come Bobby Fischer, il Verona potrà vincere il proprio mondiale di scacchi.

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