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Pagelle, Simeone uragano, Caprari favoloso, Tameze trascinatore

Getty Images

Magnani cancella Henry: ecco Big Jack. Lasagna entra bene. Montipò, che pasticcio. Cuore Dawidowicz

Matteo Fontana

MONTIPÒ 4,5

 

Errore grottesco sul gol di Henry. È il 3-0, quello che, pensano (quasi) tutti, chiude la partita. Il pasticcio lo fa non capendosi con Dawidowicz, la responsabilità è grave. Insicuro anche sulle prime due reti. Poi il Verona fa il miracolo della rimonta, così anche la sua giornataccia pesa di meno.

 

CECCHERINI 6

 

In grande difficoltà come l’intero Hellas nel primo tempo, nella ripresa è tra i primi ad alzare subito la testa. Interviene con prontezza su alcuni palloni vaganti quando il Venezia è ancora pericoloso, dà la carica.

 

DAWIDOWICZ 6

 

Malissimo da perno centrale della linea a tre, non ne becca una, è suo malgrado co-protagonista del disastro del terzo gol. Eppure se c’è un simbolo di questa pazza partita dell’Hellas è proprio lui: sul 3-1 infastidisce Henry, che se la mette in porta, riaprendo la gara. Poi spinge sulla destra, tenta il cross, è un esterno aggiunto. Si fa male, chiede il cambio, ma dopo resiste, fino a magnifico epilogo: ha un cuore grande così. Non si può non volergli bene.

 

CASALE 4,5

 

Prestazione evidentemente negativa. Preso in mezzo a ripetizione dalle punte del Venezia, appare scombussolato, incerto, timoroso. Tudor lo toglie dopo 30’. Ha testa e gambe per rifarsi presto.

 

FARAONI 6

 

Henry gli balza sopra la testa nell’occasione che porta al gol di Ceccaroni. Come ogni gialloblù, per 45’ è assente. Mai un’accelerazione, mai uno scatto. Tante, invece, le sbavature. Si trasforma insieme alla squadra, ne surriscalda l’assalto, da leader nato qual è.

 

TAMEZE 7

 

Trascinatore. Metro su metro cuce l’avanzata del Verona, toglie spazi ai centrocampisti del Venezia. Anche lui è un’icona per questa pazza vittoria dell’Hellas. Conferma di essere imprescindibile, perché all’enorme quantità ha pure abbondante qualità nella gestione della palla.

 

VELOSO 5,5

 

L’unico acuto del Verona nel primo tempo-horror è suo: una punizione arrotata che trova la grande risposta di Romero. Cerca di dare ordine in mezzo, ma fa molta fatica. Tudor decide di cambiarlo.

 

LAZOVIC 6

 

Dal suo traversone che scavalca Romero nasce il rigore che mette l’Hellas sulla lunga corsia di sorpasso, con l’espulsione di Ceccaroni. In questa fase della stagione di brillantezza non ne ha molta. A Venezia fa valere quella che può mostrare.

 

ILIC 5,5

 

Spaesato, non trova la corretta posizione in campo. Di fatto agisce da cambio di Barak, per dopo, una volta uscito Veloso, muoversi da regista, secondo attitudine. Meglio nel secondo caso che nel primo, ma per talento e classe occorre che dia di più.

 

CAPRARI 8

 

Viene da pensare alla traduzione delle parole della splendida “Bridge over troubled water”, capolavoro di Simon & Garfunkel, per dire di lui: “Quando i tempi diventano duri/E non riesci a trovare i tuoi amici/ Come un ponte sopra acque agitate/Io mi stenderò”. Il ponte (a Venezia, l’accostamento viene da sé) sulle acque agitate è il Dieci dell’Hellas: prende per mano la squadra, è di ghiaccio sul rigore, inventa calcio. Favoloso.

 

SIMEONE 9

 

Ora come ora, in Italia di attaccanti come il Cholito ce ne saranno giusto un altro paio. Vlahovic, sì, e magari Lautaro. Non è un’iperbole, sono i numeri a chiarire il concetto. Gol fatti da “Nanni”, 11. Fenomenali quelli con cui abbatte il Venezia. Di cesello, di cannone il secondo. Un uragano, una forza della natura.

 

 

MAGNANI 7

 

Henry, che fino al suo ingresso in campo era parso non soltanto omonimo, ma copia conforme del leggendario Titì, diventa una presenza sbiadita quando ad appiccicarglisi addosso è Big Jack. Tudor rimedia allo sbaglio di non schierarlo dal via. Poteva essere già tardi, invece il calcio è matto e il Verona vince.

 

 

LASAGNA 6,5

 

Subito con la spina attaccata, manda in confusione la difesa di Zanetti. Entra con lo spirito giusto.

 

BESSA 6

 

Dà le giuste cadenze al gioco nella volata della gara.

 

 

TUDOR 7

 

Un Verona brutto come quello del primo tempo non si vedeva da molto. Per gli svarioni, ma ancor di più per la lentezza di pensiero, per la mancanza di idee, per la totale incapacità di “mordere” un avversario che era in largo vantaggio con ampio merito proprio per quel che aveva fatto e che, al contrario, l’Hellas aveva colpevolmente concesso. Però l’omone di Spalato smussa gli errori che ci sono stati, a cominciare dall’inserimento di Magnani, lancia Lasagna quando serve, ritrova l’Hellas migliore, vince e vola a 23 punti: il Boss è sempre lui.

 

 

 

 

 

 

 

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