L'ex centrocampista gialloblu: "Già negli anni passati il club ha venduto diversi giocatori"

Colonna del centrocampo dell'Hellas tra il 1981 e il 1988, con cui ha vinto lo storico scudetto sotto la guida del leggendario Osvaldo Bagnoli, Antonio Di Gennaro ha parlato ai nostri microfoni sul momento attuale del Verona.

di gennaro

Diversi sono infatti i cambiamenti che sta operando il club di Setti, a partire dalla dirigenza. Tony D'Amico è da poco diventato direttore sportivo dell'Atalanta. Stesso discorso per quanto riguarda la panchina, con Gabriele Cioffi che subentrerà a Igor Tudor.

Di Gennaro, cosa pensa di questo addio di D'Amico? 

"Parliamo di una persona che ha fatto un grandissimo lavoro in questi anni, specie nel cercare e trovare giocatori molto interessanti grazie ai quali il Verona ha fatto ottime plusvalenze. Non pensavo D'Amico dicesse addio, ma è anche vero che al momento l'Atalanta è un gradino sopra il Verona e cercherà inoltre di rilanciarsi".

Come suo sostituto si parla di Marroccu. 

"Lo conosco per quello che ha fatto in questi anni al Cagliari e so che è un uomo fidato di Cellino. Al di là del singolo nome, deve crearsi la giusta alchimia tra un ds e l'allenatore, proprio come è successo in questi anni tra D'Amico e Juric e poi con Tudor. Dal canto suo il club deve mettere a disposizione il budget e fare calcio nel modo giusto".

E di Cioffi invece qual è la sua idea? 

"Con l'Udinese ha proposto un buon gioco sia in casa che in trasferta. Molto simile all'Hellas a livello di mentalità. Chiaro che poi dipenderà anche dai giocatori che avrà a disposizione e dal modulo che adotterà".

In A però ha allenato solo in questi mesi. Potrebbe essere un azzardo questa scelta di Setti?

"Nel calcio possono bastare anche sei mesi. L'importante è avere personalità e motivazione, sono queste cose a fare la differenza".

Più in generale, cambiare così tanto in una sola sessione potrebbe essere rischioso non trova? 

"Anche gli anni scorsi il Verona ha fatto molte cessioni, penso a Rrahmani, Kumbulla e Amrabat. Quest'anno sono esplosi Caprari, Ilic e Tameze. Senza dimenticare Barak. Si tratta di dinamiche che non riguardano solo il Verona e dipendono anche dalle ambizioni della società: se l'obiettivo è arrivare tra le prime dieci allora è un discorso, se invece un club punta all'Europa l'asticella chiaramente si alza, includendo l'aspetto economico e degli ingaggi dei singoli giocatori. In quest'ultimo caso il discorso cambia".

Certo, ma in questo caso la smobilitazione sembra essere più grande.

"Il Verona ha sempre saputo sostituire al meglio i giocatori andati via. L'importante è che la società conservi la mentalità che ha avuto in questi anni che ha permesso all'Hellas di dire sempre la sua in campionato".

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