FERRARI: “VERONA SEMPRE NEL CUORE. E TONI…”

di Redazione Hellas1903

Nicola Ferrari era in campo il 18 maggio di due anni fa, quando il Verona, pareggiando per 0-0 con l’Empoli al Bentegodi, fu promosso in Serie A.

Il centravanti, ora al Modena, ha ricordato quel momento, culmine della sua esperienza in gialloblù, e ha commentato, in un’intervista rilasciata al Corriere di Verona oggi in edicola, le vicende dell’Hellas di oggi.

Qui sotto, le parole di Ferrari.

Domani, con il Modena, la squadra in cui gioca dall’estate scorsa, e il club a cui è legato anche per la prossima stagione, aspetta l’esito della partita con la Ternana per raggiungere la salvezza in Serie B. Due anni fa, di questi tempi, l’attesa era per l’ultimo tappa della corsa verso la A del Verona. Quella A che lui aveva contribuito a raggiungere a partire dalla Lega Pro, simbolo del primo Hellas di Andrea Mandorlini. Dall’inferno al paradiso, insieme a Nicola Ferrari: “La prossima, per il Verona, è con l’Empoli, e come si fa a  non pensare subito alla festa del 18 maggio del 2013? Il punto più alto della mia carriera”.

Già, e dopo aver superato sei mesi di squalifica per il presunto coinvolgimento in un illecito sportivo. Dovevano essere tre anni di stop, un’ingiustizia infine ribaltata.

“Fu un periodo durissimo, ma ebbi al fianco il sostegno della gente. Ne venni fuori e riuscii a lasciare un segno in quel campionato: il gol su rigore al Grosseto, bissato dalla rete alla Ternana. Chissà che non mi porti fortuna in vista della partita che abbiamo con il Modena…”.

Che immagini le sono rimaste dentro della settimana che precedette la gara con l’Empoli?

“Il fermento della città, e noi che ci allenavamo sapendo di non poter sbagliare. D’accordo, un pareggio sarebbe bastato. Ma non ci dovevamo permettere neppure la minima incertezza. Dal canto mio, la preparai allo stesso modo di una finale. Come fossero stati i giorni prima di Salerno”.

Salerno, la promozione in Serie B del 2011. Una pagina che le fa ancora venire i brividi, no?

“Non potrebbe essere diversamente. Il giorno dello 0-0 con l’Empoli che ci diede la A fu esaltante, ma l’abbraccio con Giovanni Martinelli all’Arechi, il ritorno all’aeroporto di Villafranca, le migliaia di persone che ci aspettavano… Ecco, non so nemmeno come raccontarle quelle sensazioni, ma è stato bellissimo averle provate”.

Dopo aver raggiunto la Serie A lei ha salutato Verona. L’Hellas ha colto per due volte la salvezza. Lo segue sempre?

“Lo faccio eccome. Primo anno, una cavalcata sul filo della qualificazione europea. Iturbe e Romulo, due campioni, ma tutto un gruppo in copertina. Secondo anno, è stata più dura, però la tenacia della squadra ha consentito di cogliere con tranquillità l’obiettivo”.

La costante?

“Luca Toni. Sempre più forte, sempre più trascinatore. Sono onorato di aver giocato, nel Verona, nella sua posizione. Beh, diciamo che rispetto a me lui qualche decina di gol in più (ride, ndr)”.

Toni va in scadenza con l’Hellas…

“Se andasse via sarebbe una perdita complicata da assorbire. Ci sono i numeri a parlare per lui: ha segnato 39 gol in due campionati, se li togli al totale del Verona vedi quanto abbia inciso. Ma, più in generale, è un leader, ha carisma, è forte dentro e fuori dal campo”.

A suo parere resterà?

“Di sicuro ha lo stesso entusiasmo di quando ha iniziato a giocare a calcio. Non penso che smetterà, ma poi spetterà a lui valutare se continuare con il Verona. Io credo che sia così, e me lo auguro per Toni e per l’Hellas”.

Sente ancora qualche suo ex compagno gialloblù?

“In questi mesi di meno. Ognuno ha i propri impegni. Mandorlini? No, non ci sono stati contatti recenti. Ma non ce n’è bisogno: la stima tra di noi è reciproca, questo è il punto di partenza del nostro rapporto”.

L’ultimo flash, su quella partita con l’Empoli: la fotografia più bella che porta con sé?

“A fine gara, sul prato del Bentegodi, c’erano i miei cari e gli amici più stretti. Quando li ho visti, abbiamo condiviso quella gioia immensa. Un senso di felicità che non passerà mai”.

MATTEO FONTANA

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