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Ciccio si sarà fatto una sana risata

Ciccio si sarà fatto una sana risata

Al Capitano le polemiche non sono mai piaciute, era un’anima buona e gentile

Lorenzo Fabiano

Non doveva succedere. È successo, e nell’imbarazzo per un pacchiano scivolone ci hanno spiegato il perché. È partito male Inter-Verona ed è finito (quasi) peggio, perché in campo qualcuno ancora quella fascia nera di lutto per la scomparsa del grande Ciccio Mascetti, ancora al braccio non l’aveva: e niente, “Confusione” canterebbe Lucio Battisti.

Dev’essere più o meno andata così: il pullman del Verona arriva a San Siro, la truppa entra negli spogliatoi, si disfano i borsoni e…taac «Cazzo, e le fasce?» Esclama Tizio: agitazione, attimi di apprensione e…taac «Qui non ci sono, devono essere rimaste in albergo» risponde senza più speranza Caio. Frittata servita.

Ormai è tardi, è ora di andare in campo. La partita inizia, è un Verona molliccio nelle gambe e nella testa che inciampa sui ciuffi d’erba del Meazza. L’Inter fa ciò che vuole, segna due gol e gioca come fa il gatto col topolino. La partita è tutta lì, poco da dire e nulla da fare. Ma ce n’è un’altra di partita, ed è quella che Caio (o Tizio?) gioca nelle strade di Milano per far ritorno in albergo e recuperare le fasce di lutto. Caio (o Tizio?) pigia sull’acceleratore e se ne infischia del codice della strada e degli autovelox («Chi se ne frega della multa, vai a prendere quelle fasce e fai più veloce che puoi. Volaaa!» deve avergli detto con tono da caserma qualche sergente).

Lo smemorato di Peschiera fa più sorpassi di Leclerc, Verstappen impallidisce, prende i curvoni della tangenziale come le due di Lesmo, entra nel circuito cittadino, sfreccia sul rettilineo di Corso Buenos Aires e vince il suo gran premio: missione compiuta. A San Siro si è chiuso il primo tempo, quando lui piomba nello spogliatoio più sudato di un saunista di Rovaniemi, ma con la benedetta borsa delle fasce. Ne mancano ancora però, perché nella ripresa non tutti i nostri prodi la indossano. E che ci vuoi fare, siamo in Italia, mica in Svizzera; da noi il pressapochismo è religione.

Finisce la partita, il presidente Setti si affretta ad andare davanti alla telecamera di DAZN a chiedere scusa spiegando in palese imbarazzo l’accaduto. Non doveva succedere, è successo. Mettiamola così. Sarà un caso, ma nel primo tempo il Verona è rimasto in albergo insieme alle fasce di Ciccio. Perché non c’è Verona senza Ciccio Mascetti. Il karma ha prevalso. E giustamente. Senza quelle fasce il Verona non poteva esserci. Al Capitano le polemiche non sono mai piaciute, era un’anima buona e gentile e forse da lassù dinanzi al pasticciaccio di San Siro, si sarà fatto una sana grassa risata. Fumandosi una Marlboro rossa.