Col Toro stringere i denti prima del sole tunisino

Col Toro stringere i denti prima del sole tunisino

Un altro passettino, magari anche due, da mettere sotto l’albero. Poi se ne riparlerà a Ferrara il 5 gennaio

di Lorenzo Fabiano, @lollofab

Dov’eravamo rimasti? Ah già, «Piedi per terra» suggerivamo una settimana fa. Meglio guardare all’ingiù piuttosto che all’insù, si diceva. Ebbene, a 48 ore dalla sconfitta di Bergamo, lo ribadiamo ad alta voce con rinnovato vigore fino a farne il nostro mantra da qui a maggio. Dietro, per fortuna gli altri non corrono, quindi in fondo poco male. Nonostante abbiamo perso due partite di fila e preso sei gol, siamo infatti pur sempre fuori dalla zona che scotta; tuttavia, le antenne è bene tenerle drizzate che nel calcio a fidarti fai malissimo, e non fidarti è invece la cosa più saggia che tu possa mai fare.

La rabbia non è ancora sbollita mentre battiamo i tasti, ma tant’è. Perdere contro Roma e Atalanta, mica è un disonore, anzi. Se aggiungi, che da queste due partite meritavi di uscire come minimo con due punti, più che arrovellarti nel dispiacere, diciamo pure che ti girano gli zebedei. «Il calcio è questo», dicevano quel tale, quell’altro, e pure quell’altro ancora, ma quando Eupalla ti molla due ceffoni senza un’apparente ragione, piuttosto che porgere l’altra guancia, incazzarsi un attimino ci parrebbe un sacrosanto diritto.

E invece una ragione per mollarci i ceffoni, Eupalla ce l’ha. Dei 17 gol subiti finora in campionato, otto (è il 46%) sono arrivati nell’ultima mezz’ora. Segno che negli ultimi due segmenti di gara, affiora l’acido lattico e andiamo un po’ in sofferenza. E a vedere bene, ci sta pure questo, se pratichi un calcio molto dispendioso che si nutre prevalentemente di corsa, sei alle prese con gli infortuni, hai una coperta che proprio così lunga non è, e da agosto in campo vanno più o meno gli stessi. Equivale più o meno a disputare un Gran Premio di Formula Uno senza fermarsi ai box a sostituire i penumatici. Gli altri lo fanno regolarmente ogni tot di giri, ma tu mai. Logico che nella parte finale della corsa, il battistrada qualche segno di usura lo mostri.

È ciò che si è visto negli ultimi venti minuti a Bergamo, quando la squadra si è di fatto abbassata arroccandosi dentro le mura del fortino. Atteggiamento dettato più da un calo fisico, che mentale. Detto che a decidere la partita è stata l’espulsione di Dawidowicz (affrettata, ma pure pollo lui), è innegabile che più di uno dei fanti di Ivan Juric abbia le gomme sgonfie e necessiti di tirare un po’ il fiato. Son umani ‘sti ragazzi, non dimentichiamolo.

La sosta, con programma ricostituente al tepore del sole tunisino, sia allora benedetta. Intanto, stringiamo i denti e affrontiamo con la benzina che ci rimane nel serbatoio, la sfida di domenica col Torino, l’ultima prima della sosta natalizia. Un altro passettino, magari anche due, da mettere sotto l’albero. Poi se ne riparlerà a Ferrara il 5 gennaio. Un’ultima osservazione: non si sa ancora quando, ma con l’anno nuovo recupereremo due pedine di fondamentale importanza come Badu e Bessa. E allora non solo allungheremo la coperta, ma le daremo ancor più spessore. Mica poco, non vi pare?

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy