Damn

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I gol bisogna cominciare a farli. Nel calcio non sono un dettaglio

di Lorenzo Fabiano, @lollofab

«Frankly, my dear, I don’t give a damn». Così Clark Gable si congedò da Rossella O’Hara nel finale di Via col Vento, sequenza più cult che il cinema abbia mai celebrato. Quel «damn», al tempo a rischio censura, si tradusse da noi in un «francamente, me ne infischio».

Più o meno come Ivan Juric ha liquidato le odi di stima a che gli piovevano addosso per la prova offerta dal suo Verona a Napoli. Giochi bene, ma se alla fine non raccogli nulla, dei complimenti non sai che fartene. Juric è un tipo schietto, mica uno che ci gira tanto intorno, le acrobazie  lessicali del pallonese corretto è abituato a prenderle a pedate: se gli girano e scatole, lo dice apertamente.  Anche nel calcio valgono le regole dell’economia aziendale: fai un buon prodotto, te ne riconoscono la qualità, ma se non lo vendi, il fatturato piange.

Nell’economia di un campionato, i numeri li fai con i gol, altare cui gli attaccanti del Verona pare abbiano fatto un voto di castità, se a due mesi dal via stanno ancora a secco. Al San Paolo, almeno per il primo tempo, la squadra di Juric ha incantato mostrando un’organizzazione da far studiare a Coverciano; corta, compatta, aggressiva, sempre pronta a ripartire in profondità. Uno spettacolo, vano se però poi i palloni nella rete li cacciano gli altri e tu no. È la storia di una semina che non dà frutti. Bel guaio.

Che l’attacco fosse il punto critico di questa rosa, lo si sapeva da giugno. Arrivato in grancassa (di parole e di euro) a dieci minuti dalla chiusura del mercato, Mariusz Stepinski si è presentato come la panacea polacca di tutti i mali. Le cose non stanno andando come si sperava: è in difficoltà e stenta a reggere il peso del pacchetto offensivo. Finora il carico della responsabilità è stato più pesante delle sue spalle, che pure son belle larghe. Lui lotta, si dimena, corre, si fa in quattro ma sotto porta annaspa. Eravamo convinti delle sue qualità, e non cambiamo idea. La stoffa il ragazzone ce l’ha, e prima o poi si sbloccherà. Crediamo tuttavia che vada aiutato affiancandogli un compagno di reparto. Nel suo primo anno al Chievo, quando diede il meglio di sé, Maran lo schierava in coppia con un’altra punta, e un trequartista  di raccordo come Birsa a sostegno.

Il Verona gioca  con due trequartisti: Zaccagni, ultimamente un po’ giù di catena, e Pessina, che a dire il vero trequartista non è, ma semmai ha il passo della mezzala classica o del centromediano. Rinunciare a uno dei due, per affiancare a Stepinski un secondo attaccante (Di Carmine punta centrale con Mariusz a sostegno, ma pure il muscolare Tutino o il talentoso Salcedo sono più che valide alternative), potrebbe essere la soluzione per dare un po’ di ossigeno a un attacco asmatico. Ancora non lo ha detto a chiare lettere, lo sapremo venerdì sera nello scontro diretto contro il Sassuolo, ma Juric ha fatto intendere che per risolvere il problema, un’idea per la testa gli sta frullando. Che sia questa? Damn… e chi lo sa. Tutto quello che sappiamo è che qui i gol bisogna cominciare a farli. Nel calcio non sono un dettaglio. Va così.

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