I SEGRETI (palesi) DEL SUCCESSO

I SEGRETI (palesi) DEL SUCCESSO

SOGLIANO, SETTI, I FUORICLASSE, MANDORLINI,E UN EQUILIBRIO INTERNO DA PRESERVARE

di Redazione Hellas1903

Il Verona è quinto in classifica, si appresta ad affrontare una serie di gare importanti e difficili, ma lo fa carico di entusiasmo. 

Quali i segreti del successo dei gialloblù? 

 

1.       SEAN SOGLIANO.  Da subito si è capito perché Setti non avrebbe mai iniziato l’avventura nel pallone senza di lui. Appassionato del lavoro, geniale nelle scelte di mercato, comandante (dietro le quinte ma nemmeno troppo) della sua truppa. Ingaggia e sprona, ha occhio su chi ha vera fame, fa contratti brevi con chi ancora deve dimostrare, parla poco e fa parlare i fatti. E’ tosto quanto basta per trovare un’intesa fruttifera con Andrea Mandorlini. Il Verona è la sua creatura, e ora che è matura e che ha imparato a volare può anche (ahinoi) lasciarla. Lo vorremmo qui per almeno dieci anni, ma finito il mercato di gennaio partiranno i titoli di coda per lui, e ogni giorno sarà buono per ringraziarlo per quel che ha fatto all’Hellas.

 

2.       MAURIZIO SETTI. Ambizioso anche a parole, ma sicuro di quello che dice, non vende sogni ma solide realtà, oltre che abiti fashion. I suoi progetti, che vanno ben oltre la prima squadra, fanno capire che a Verona voglia mettere radici. Vedremo. Un raro esempio di un presidente di successo alla guida di una squadra non della sua città.

 

3.       I CALCIATORI.

Che per ottenere risultati importanti servano giocatori di grande qualità lo sanno anche ai pulcini. E cotanta qualità di calciatori non si vedeva a Verona da parecchi anni. Ognuno vede ciò di cui sono capaci. A partire da Rafael, sempre decisivo. La linea difensiva non è fatta di campioni ma di atleti che sanno che per starci devono dare il cento per cento, e lo fanno.

Hallfredsson è un eletto di Mandorlini, diciamo che sa riscattarsi dopo qualche pausa di troppo. Qualche notissimo cronista da tempo insiste nel punzecchiare Jorginho tentando di sminuirlo. Un po’ come tentare di sostenere la mancanza di fotogenicità di Claudia Schiffer negli anni novanta.  Lui, a 22 anni, risponde sul campo, con classe e maturità da campione. Infatti a visionarlo non sono venuti solo gli emissari dell’A.C Quinto Vicentino. Il  segreto di Romulo è la voglia di dimostrare che a Firenze hanno sbagliato a non credere maggiormente in lui. Un po’ questo vale anche per Toni, le cui inesauribili gesta ci lasciano incantati. Mezza squadra è lui. Iturbe è un fenomeno impressionante, godiamocelo finché c’è. Martinho si chiede, e noi con lui, perché non possa giocare di più. Gomez rende grazie per la fiducia e sa ripagarla. Per gli altri…fate voi, la materia non manca.

 

4.       ANDREA MANDORLINI. Il grande merito del mister è quello di aver saputo infondere il giusto spirito alla squadra, tenendo tutti sulle spine e ottenendone il massimo. Certo, senza la rosa avuta non ci sarebbero stati questi risultati, ma Mandorlini è un bravo condottiero. Ha bisogno degli ingredienti giusti, e Setti ha fatto di tutto per farglieli avere. Ha chiuso in brutta maniera il rapporto con Gibellini, sa ora convivere efficacemente con Sogliano. La sinergia tra i due, in passato parsa deboluccia, è la chiave del successo, e non dovrà mai mancare. Con lui il Verona ha sinora collezionato caterve di vittorie. Con lui il Verona è stato più facile che vincesse all’ultimo istante piuttosto che perdesse. Un dato in controtendenza storica di cui continuiamo a stupirci, abituati ad anni di sonore delusioni. L’augurio è quello di non farsi prendere da deliri di onnipotenza, di saper stare al suo posto a fare ciò che sa meglio fare. Di saper ingoiare qualche rospetto, ogni tanto. Come quando lo costringono ad incravattarsi o a farlo parlare con qualche addetto ai lavori non ostentatamente scodinzolante. All the best, mister.

 

Fa sempre bene ricordare, poi, che il “Bentegodi”, la sua gente, è l’arma in più dell’Hellas, quello che molti club non hanno, la forza in più per i calciatori, il vero patrimonio. E non è solo un fatto numerico. E’ un amore di qualità purissima, viscerale, a prescindere, quello dei veronesi. Quelli che ora, sì, godono del successo dei loro colori. Gli stessi colori che non avevano abbandonato anche nei momenti duri, durissimi, così vicini e così lontani.

 

ANDREA SPIAZZI

 

 

 

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