Hellas deludente. Il primo posto non inganni: squadra, tecnico e dirigenza si confrontino
Un derby non si perde così. Certo, nessuna partita si dovrebbe perdere così, ma un derby ancora di più. Senza giocare, senza lo straccio di un’idea. La nebbia attorno è stata iconica del momento del Verona, persino oltre la prova raggelante di Vicenza: tre sconfitte in cinque giornate, e bene è andata con il Bari sprecone visto al Bentegodi due settimane fa.
Al “Menti” si è visto il peggior Hellas della stagione. Sì, pure peggio di quello che ha buscato quattro gol con il Novara e cinque dal Cittadella (che, da allora, ha fatto filotto di sconfitte, per chi vuole ragionarci sopra). Perché non ha dato nessun segnale credibile di sé. Perché ha corso poco e male, perché non è stato nemmeno la lontana controfigura della squadra che ha dominato per tredici turni il campionato. Perché i giocatori sono diventati fantasmi, perché l’allenatore, che prima sembrava toccato dalla grazia, ora appare un timoniere che ha smarrito le carte nautiche, più ancora della bussola.
Ci sono altre tre gare da disputare da qui alla sosta. Entella, Carpi e Cesena. Poi, la virata con la fina dell’andata, la pausa e il mercato. Al Verona mancano soluzioni in rosa. L’organico va ripensato. Ci sono dei “tagli” da fare. L’unità del gruppo è fondamentale, d’accordo, ma una squadra di calcio non è un circolo del cucito, non è fatta per trascorrere quieti pomeriggi sorseggiando del tè con i biscotti fatti in casa o con lo Yorkshire pudding.
Nossignori: il primo posto non inganni. Questo Hellas, avanti così, di strada ne farà poca. Tecnico, squadra e dirigenza si guardino in faccia. La Serie B è lunga, è vero, è una maratona fatta di salite e discese, ma se si perde la fame il traguardo si allontana fino a diventare una chimera.
Il campionato si vince adesso. E lo si fa con la testa. Tutto il resto sono chiacchiere per pifferai: che la musica cambi, grazie.
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