Le bordate di Juric e il Verona che va

Il tecnico dell’Hellas non risparmia le “botte” sul mercato, intanto l’Hellas fa punti

di Lorenzo Fabiano, @lollofab
Allarme rosso: via Olanda, abbiamo un problema. E che succede? Presto detto: Tizio non va bene, Caio non è pronto, c’è bisogno di Sempronio e pure dei suoi quattro fratelli, quanti come quelli di Rocco nella celebre pellicola di Luchino Visconti.  Alla vigilia della gara contro la Roma, ma poi anche di quella contro l’Udinese, confessiamo che le parole intrise di pessimismo cosmico di Ivan Juric ci avevano provocato un sussulto di ansia e preoccupazione. Del resto, il tigrotto spalatino non è che mica tipo da girarci tanto intorno: se ha da sparar fuori bordate, lui le spara. E non certo con una carica a salve. È fatto così e, al di là di ciò che la sua squadra fa in campo, piace anche per questi modi schietti, ruvidi e diretti.
A poche ore dall’inizio del campionato, da come si era espresso, sembrava dovessimo entrare in un buio vicolo cieco, o quanto meno in un girone infernale; e invece, vuoi per questo o quello, siamo lì a goderci il chiarore della luce: in attesa di conoscere l’esito del ricorso presentato dalla Roma, il Verona è primo in classifica a quota sei punti in due partite: mal che vada saranno quattro. Poco cambia, è un gran bottino, ma voliamo basso che è meglio. E allora torniamo alle picconate di Juric: ci era o ci faceva? Timori fondati o furberie pretattiche? Diabolico lo è, ma non fino a questo punto; gli arzigogoli lessicali non fanno parte del personaggio; e poi, a veder bene, il primo a essere sorpreso di quanto il Verona ha fatto nei primi 180 minuti della stagione, è proprio lui. Di sorprendente c’è invece secondo noi tutto sommato poco: i momenti difficili verranno, certo, ma questo, seppur con molte facce nuove, è ancora un gruppo capace di pedalare in salita.
La truppa cambia pelle, ma l’anima è sempre la stessa: pugnace, tosta, disposta al sacrificio e impavida sul campo di battaglia. È il Dna che gli ha impresso Ivan il Terribile. È quanto si evince da queste due prime partite: la squadra ha faticato a carburare, ma quando si è sciolta ha saputo venir fuori e suonare il suo consueto spartito. Se poi l’erculeo Favilli, il primo gol in serie A lo battezza proprio con la maglia del Verona, tanto meglio.
C’è bisogno di tempo, ma i nuovi si stanno inserendo bene; Cetin ha margine, Tameze è a buon punto, Barak, il profilo ideale per Juric, deve ancora ben capire i movimenti che il tecnico gli chiede ma ha tutte le qualità per riuscirci presto. E gli altri? Benassi, un signor giocatore, deve recuperare la condizione, Ruegg è un pitbull, Lovato e Colley esibiscono la freschezza della meglio gioventù. Gli altri li conosciamo, sebbene un Günter così forse mai l’avevamo visto. Juric chiede rinforzi, ma la coperta non ci pare sia così corta: D’Amico è al setaccio per un difensore e una punta; non arriveranno se prima non avrà fatto spazio al check-in del desk partenze. E in un mercato stagnante, dove soldi ne girano pochini, non sarà facile. Vedremo. Siamo solo all’inizio, intanto andiamo avanti un passo alla volta verso la meta dei fatidici 40 punti richiesti per i sonni tranquilli. Se poi sarà un Verona “chiagni e fotti”, ben venga. A noi, in fondo, piacerebbe anche di più.
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