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“Que sera, sera”, ma diamo a Baroni quel che è di Baroni

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Juventus presa a morsi per 96 minuti, questa è l'unica via per arrivare all'obbiettivo
Lorenzo Fabiano
Lorenzo Fabiano Autore 

Viva la Revoluciòn? Presto per dire, aspettiamo maggio. Intanto becchiamoci «I ragazzi si sono donati, hanno giocato con gioia”, testo di Marco Baroni in versione sentimento sanremese, roba che se non l’avesse detta lui avremmo puntato gli indizi su tipi quali Michele Zarrillo o Marco Masini (che poi quest’ultimo è fiorentino proprio come Baroni). Eppure, basterebbero gli Who: The Kids are Alright, per fare la sintesi del bel Verona, di gamba e di cuore il migliore mai visto quest’anno, che ha preso a morsi per 96 minuti una Signora che mal si reggeva sui tacchi. Ritmo, anima e coraggio; squadra corta, compatta, sempre pronta ad accorciare e pungere. Insomma, l’abbiamo presa di petto, con la giusta irriverenza, ed è questo il Verona che vorremmo sempre vedere. Bello da morire.

La chiave? Aggredire, prima di essere aggrediti. Facile a dirsi, un po’ meno a metterlo in pratica, ma ci siam riusciti. Due volte in vantaggio, il gol di Folorunsho in modalità Van Basten a Euro ‘88 è uno dei gol più belli mai visti al Bentegodi in tanti lustri, due gol subiti evitabili. Ci sta, ma è la squadra che nel suo insieme ha lanciato un messaggio forte e chiaro: il Verona 2.0, avvolto nel pessimismo cosmico (noi inclusi, non ci avremmo scommesso un centesimo) dopo il Fuori Tutto di gennaio, rigirato come un calzino da Setti per fare cassa (50 milioni in entrata dal Black Friday sono un bel gruzzolo per le finanze sofferenti della società. Speriamo bastino), e da Sogliano che si è sobbarcato il lavoraccio, non solo c’è, ma è vivo, vegeto e rabbioso come i mastini che porta sulla maglia.

Folorunsho, Suslov e compagnia cantante l’hanno spaventata quasi a morte la Signora (e qui, per quello che s’è visto c’è poco da stare Allegri), in una serata in cui il Verona tutto è apparso tranne che una squadra dimessa e destinata al precipizio. Anzi, chi non lo segue abitualmente si sarà chiesto che ci faccia lì in basso. Per carità, restiamo coi piedi per terra, perché la scalata della montagna è ancora lunga e impervia, la salvezza passa dagli scontri diretti, ma almeno lo spirito è quello giusto.

E qui vorremmo allora spendere una parola per Marco Baroni, sì lui, quello dei “ragazzi si son donati e hanno giocato con gioia” che tanto sarebbe piaciuto al De Amicis. In passato non siamo stati teneri con lui, imputandogli una mancanza di chiarezza nelle idee e nelle scelte, oltre che una buona dose di pavidità nella gestione delle partite. Che non sia sfrontato come Brian Clough, lo sa anche lui, che non sia un genio della lampada come Rinus Michels e non sia nemmeno un capopopolo che infiammi gli animi come Mourinho pure; però ci pare sia venuto il momento di dare a Marco Baroni quel che è di Marco Baroni. E del resto, che mai gli vuoi dire a uno al quale hanno rifatto da cima a fondo tutta la squadra a gennaio anziché a luglio e si trova ad allenare gente che il campionato italiano finora l’ha visto solo in tv. Ne parleremmo bene, anche se le cose andassero male. Minimo sindacale. Se non altro per una questione di rispetto e di stima nei confronti di chi si trova a lavorare in condizioni così difficili.

Forse, lo sconquasso di gennaio è servito tuttavia anche a lui per tirar fuori il coraggio di osare un pochetto di più; la truppa lo segue, ha risposto all’appello, perché la sensazione è che ora stiano dando tutti di più. Che poi altro non è che quello che da sempre chiede il popolo del Verona, gente che ne ha viste così tante che tutto è disposta ad accettare, tranne chi si tira indietro. Basterà? E chi lo sa, ma non c’è dubbio che l’unica via da seguire sia questa. Intanto Baroni e i suoi sembrano averla presa, e non è poco, poi sia pure “Que sera, sera. Whatever Will Be, Will Be”. Sempre "con gioia" eh…per carità di Dio!

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