Questo gran bel Verona che guarda al futuro

Questo gran bel Verona che guarda al futuro

A testa bassa per conquistare la salvezza, ma si pensa già al domani

di Andrea Spiazzi, @AndreaSpiazzi

Una conferma dopo l’altra. L’orgoglio schizza alle stelle nel vedere giocare al calcio questo Verona. Eppure, forse per le incognite del dopo sosta, un po’ di dubbi sulla trasferta di Ferrara c’erano. E, prudentemente, in molti avrebbero visto anche un pareggio come un risultato positivo. Invece no, questo Verona ha un marchio preciso. Si gioca per vincere, sempre. E non si smette di giocare, mai. Granitica, pressante, splendida da vedere, la squadra di Juric assorbe sempre più i dettami del suo tecnico. Una figura carismatica, oltre che dalle idee tattiche precise. Un condottiero che trasmette sicurezza ai suoi. Ancora, grazie a questo, un allenatore che sa trarre il meglio da chi ha a disposizione.

Quello che sta facendo il Verona è qualcosa di magico. Senza un bomber arrivano gol e risultati. E’ l’antitesi di una squadra costruita sulla forza di un singolo, come ci eravamo abituati a vedere, bontà loro, negli anni di successi con i Verona targati Cacia, Toni e Pazzini, i migliori cannonieri di B e di A dell’intera storia gialloblù. Di necessità ha fatto virtù, Juric, trovandosi, come da accordi con la proprietà, a dover centrare la salvezza senza nomi di garanzia, specie in avanti. Oltre alle soddisfazioni sul campo, così la valorizzazione dei calciatori si impenna come mai è accaduto.

La strategia di Tony D’Amico e di Ivan Juric sta pagando. Ne ha parlato anche ieri, di come hanno costruito la squadra, l’allenatore croato, dopo una vittoria di strategica importanza. E non sono state parole a caso.

Sabato, in conferenza stampa, Juric ha spiegato quale sia la sua idea, ma di più, la sua linea, per fare calcio, dicendo letteralmente: “Se si vendono giocatori ed entra 10, bisogna reinvestire per 8”. Ieri l’endorsement a D’Amico, giusto riconoscimento per l’eccellente lavoro fatto, sancisce l’intesa tra i due. Leggendo, ma nemmeno troppo, tra le righe, ecco la ricetta per il futuro targato Juric e D’Amico a Verona. A Setti sarà chiesto che buona parte di quello che verrà incassato dalla vendita dei calciatori (i primi soldi saranno tra i 30 e i 32 milioni per Amrabat e Rrahmani al Napoli) sia reinvestito nella squadra. Per il riscatto di alcuni, per provare a trattenerne altri, per prenderne di ulteriori, e per una crescita complessiva a livello societario. Un modello Atalanta da riproporre a Verona.

E’ troppo presto per parlarne? Forse, certamente prima il pensiero è alla salvezza, che è conditio sine qua non (domenica altra gara molto importante col Genoa), ma questi ragionamenti già si fanno.

Dunque, Maurizio Setti, che per sua intuizione e anche un po’ di fortuna (che ci vuole) si trova ad avere una dirigenza tecnica di assoluto spessore, che per la prima volta tocca con mano delle vere, grandi, plusvalenze, avrà, se tutto andrà come deve andare, la possibilità di affidarsi ai due per il prossimo futuro del Verona. La ricetta di D’Amico e Juric è quella che propongono in tanti, e che tutti i presidenti vorrebbero. Bene, piccolo particolare, come in ogni campo, contano i fatti. E qui i fatti ci sono. Le basi per far fare al Verona un salto di qualità netto esistono. E il presidente dell’Hellas avrà la possibilità di far spiccare il volo ad una società che conduce da otto anni tra vari ribaltoni. Una nuova visione del futuro, ora che ci sono i fatti concreti, potrebbe dare all’Hellas quella stabilità nella massima categoria (pur nelle incognite, difficoltà, e variabili del calcio di alta quota) che la gente del Verona sogna da anni.

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