La pronuncia della corte di giustizia federale: ritenuti credibili Gervasoni e Carobbio

Sono state depositate oggi le motivazioni della corte di giustizia federale della squalifica comminata in secondo grado a Emanuele Pesoli, fermato per tre anni per la presunta partecipazione alla tentata combine della gara tra Siena e Varese del maggio 2011.

Secondo la Cgf sono da ritenersi credibili Gervasoni e Carobbio, accusatori di Pesoli, ma con cui non è stato consentito un confronto da parte del giocatore condannato.

Questo il testo completo della pronuncia.

"Con atto del 25 luglio 2012, il Procuratore Federale deferiva, tra gli altri, alla Commissione 
Disciplinare Nazionale, il Sig. Emanuele Pesoli per la violazione dell’art. 7, commi 1, 2 e 5 C.G.S., 
per aver, prima della gara Siena/Varese del 21 maggio 2011, in concorso con il Sig. Gervasoni, 
posto in essere atti diretti ad alterare lo svolgimento ed il risultato della predetta partita, prendendo 
contatti ed accordi diretti allo scopo sopra indicato e chiedendo al Sig. Gervasoni medesimo di 
verificare la disponibilità dei calciatori del Siena a pareggiare la gara.   
Nel corso del processo davanti alla Commissione Disciplinare, il Sig. Pesoli respingeva le 
accuse. 
Con decisione pubblicata in data 10 agosto 2012, la Commissione Disciplinare dichiarava il 
deferito in questione colpevole delle violazioni a lui ascritte e lo condannava alla squalifica per tre 
anni. 
In particolare, i giudici di prime cure ritenevano raggiunta la prova circa l’effettiva 
commissione da parte del Sig. Pesoli degli illeciti allo stesso ascritti, anche in ragione della 
circostanza per cui le dichiarazioni sia del Sig. Gervasoni, sia del Sig. Carobbio, rese sia in sede 
penale sia sportiva, chiamavano automaticamente in correità il ricorrente, nei cui confronti non 
emergevano motivi di risentimento e/o interesse al suo coinvolgimento. La Commissione rilevava, 
altresì, che il medesimo Sig. Pesoli, pur negando il tentativo di illecito, non ha potuto fare a meno di 
ammettere l’esistenza, già nei dieci giorni precedenti la gara in questione, di contatti telefonici con 
il Sig. Gervasoni. 
Contro la predetta sentenza della Commissione Disciplinare, il Sig. Pesoli ha proposto ricorso 
dinanzi alla Corte di Giustizia Federale, chiedendone l’integrale riforma.

La difesa del Sig. Pesoli,  in primo luogo, rileva come la Commissione avrebbe erroneamente costruito la propria decisione 
basandosi esclusivamente sulle dichiarazioni rese dal Sig. Gervasoni e dal Sig. Carobbio e, quindi, 
sui colloqui telefonici e presunti contatti avvenuti tra i predetti soggetti ed il ricorrente medesimo, 
senza tener conto della circostanza per cui, in merito a tali contatti e telefonate, non vi sarebbero 
prove sulla presunta colpevolezza del Sig. Pesoli stesso oltre alle dichiarazioni del Sig. Gervasoni e 
del Sig. Carobbio, dal momento che non sarebbero agli atti riscontri esterni, né testimoni che 
avrebbero assistito a tale conversazioni e/o contatti. Il Sig. Pesoli lamenta, altresì, di essere stato 
incolpato con riferimento ad una gara sulla quale non sarebbe mai stato ascoltato ed in merito alla 
quale non gli era stata mossa alcuna contestazione: nel corso dell’interrogatorio dinanzi alla Procura Federale, il ricorrente sarebbe stato sentito solo ed esclusivamente in riferimento alla partita 
Varese/Piacenza del 29 maggio 2011, mentre gli organi inquirenti non avrebbero fatto alcun cenno 
alla gara Siena/Varese, oggetto del presente procedimento. Secondo la difesa del ricorrente, tale 
comportamento degli organi inquirenti determinerebbe una vera e propria violazione del diritto di 
difesa del Sig. Pesoli medesimo, viziando, in tal modo, la decisione della Commissione Disciplinare 
Nazionale. 
Inoltre il ricorrente sostiene (i) che non corrisponderebbe a verità quanto sostenuto dal Sig. 
Gervasoni in merito alla presunta richiesta avanzata a quest’ultimo dal Sig. Pesoli stesso di 
verificare la disponibilità del Siena a pareggiare con il Varese, (ii) che le dichiarazioni rese dal Sig. 
Gervasoni evidenzierebbero gravi contraddizioni, soprattutto in merito alla presunta disponibilità 
del Varese a perdere la partita in questione, come sostenuto dallo stesso in un primo momento, 
ovvero a pareggiare, come poi ritrattato in seguito, (iii) che, poiché nessuna incolpazione è stata 
ascritta ai Sig.ri Pesoli e Gervasoni in merito alla partita Varese – Piacenza, sembrerebbe che gli 
organi inquisitori non abbiano, in riferimento a detta gara, ritenuto attendibili le dichiarazioni del 
Gervasoni medesimo, con la conseguenza che, a detta del ricorrente, anche nel caso in questione, le 
predette affermazioni non avrebbero dovuto essere ritenute credibili, (iv) che il Sig. Pesoli non 
avrebbe mai avuto alcun contatto con il Sig. Carobbio, a differenza di quanto da quest’ultimo 
affermato.  

Il Sig. Pesoli aggiunge, altresì, che la Commissione avrebbe errato nel sostenere che le 
dichiarazioni rese dal Sig. Gervasoni fossero attendibili in quanto “autoaccusatorie”, nonché che il 
Sig. Gervasoni medesimo non avesse alcun interesse a coinvolgere il Sig. Pesoli nella vicenda 
oggetto del presente giudizio, dal momento che estendendo l’ambito dei presunti “correi”, il Sig. 
Gervasoni stesso alleggerirebbe la propria posizione e la propria responsabilità. 
A tal proposito, la difesa del Sig. Pesoli evidenzia, inoltre, come le dichiarazioni del Sig. 
Gervasoni siano, ad ogni modo, del tutto inattendibili, in ragione sia del fatto che (i), in un primo 
momento, quest’ultimo avrebbe contestato ogni addebito nei suoi confronti, per poi ritrattare, (ii) 
avrebbe cominciato, per sua stessa ammissione, a “combinare” partite già quando era nel pieno 
della propria carriera agonistica, (iii) avrebbe riferito alla Procura Federale in ordine ad una 
cinquantina di partite, ricordandosi di tutti i calciatori coinvolti e di tutti i risultati, dimostrando, di 
conseguenza, la propria inattendibilità. Alla luce di quanto sopra, nel proprio atto difensivo, il 
ricorrente chiede che i Sig.ri Gervasoni e Carobbio vengano ascoltati in dibattimento, nel 
contraddittorio delle parti, su tutte le circostanze oggetto di contestazione, richiesta questa già 
formulata in primo grado e, a detta del Sig. Pesoli, ingiustamente respinta dalla Commissione 
Disciplinare. 
All’udienza di questa Corte di Giustizia Federale, per l’appellante è presente l’avvocato Paolo 
Rodella, il quale si riporta alle difese ed alle conclusioni contenute nel ricorso, nonché il 
procuratore Federale che insiste per il rigetto dell’appello. 

In relazione alla posizione del tesserato Emanuele Pesoli, la Corte, allo stato degli atti, ritiene 
opportuno premettere che le dichiarazioni rilasciate dal tesserato Gervasoni, con riferimento alla 
gara Siena/Varese del 21 maggio 2011, risultano essere del tutto attendibili, perché estremamente 
dettagliate in ordine alle circostanze ed ai nomi dei soggetti coinvolti e, limitatamente all’avvenuto 
contatto telefonico e via sms tra i due soggetti, perché ammesse dal medesimo appellante. 
Tali dichiarazioni, pertanto, devono ritenersi credibili, anche perché aventi natura 
autoaccusatoria e rivolte nei confronti di un soggetto con cui non risulta che Gervasoni avesse alcun 
tipo di astio o risentimento diretto a giustificare con altre ragioni la chiamata in correità.  
Con riferimento ai fatti oggetto di dette dichiarazioni, la Corte, peraltro, osserva che gli stessi 
siano sufficienti a provare il coinvolgimento del tesserato Pesoli nel  tentativo di combine della gara 
in esame. 
In particolare, il Gervasoni, in sede di interrogatorio innanzi all’A.G. di Cremona, in data 12 
marzo 2012, riferiva quanto segue: “io contattai il giocatore Pesoli del Varese sia a mezzo telefono 
che a mezzo Skype, con riferimento alla partita Varese/Piacenza, per verificare se il Varese fosse 
disposto a perdere. Astrattamente il Varese sarebbe stato anche disponibile a combinare una 
sconfitta nel caso di un adeguato compenso, ma era loro necessario verificare il risultato della partita precedente Siena/Varese. Il Pesoli mi chiese se io conoscevo qualcuno del Siena per 
verificare se loro fossero disposti a loro volta a pareggiare con il Varese. Pertanto contattai 
Carobbio per verificare questa possibilità, ma lui mi disse subito che non potevano fare nulla in 
quanto si trattava dell’ultima partita casalinga del Siena con Conte come allenatore ed inoltre 
venivano da una brutta sconfitta ad Ascoli dove avevano perso 3 a 2 dopo che stavano vincendo 2 a 
0, pertanto non si concluse né l’una né l’altra combine. Dopo la sconfitta per 5 a 0 con il Siena, 
contattati nuovamente Pesoli per vedere se aveva ancora la disponibilità a perdere, ma lo trovai 
piuttosto indeciso ed alla fine contro propose un pareggio che al Piacenza purtroppo non 
interessava. Gli zingari erano informati di queste trattative, ma non furono mai coinvolti in quanto 
non si giunse mai ad un accordo.” 
Inoltre, il tesserato Carobbio, in sede di interrogatorio innanzi all’A.G. di Cremona in data 17 
aprile 2012 e innanzi alla Procura Federale in data 10 luglio 2012, confermando le sopra ricordate 
dichiarazioni di Gervasoni, affermava: “quanto alla partita Siena – Varese del 21 maggio 2011 
finita 5 a 0, fu Gervasoni a contattarmi rappresentandomi un’iniziativa del Pesoli, che giocava nel 
Varese, ai fini della manipolazione della partita. Io risposi a Gervasoni e allo stesso Pesoli, con il 
quale ho avuto dei contatti forse a mezzo Skype, che non c’erano le condizioni in quanto era 
l’ultima nostra partita in casa e quindi l’ultima in cui Conte faceva l’allenatore.” 
L’attendibilità delle dichiarazioni rese dal Gervasoni, come già accennato, è anche comprovata 
dal fatto che la vicenda da questi riferita in relazione al contatto telefonico e via SMS è stata 
confermata dall’appellante, nonostante quest’ultimo contesti il contenuto delle conversazioni 
intervenute. 

A quest’ultimo proposito, la Corte condivide il ragionamento della CDN sul punto che non 
appare davvero credibile che Gervasoni, peraltro autore di altri illeciti della stessa natura già 
accertati, attraverso i pacifici contatti intervenuti, “intendesse acquisire da Pesoli informazioni sullo 
stato di salute del Varese e della formazione che sarebbe scesa in campo” nella gara 
Varese/Piacenza del 29 maggio 2011.”  
E’, pertanto, comprovata la partecipazione alla combine della gara Siena/Varese del tesserato 
Pesoli. 
In questo contesto probatorio particolarmente dettagliato, risultano del tutto infondate le 
richieste istruttorie avanzate dalla difesa del Pesoli, nonché del tutto irrilevanti le circostanze riferite 
da quest’ultima in sede di ricorso. 
In via preliminare, la Corte, in ordine alla richiesta istruttoria di audizione di Gervasoni e 
Carobbio, ribadisce che la stessa appare inaccoglibile in quanto, tra l’altro: 
- detta audizione non è prevista come mezzo di prova nell’ordinamento sportivo, né, d’altra 
parte, i deferiti possono essere qualificati come testimoni dei fatti, essendo essi stessi incolpati sulla 
base delle proprie dichiarazioni; 
- tale richiesta tende esclusivamente ad accertare l’inattendibilità delle dichiarazioni 
accusatorie, valutazione che deve essere riservata alla Corte in sede di decisione, sulla base degli 
elementi istruttori acquisiti.  

Con riferimento al fatto che Pesoli non sarebbe stato ascoltato dalla procura Federale in 
relazione alla gara Siena/Varese, la Corte ritiene, invece, che sia appena il caso di precisare che 
l’audizione non rappresenta un elemento pregiudiziale al deferimento e necessario per porre in 
essere lo stesso, essendo, per definizione, in ogni caso salvaguardato il diritto di difesa del deferito 
nei gradi di giudizio previsti dal processo sportivo. 
In relazione all’irrilevanza delle circostanze di merito evidenziate dalla difesa del Pesoli e 
segnatamente delle presunte contraddizioni esistenti nelle dichiarazioni rese dal tesserato Gervasoni 
in ordine alla disponibilità del Varese a pareggiare o perdere la gara con il Piacenza, la Corte fa 
presente che, in realtà, dette contraddizioni riguardano una gara diversa da quella in esame e si 
limitano all’oggetto dell’accordo (sconfitta o pareggio del Varese, appunto), non incidendo in alcun 
modo rispetto alle vicende che hanno portato al deferimento di Pesoli. 
In presenza delle suddette risultanze probatorie, nessun rilievo, inoltre, può esser dato al fatto 
che la Procura Federale non abbia ritenuto di procedere ad alcun deferimento per la gara Varese –Piacenza, come anche al fatto che Pesoli, in occasione dei contatti avuti con Gervasoni, non abbia 
indicato il nome dei propri compagni di squadra coinvolti nella possibile combine. 
Ciò posto, la Corte ribadisce l’attendibilità delle dichiarazioni di Gervasoni, confermate da 
Carobbio, opposta all’irrilevanza delle dichiarazioni dell’appellante volte evidentemente a negare il 
suo coinvolgimento nella combine in esame. 
In considerazione di quanto sopra, la Corte considera raggiunta la prova del coinvolgimento del 
tesserato Pesoli in relazione all’illecito sportivo posto in essere con riferimento alla gara 
Siena/Varese del 21 maggio 2012.  
In particolare, tale coinvolgimento risulta essere provato dalle circostanze sopra evidenziate, 
anche in virtù del fatto che, per irrogare una condanna di un illecito sportivo, è sufficiente un grado 
di prova superiore al generico livello probabilistico, non essendo necessaria, al contrario, né la 
certezza assoluta dell’ascrivibilità della condotta illecita, né il superamento del ragionevole dubbio: 
ciò in relazione alla finalità dell’ordinamento federale di garantire, attraverso una rapida e certa 
repressione delle condotte antisportive, la regolarità delle gare e, per essa, i fondamentali valori 
giuridici settoriali della correttezza e lealtà delle competizioni (da ultimo, TNAS, Signori/F.I.G.C. 
del 15.9.2011; Amodio/F.I.G.C. del 6/12/2011; Spadavecchia/F.I.G.C. del 2/1/2012). 
 Per questi motivi la C.G.F. respinge il ricorso come sopra proposto dal calciatore Pesoli 
Emanuele. Dispone incamerarsi la tassa reclamo".

Matteo Fontana

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