Viva il Verona, abbasso i Tafazzi

Il botta e risposta tra Juric e Setti tra conti, risultati, presente e futuro

di Lorenzo Fabiano, @lollofab
E a forza di dai, la bacchettata è arrivata: «Juric deve maturare…». Tre parole con le quali il presidente Setti ha replicato all’ennesimo affondo del suo allenatore. Un tormentone che va avanti da agosto, stucchevole oseremmo dire, e che è via via proseguito in crescendo fino all’ultima bordata del tigrotto spalatino: «Se si pensa solo alle plusvalenze, io me ne vado». Sotto tiro dall’estate per un mercato ritenuto da Juric non soddisfacente, la società non aveva finora scucito una sola parola, preferendo glissare in modo da non esporsi a polemiche e al gioco dei soliti avvelenatori di pozzi che gravitano attorno alle sorti del Verona.
Gli argomenti son triti e ritriti: Juric lamenta pochezza d’investimenti a fronte di cessioni importanti, una rosa con troppi giovani da svezzare, stravolta e sacrificata sull’altare dei libri contabili: un’occasione persa per poter ambire a un salto di qualità. Il Verona poteva, insomma, pensare un po’ più in grande, piuttosto che continuare a vivacchiare nella biosfera della lotta per la salvezza. Impossibile dargli torto, se non fosse tuttavia sopraggiunto nel frattempo uno sconquasso che ha messo tutto sottosopra, figuriamoci il calcio. Lo ripetiamo da marzo, il Covid ha  scoperchiato il Vaso di Pandora, ne sono uscite tutte le magagne di questo mondo. E il calcio, che ne aveva parecchie, non poteva non esserne travolto. Denari ne circolavano pochini già prima, in un calciomercato fatto prevalentemente di scambi, prestiti con clausole di riscatti, controriscatti, e giochetti finanziari al posto del vecchio «pagherò». La Serie A perde 600 milioni e affonda in un mare di debiti; 15 club su 20, non sanno come sbarcare il lunario e implorano la politica di venirgli in soccorso gettando un’ancora di salvezza. Un film dell’orrore, ma non per tutti però.
Nel marasma, si scopre infatti come in netta controtendenza il Verona sia invece una società sana che onora le scadenze e i conti, in virtù di una gestione oculata, li tiene in ordine. Investe sui giovani, li valorizza e ne trae ricavi; d’altro canto, pesca sul mercato giocatori maturi in cerca di rilancio e li rigenera. Lo stesso Juric fu a suo tempo una scommessa: dopo l’impresa della prima storica promozione in A del Crotone, a Genova la sua ascesa si era arrestata; a Verona nessuno lo voleva, tutti (compreso chi scrive) avrebbero dato volentieri una chance ad Alfredone Aglietti, eroe della promozione. Accolto nel più totale scetticismo (eufemismo), oggi Ivan Il Terribile è un idolo acclamato dal popolo gialloblù. Al di là dei risultati, ne incarna in pieno lo spirito. La società gli ha aumentano l’ingaggio e allungato il contratto riconoscendogli la bontà del suo lavoro. Il Verona in campo fa cose straordinarie, e la classifica lo premia. Bello, bellissimo. Altrettanto bello vedere che in mezzo ai Paperoni dello scialacquo, ci sia anche chi il calcio lo riesce a fare più con le idee che con i quattrini.
Non basta però alla critica, insaziabile, che evoca modelli come Atalanta e Sassuolo: fuorviante, a dir poco. Sono realtà completamente diverse dalla nostra, uno, se non due, scalini sopra per forza e struttura economica. Tutti vorremmo avere una famiglia Percassi o una famiglia Squinzi a Verona: non perdete tempo a cercarle, perchè non ci sono. Ed è la storia stessa del tribolato rapporto tra l’Hellas Verona e l’imprenditoria locale a dimostrarlo. Doveroso a questo punto ricordare che in passato spingersi oltre gli steccati della sua stessa dimensione, costò al Verona un dolorosissimo fallimento. Tanti anni fa, certo, ma repetita non iuvant, dicono quelli bravi.
Ma veniamo a noi: poteva la società spendere la scorsa estate qualcosina di più? Conti alla mano, avrebbe certamente potuto, ma nel contesto da tregenda che nel frattempo si è venuto a creare diciamo che non se l’è sentita e ha preferito mettersi al riparo dalla tempesta. La possiamo condannare alla pubblica gogna per questo bollandola come incapace di avere una visone del futuro? Diciamo che a fronte di chi rischia di vederlo svanire, ci accontentiamo per adesso di averlo un futuro. Il Verona sta bene in campo e fuori, mica poco. E allora sto tormentone Tafazzista che non piace proprio a nessuno, chiudiamolo anche qua e pensiamo a tenere la barra a dritta. Le cose vanno bene, è vero, ma non dimentichiamo che la strada verso la salvezza è ancora lunga, soprattutto quest’anno, in un campionato dove le variabili, più che indipendenti, sembrano impazzite. Trovarsi dalle stelle alle stalle è un attimo. Occhio.
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