Dalla Lega Pro alla A, il viaggio in gialloblù del Presidente

Ha lottato fino all'ultimo dei suoi giorni contro un male terribile.

A sostenerlo, nella sua battaglia, la passione che l'ha sempre contraddistinto. Giovanni Martinelli se ne è andato oggi, 15 ottobre 2013.

martinelli

Il Verona era diventato un binomio con la vita, per lui. Quel club che aveva rilevato nel gennaio del 2009 e che, all'inizio, doveva essere soltanto la testa di ponte verso altri affari, con la fusione col Chievo già progettata e decisa.

Martinelli capì dopo pochi giorni che non si poteva fare. Non si poteva dire di sì a quello che era un abominio sportivo. Scartò l'idea, mandò all'aria i piani di una "certa" Verona (politica e finanza in una joint venture che non passa mai di moda da queste parti...) e decise di andare avanti da solo.

Ci ha messo 25 milioni di euro nell'Hellas. Ha pianto dopo le sconfitte con il Portogruaro e il Pescara, che fecero svanire una promozione ormai certa. Ma non mollò. Diede mandato a Benito Siciliano e a Mauro Gibellini di far ripartire la squadra. Quando  fu chiaro che il tecnico prescelto, Giuseppe Giannini (con cui pure aveva un buon rapporto), non poteva funzionare, fu lui a cambiare e a puntare su Andrea Mandorlini.

Da questo mix di situazioni nacque il Verona che conquistò la B nella bolgia di Salerno, che scalò la classifica cadetta fino a pensare alla A. La semifinale persa con il Varese, pure beffarda, segnò l'ultimo atto della presidenza di Giovanni Martinelli.

Aveva ormai deciso: la salute  non gli consentiva di procedere oltre. Per il bene dell'Hellas, passò la mano. La società venne affidata a Maurizio Setti: "Fidatevi di me, farà bene", assicurò Martinelli di fronte alle perplessità di chi lo vedeva uscire di scena per dare le chiavi del Verona a uno che, allora, nessuno conosceva.

Ha avuto di nuovo ragione lui, rimasto vicepresidente, sempre con quel suo giubbotto pesante a proteggerlo. Ha unito i tifosi, a volte anche infuriandosi con loro, non risparmiando delle parole di fuoco, per poi riappacificarsi in un nuovo, e più forte abbraccio.

Il Verona, con lui, è stato poco business e molto amore. E a noi, a tutti noi, piace che sia così.

Ciao Presidente.

MATTEO FONTANA

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