Non son più i tempi dei 10 a 1. A Verona si fa calcio

Anche in casa Juve l’Hellas rende orgoglioso il popolo gialloblù

di Andrea Spiazzi, @AndreaSpiazzi

Non son più i tempi, come nel gennaio del 2015, di quando si prendevano 10 gol in tre giorni dalla Juventus. Quando la sconfitta andava oltre, diveniva resa senz’armi, disfatta, per poi tradursi in umiliazione cocente.

Il Verona di Juric lo scorso anno perse 2-1 meritando ben altro risultato, e ieri dopo 32 anni ha portato via un punto da Torino, sfoggiando l’orgoglio in una gara fatta di volontà granitica di un pugno di ragazzini, oltre che quella di pochi ma importanti reduci della scorsa stagione, istruiti a meraviglia nella tattica e nello spirito.

Pensando che c’è chi scrive che l’Hellas non alza l’asticella mentre dovrebbe puntare a chissà quale obbiettivo, viene da ridere. Setti lo conosciamo, se si vuole conoscerlo, da abbondanti otto anni. Del suo, pienamente libero di farlo, mai metterà nulla, essendo anche impossibilitato, dato che non è nè cinese, nè americano, nè Percassi.

Dopo un’elargizione di denaro iniziale, sconsiderata in proporzione alle sue possibilità, l’imprenditore carpigiano, trovando chi a costo di un rischio sportivo enorme gli rimise i conti a posto evitando il crack finanziario (Fusco, la squadra in A costruita a costo zero, et cetera), permettendogli di ripartire, si è affidato, anche con fortuna, a gente davvero brava.

Tony D’Amico, anzitutto. L’uomo ombra di Fusco, che ha poi preso le redini e lavorato a suo modo. Giocatori portati e risultati li conosciamo. Ha inoltre il merito, decisivo, di essersi incollato a Juric, facendogli da sparring partner nelle sue sfuriate, e indirizzandolo a più miti consigli quando la goccia del famoso vaso è stata (e tutto sommato è ancora) in arrivo.

I milioni piovuti, e quelli a venire (per Kumbulla l’incasso attuale è di 5 milioni in attesa del prossimo anno) hanno fatto brillare occhi e portafoglio del presidente, che ne ha investiti una quota da molti ritenuta non sufficiente nel mercato “estivo”. Sarà, ma accantonare dei denari in periodo di Covid ci pare cosa saggia, dato che le finanze del calcio potrebbero diventare insufficienti per molti club, con le gare senza pubblico e un rischio sospensione del campionato (e quindi incertezza sui soldi dei diritti tv) che comunque non si può escludere del tutto.

Ancora una volta impressionano i nuovi giovani. Da plasmare, in buona parte, e da “educare” ai ritmi dello spalatino. Ma sembrano scelti da un cecchino. D’Amico strizza un occhio e spara. “Se il Verona cambia giocatori e continua a fare bene vuol dire che ha qualcuno bravo a prenderli” ha detto ieri Piccinini a Sky.

Infine, una frase simbolo che racchiude l’essenza di Ivan Juric, dedicata a Kalinic (bravo anche lui ieri, seppur fuori forma): “Se uno come Kalinic è venuto a Verona sa cosa lo aspetta. Sa che deve calarsi nella realtà della lotta. Io credo che possa trovarsi bene qui. Perché qui si fa calcio“.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy