Una notte d’estate tra Verona e Benevento

Una notte d’estate tra Verona e Benevento

Nel 1984 il debutto in Coppa Italia dell’Hellas . E il Bentegodi scoprì Preben Elkjaer

La partita con il Benevento mi rimanda ad una torrida notte d’estate di tanti anni fa. Era il 22 Agosto del 1984, quando i giallorossi campani vennero a far visita al Verona per la prima giornata della fase a gironi di Coppa Italia che precedeva l’inizio del campionato fissato per il 16 settembre, allorchè l’ospite sarebbe stato nientedimeno che il Napoli di Maradona.

Fu l’estate del ritrovamento nel Canale Reale di Livorno delle tre teste di Modigliani, salvo poi scoprire come si trattasse di una burla in piena regola messa in atto da tre goliardi studenti universitari; fu l’estate del“Figlio Del Vento” Carl Lewis, mattatore assoluto delle olimpiadi di Los Angeles; fu l’estate di Sandy Marton e la sua “People from Ibiza” e del Boss Bruce Springsteen che lanciò un disco cult come “Born in the USA”.

Per quanto mi riguarda, fu soprattutto l’estate dello sbarco a Verona di due giocatori come Hans Peter Briegel e Preben Larsen Elkjaer. Mi ricordo bene il giorno in cui arrivarono all’Hotel Vittoria in Via Adua. Mi misi in sella alla mia Vespa e mi unii al drappello di tifosi che stazionava fuori dall’albergo. Mettemmo ad entrambi la sciarpa gialloblù al collo. Quello fu il nostro benvenuto. La storia è nota: a giugno “Ciccio” Mascetti e il ragionier Rangogni erano stati autori di un clamoroso blitz di mercato durante i campionati d’europa in Francia. In poche ore li  misero entrambi sotto contratto sottraendoli in tal modo alla cupidigia di club dal grande blasone. Briegel, il tedescone, lo conoscevo dagli europei del 1980 e dai mondiali di Spagna di due anni dopo. Meno sapevo del danese Elkjaer, bomber della formazione belga del Lokeren, e protagonista in Oltralpe di un europeo strepitoso.

 C’era molta curiosità quel 22 agosto nel vederli all’opera, nella prima partita ufficiale della stagione. La squadra era già forte, Bagnoli aveva costruito un gruppo solido capace con il bel gioco di stupire e ottenere risultati straordinari: un quarto e un sesto posto nei due primi anni di A, il debutto in Europa, e due finali di Coppa Italia. Quei due innesti avrebbero dovuto fargli fare il definitivo salto di qualità.

 Non andai in curva quella sera: molti amici erano ancora in vacanza, e io ero, da buon rimandato seriale, alle prese con i libri del liceo in vista degli esami di riparazione a Settembre. Presi posto in Est con mio nonno Aldo, autentico malato di Hellassìte e buonanima che mi ha pigmentato il cuore di giallo e di blu. Fummo folgorati sulla via di Copenaghen. Dopo nemmeno un quarto d’ora il Verona stava già in vantaggio 3-0 grazie a due reti da cecchino del vichingo e una di Totò Di Gennaro su rigore. Ma il bello doveva ancora venire: al 35′ vidi Elkjaer raccogliere in area un lungo lancio dalle retrovie; dalla sinistra, dopo aver controllato la palla, fece partire di destro un calibrato interno a giro che andò ad insaccarsi giusto nel sette. Tripletta e gol capolavoro. Ci spellammo le mani dagli applausi. Finì 4-2. Uscendo dallo stadio, pensai che quell’anno il Verona avrebbe fatto grandi cose. Mi sbagliai. Fece di più.

Il Verona 1984-85
Il Verona 1984-85

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