Con l'Ascoli i gialloblù commettono errori gravi e vengono puniti. Squadra distante dalle ambizioni
Meglio farla strillare subito la sirena per questo Verona. Un segnale d'allarme che va oltre la sconfitta con l'Ascoli. Perché la partita la perdi per quello che sprechi, per quello che non hai e non sei. Per sbagli sesquipedali. Ma, soprattutto, perché la squadra che torna in campo dopo aver dominato il primo tempo - che, sì, avrebbe dovuto chiudere con ampio margine di vantaggio, e non con un risicato 1-0, ma questo è il calcio, bellezza -, rientra pensando di averla già vinta.
Di qui i piedi tolti dai pedali, lo spirito svagato. L'atteggiamento flaccido. L'Ascoli ha ribaltato il conto con l'aggressività, strappando palloni, mostrando la tigna che l'Hellas non ha avuto a sufficienza. E dopo ci sono le carenze cui rimediare sul mercato: un altro attaccante è cruciale. Ci vuole un esterno destro per la difesa e, con lui, un centrocampista solido, quadrato.
Va detto con chiarezza che se non si interverrà in questa direzione il Verona non potrà competere per stare in alto.
Senza agitare fantasmi ulteriori, basta questo per dire di quello che non funziona. Già si è scritto: a inizio settembre, quindi tra una manciata di giorni, sapremo che cosa potrà fare l'Hellas in questo campionato. Però non sta nemmeno tutto lì.
La Serie B è tremenda, è un'orda di barbari lanciati a cavallo. Se il modo di stare in campo sarà questo, e addirittura al di là dell'ipotesi auspicata che la rosa riceva i ritocchi necessari, il Verona sarà atteso da altre serate balorde. Ed è proprio per questo che il fatto che la sveglia sia squillata immediatamente è (o può essere...) persino il male minore. Che sempre un male, tuttavia, resta.
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