Il punto tattico sull'Hellas, le scelte di Aglietti, le mosse gialloblù per la finale
Battendo il Pescara, il Verona si è assicurato l’accesso alla finale dei playoff promozione. Ora l’agognato traguardo del ritorno nella massima serie è distante appena due partite.
Non sarà facile avere la meglio del sorprendente Cittadella ma, almeno, i gialloblù hanno mostrato carattere e volontà nella doppia sfida con gli abruzzesi.
Al di là degli aspetti psicologici, Aglietti sembra essere riuscito ad incedere anche sul piano tattico, apportando alcune sostanziali modifiche al piano gara con cui i veronesi hanno affrontato il confronto con gli uomini di Pillon. Cambiamenti che si erano già visti nell’ultimissima fase di stagione regolare, quella appunto che ha visto l’avvento dell’ex attaccante del Verona sulla tolda di comando della squadra scaligera in sostituzione dell’esonerato Fabio Grosso.
Se il modulo di gioco è rimasto invariato (4-3-3) a cambiare rispetto alla precedente gestione tecnica sono stati però i principi di gioco.
Per prima cosa, Aglietti ha cercato di velocizzare la risalita della palla nel passaggio fra la fase di prima costruzione e quella di consolidamento del possesso. Con la palla all’altezza della trequarti avversaria, il giro palla effettuato dalla squadra gialloblù per cercare lo spazio per l’imbucata è ora più veloce.
Accanto a questa maggior velocità nello spostamento del pallone si è notato poi una maggior predisposizione da parte degli interni di centrocampo a garantire superiorità posizionale alle spalle della linea mediana avversaria e una loro miglior attitudine nell’andare a riempire l’area in aiuto della prima punta in situazione di traversone.
In sostanza, il Verona di Aglietti è compagine più orientata alla ricerca della verticalità rispetto a quella più dedita al controllo del pallone presentata dal precedente allenatore.
Novità si sono riscontrate anche nei comportamenti richiesti agli esterni offensivi. Nella partita d’andata col Pescara, in alcune occasioni, si è visto Laribi partire da sinistra ma venire a giocare in zone diverse da quelle di sua competenza mentre Matos manteneva la corsia laterale destra per dare ampiezza da quel lato.
Nella partita di ritorno invece entrambi gli esterni d’attacco del Verona sono rimasti abbastanza larghi per fornire ampiezza al gioco gialloblù e lasciare la zona centrale agli inserimenti delle mezzali.
In generale, il gioco per catene dell’Hellas è sembrato più fluido, co una maggior interazione fra i giocatori. Il fatto di aver riportato Faraoni nella posizione di laterale basso a destra ha certamente contribuito a questa maggior fluidità della fase offensiva del Verona.
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