Il Verona e Mandorlini ancora assieme. E non poteva che essere così

Come i manzoniani Renzo e Lucia, il Verona e Andrea Mandorlini sono arrivati al lieto fine. Un matrimonio senza l’intervento né dei Bravi né del loro mandante, Don Rodrigo. Non ci sono state le titubanze di un anno fa, per quanto la situazione, stavolta, fosse diversa: a maggio scorso Mandorlini era comunque vincolato all’Hellas da un contratto, cosa che non era ora, vista la scadenza dell’accordo in essere il 30 giugno prossimo.
 
A cambiare, però, sono state le condizioni. Il rafforzamento della società e il dialogo crescente con il tecnico, che aveva vissuto con diffidenza il passaggio di mano tra Giovanni Martinelli, presidente-amico, e la proprietà di Maurizio Setti, maggiormente manageriale, strutturata in modo tale da definire le singole competenze in base alle funzioni. L’allenatore fa l’allenatore, il direttore sportivo fa il direttore sportivo, il patron fa il patron. C’è voluto del tempo, una stagione di rodaggio (e comunque vincente, chiusa con la promozione in A), ma il ghiaccio si è sciolto.
 
L’effetto è stato, un campionato sontuoso, con la salvezza raggiunta a marzo, l’Europa lambita – il rimpianto è legittimo per alcuni aspetti, ma è un fastidio lieve –, momenti e partite dai contorni epici: il 2-1 del debutto al Milan, 3-2 al Parma col sorpasso all’ultima curva, il 2-2 sul filo del gong con la Juventus, il ritorno al successo nel derby con il Chievo, andando in ordine sparso. In più, i gol di Luca Toni, l’estro di Juancito Iturbe, e prima le geometrie di Jorginho, ceduto a gennaio. Poi, la lucida corsa dell’inesauribile Romulo, il temperamento della vecchia guardia.
 
Sono queste le fondamenta da cui ripartirà il Verona insieme a Mandorlini. Qualcuno andrà via, ma ci sarà la possibilità di fare abbondantemente cassa. Il calcio-business di oggi non permette di affezionarsi troppo ai giocatori, bisogna goderseli in un carpe diem pallonaro. Vale per l’Hellas,  ma in generale per tutto il calcio italiano, declinante sul piano del danaro in un paese in crisi. All’estero gira moneta, il mondo è cambiato e serve accettarlo con una sorta di fatalismo che non sia stolto.
 
Si annunciano i primi tepori di un’estate che sarà lunga e calda. Tra un paio di mesi si tornerà a fare sul serio. Non vediamo l’ora.
 
MATTEO FONTANA

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