Dopo Napoli, no ai processi ma sì a un'analisi obiettiva su un Verona che si è fermato
A scuola detestavo la matematica. La trovavo inutile e urticante, zero fantasia e freddi numeri. Quando lo facevo notare, chi mi stava vicino mi raccomandava: “Applicati, perché nella vita ti servirà”.
Consiglio utilissimo, da mettere in pratica per capire che cosa non vada in questo Verona. Allora: 9 gol subiti in due partite, 14 in totale in otto turni. Reti fatte, pure 9. Siglate su azione dagli attaccanti, le due di Nico Lopez, subentrante tanto bravo quanto sfortunato, visto l’impiego ridotto.
Punti, 11. E questa è la grande nota lieta dell’Hellas, che si piazza, per adesso, in un tranquillo metà classifica. Attenzione a non farsi prendere, allora, da due impulsi: quello di scatenare un processo. E al tempo stesso, proprio per non volerlo aprire, non ricorrere a delle considerazioni critiche su quello che non va.
Rispetto alla stagione passata, nello stesso lasso di gare, il Verona ha preso più gol: 14, appunto, contro 12. E la difesa gialloblù, a fine campionato, fu la terza più battuta della Serie A. Reti fatte, 16. Poco meno del doppio di quelle attuali. Luca Toni era già a quota 3. Ora ne ha realizzata una sola, su rigore, con il Palermo. Ed è vero che avrebbe potuto segnarne di più, ma è altrettanto chiaro che i rifornimenti non sono solerti e frequenti come in passato.
Mettete insieme tutte queste tessere e il mosaico che comporrete potrà dare ad ognuno di voi una risposta. Che non è univoca (Mandorlini sì, Mandorlini no. Mercato azzeccato, mercato sbagliato. Giocatori di qualità, giocatori senza qualità). Tutto ha ragion d’essere e va letto con lucidità e senza pregiudiziali.
Quel che conta è uscire da una galleria in cui il Verona si è gettato a fari spenti. Accendeteli alla svelta, grazie.
MATTEO FONTANA
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