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Pagelle, Dawidowicz è mitico, Tameze insostituibile. Simeone gol e lotta

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Barak, Caprari e Casale ok, bene Gunter, male Bessa e Kalinic

Matteo Fontana

MONTIPÒ 6

Il tiro di Di Lorenzo che dà il pareggio al Napoli lo beffa, il pallone gli scappa via sotto le gambe. Un’incertezza cui pone rimedio con una prova di grande attenzione, con una parata complicata su Insigne, sempre concentrato, bravo nel guidare la difesa

 

DAWIDOWICZ 7,5

L’incrocio con Insigne è dei più difficili. Non soltanto limite il diretto rivale, ma tiene lontano dalla porta ogni pericolo, se serve usando modi spicci, ossia spazzando senza badare alla forma. Conta la sostanza, e lui ne è un’espressione forte e chiara. Sempre più decisivo dietro: mitico.

 

GUNTER 7

Partita che va in continuità con quella con la Juventus. Osimhen è un attaccante straordinario, capace di andare a tutto gas negli spazi larghi come di destreggiarsi con tecnica sublime nello stretto. Togliergli per intero le qualità che ha è impensabile, così occorre muoversi con intelligenza: esattamente quello che fa, finché, prima dello sprint finale, non gli tocca uscire acciaccato.

 

CECCHERINI 6,5

Prestazione accorta, concede poco, è un vigile che stacca multe ai giocatori del Napoli che tentano di accelerare superando la velocità consentita dalla linea dell’Hellas. Il Verona è un muro dietro, di cemento lui ne mette tanto.

 

FARAONI 6,5

Gioca con esperienza, non allungandosi in attacco e, piuttosto, mantenendosi saldo sulla corsia destra, quella in cui il Napoli non passa quasi mai. Al Maradona un suo gol aveva fatto piangere gli azzurri, a maggio. Qualche mese dopo non sorridono ancora.

 

TAMEZE 7

Il centrocampo del Napoli è di qualità mondiale, lo fronteggia con tenacia, coraggio e sagacia tattica. In questo momento è da considerare insostituibile per il gioco del Verona, per come sa supportare Veloso, per l’equilibrio che dà in entrambe le fasi. Pietra miliare.

 

VELOSO 6,5

Gestisce palla con abilità, dando i tempi di gioco alla manovra dell’Hellas. Nel secondo tempo ha un leggero rallentamento, ma non si smarrisce. Prende il timone della squadra e la conduce verso il meritato porto sicuro.

 

CASALE 6,5

Schierato sulla fascia sinistra per supplire all’assenza di Lazovic, fa blocco sulla sua corsia senza rinunciare a spingere. Si propone in maniera efficace soprattutto nel primo tratto di gara, dopo si mette necessariamente più dietro. Politano lo salta una volta sola. Crescita sempre più evidente come personalità e tenuta.

 

BARAK 7

Gioca da regista offensivo, dai suoi piedi partono le azioni più incisive del Verona. Serve a Simeone l’assist dell’1-0, tutte le occasioni migliori per l’Hellas le crea lui. Peccato che “strozzi” il tiro che potrebbe riportare avanti i gialloblù, con il pallone che si accomoda tra le braccia di Ospina.

 

CAPRARI 6,5

Si muove lungo l’intero arco d’attacco, duetta con Simeone, la difesa del Napoli lo tallona con più di qualche imbarazzo. Nel momento in cui la pressione aumenta riceve meno palloni giocabili. Aiuta, e lo fa bene, anche in copertura.

 

SIMEONE 7

 

Colpisce di nuovo, ed è un altro gran gol: eccezionale l’anticipo sull’ex Rrahmani per il vantaggio del Verona. Sono nove le sue reti. Lotta metro su metro, con generosità, spirito battagliero, furore agonistico. Non è stato convocato da Scaloni, ct dell’Argentina, ma non si preoccupi: presto lo chiamerà. Intanto la sua nazionale è l’Hellas.

 

LASAGNA 6

Approccio determinato, contributo prezioso alla causa.

 

MAGNANI 6

Nel bunker finale è uno sceriffo in area di rigore.

 

BESSA 4

Due ammonizioni “gratuite” nel giro di pochi minuti. Errori che rischiano di compromettere le fatiche e l’impegno della squadra.

 

KALINIC 4

Vedi sopra. Male.

 

 

TUDOR 7

Il Verona non è “soltanto” una squadra che sa sempre colpire. Da qualche settimana i gol fatti non vanno in rima con quelli subiti. Perde Lazovic a poche ore dalla partita, inserisce dal lato scoperto Casale e la scelta è giusta, come molte altre. Così grande ed efficace è il suo impatto da pensare che non si vedesse qualcosa del genere dalla scena finale di “Bulldozer”, quella in cui Bud Spencer ritorna in campo a distanza di anni dal suo ritiro dal football americano e spazza via gli avversari trascinando la squadra verso la meta, segnata facendo scoppiare il pallone.